Il Tar respinge i ricorsi contro la discarica per amianto della Smi

Il Tribunale amministrativo  sezione staccata di Pescara, il 24 marzo 2011 e depositata oggi,  ha dichiarato inammissibile il ricorso ed ha respinto i relativi motivi aggiunti, proposti dagli avvocati Elvira Sarchese e Claudio Verini, contro la Regione Abruzzo, la Provincia di Chieti e il Comune di Ortona e nei confronti della Società Meridionale Inerti S.M.I., difesa dagli avvocati Sandro Pelillo, Angelo Raffaele Pelillo e Carlo Sgrignuoli. La decisione dei giudici amministrativi della prima sezione (Umberto Zuballi, presidente: Michele Eliantonio, Consigliere; Luigi Ranalli, Consigliere, Estensore) è scaturita dopo l’esame della documentazione prodotta in merito alla discarica di Taverna Alta di Ortona, della Smi, di cui è proprietaria la famiglia Marrollo. Si tratta di un impianto di ‘tipo A’ per rifiuti speciali inerenti, compreso quelli contenenti amianto e tra l’altro l’unica presente in Abruzzo. Il tribunale, nelle 20 pagine della sentenza, ha ricostruito i passaggi fondamentali della questione, partendo dal rilascio dell’autorizzazione da parte della Regione ( 1.4.2001 n.45) alla Società Meridionale Inerti,  al procedimento di adeguamento conseguentemente alla entrata in vigore di nuove normative in tema di smaltimento dell’amianto del 2003, alla decisione, spontanea, della Smi, che aveva sospeso l’attività in attesa dell’autorizzazione della Regione alla luce dell’adeguamento, arrivata dopo ben 5 anni d’attesa, il 15 luglio scorso e i ricorsi contro le autorizzazioni, rigettati.

La discarica, come si sa, da tempo è al centro di un braccio di ferro tra amministrazione comunale di Ortona e associazioni ambientaliste e movimenti di cittadini che, in un primo momento,  ne avevano sollecitato la realizzazione. Con la decisione del collegio pescarese,  la questione ora va vista sotto altra luce. L’impianto di 41500 metri quadri, passato da impianto di 2^ categoria – Tipo A, a discarica per rifiuti, ha una capacità ricettiva di 245.000 metri cubi, di cui 80mila destinati allo smaltimento Rifiuti Contenenti Amianto. Nella discarica dovrebbero essere smaltiti rifiuti inerti non pericolosi contenenti amianto legato in matrice cementizia. Sorge su una precedente cava di ghiaia per la produzione di calcestruzzo – proprio da lì infatti fu prelevato materiale per la costruzione del porto di Ortona –, ed era stato realizzato su espressa sollecitazione delle amministrazioni comunali e autorizzato con provvedimento regionale, nell’11 Aprile 2001. Favorevoli si erano pronunciate WWF e Comitato pro Ortona. La SMI, ovviamente, prim’ancora di iniziare, sottopose il progetto ad analisi e valutazioni approfondite nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, e ricevette parere favorevole: non fu riscontrato alcun effetto negativo sulla zona circostante causato dalla presenza della discarica. Nell’impianto si smaltivano sia i rifiuti inerti, che amianto precompresso, volgarmente conosciuto come eternit. In altre parole, dagli accertamenti ai quali fu sottoposta, la discarica, durante l’esercizio dell’attività – smaltì 19000 metri cubi di materiale –, non ha mai rappresentato alcun pericolo per l’ambiente circostante, per l’agricoltura della zona e per la salute dei residenti. Gli stessi giudici pescaresi nella sentenza affermano che “per quanto riguarda l’abitato circostanze, la presenza di fiumi o torrenti o di zone protette, coltivazioni in atto, la necessità di una bonifica o di una particolare modalità di stoccaggio dei rifiuti, si tratta di elementi che debbono essere, più correttamente, esaminati e risolti proprio dallo studio di impatto ambientale ed i suddetti aspetti sono stati pur sempre oggetto di esame nello studio redatto dalla S.M.I., come si deduce dalla copia in atti, e, quindi, è su di esso che doveva pronunciarsi il Comitato regionale per la v.i.a., senza affatto dover esperire una propria autonoma e distinta istruttoria tecnica. Anche questo ultimo motivo di gravame è, dunque, infondato ed i motivi aggiunti vanno, di conseguenza, respinti, restando assorbito l’esame dell’eccezione di carenza di legittimazione attiva sollevata dalle difese della società controinteressata e della Regione Abruzzo”.