Lavoro, a Lanciano lo sciopero generale in difesa dell’occupazione

Saranno le lavoratrici della Golden Lady ad aprire il corteo per del 6 maggio in occasione dello sciopero generale provinciale di 8 ore, che si terrà a Lanciano, e proclamato dalla Cgil. Sono previsti 3000 lavoratori nel capoluogo frentano, provenienti da ogni parte della provincia di Chieti, da quelle realtà che hanno subito forti ripercussioni a causa della crisi. Tra il 2009 e 2010 sono stati 14,570 i posti di lavoro persi in quella che viene considerata la più importante area industriale del centro su d’Italia e, secondo le stime della Cgil, nel 2001 altri 2500 persone potrebbero restare senza occupazione. Dati che spiegano il perché lo sciopero si tiene a Lanciano. Le modalità  della manifestazione sono state spiegate stamattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Nicola Di Matteo, segretario regionale Fiom, Michele Marchioli segretario provinciale Cgil, Marco Di Rocco, segretario generale di Chieti della Fiom e Davide Labbrozzi, segretario provinciale della Fiom. Oltre a Lanciano, altri cortei sono stati organizzati a Sulmona, Teramo e Pescara. “La manifestazione è aperta a tutti i lavoratori – ha detto Di Rocco -. Per il prossimo 6 maggio ci auguriamo una convergenza di tutte le forze sindacali sulle protesta che abbiamo organizzato e spiegata in 12 punti, proposte concrete per il lavoro e per il Paese”. Di Rocco ha spiegato anche come si snoderà il corteo, che prenderà il via alle 9:30, da piazzale Sant’Antonio e si snoderà poi su Viale rimembranze, via Luigi de Crecchio, corso Bandiera, corso Trento e Trieste e Piazzale della Stazione, dove si concluderà con gli interventi dei delegati e del Segretario Generale Nazionale della Cgil Trasporti, Franco Nasso. Di Rocco ha colto l’occasione per rivolgere un appello alla collaborazione alla cittadinanza per lasciare sgombre le strade interessate allo sciopero.

Tocca poi a Marchioli illustrare la situazione in Provincia di Chieti e il quadro che ne viene fuori non è assolutamente tranquillo. Parte da Ortona, dove ha chiuso la Sambutensili e 32 aziende dell’indotto dell’industria petrolifera (circa 1000 occupati) attraversano un momento molto delicato. C’è poi la crisi della Alimonti. Non va certo meglio in Val Sinello, dove la crisi ha colpito particolarmente le donne lavoratrici. Un’azienda su tutte, la Golden Lady. “382 dipendenti, dal 4 aprile scorso son in cassa integrazione in deroga e ci resteranno per 8 mesi. La maggior parte di loro sono donne e questo può essere raffigurato come un doppio danno. I tentati di riconversione industriale sono al momento fermi – dice Marchioli, spiegando a che punto sono i progetti per salvare l’occupazione. Si lavora per fare in modo che in quegli stabilimenti possano essere prodotti pannelli solari. Poi prosegue nella sua esposizione: “Oltre alla Golden Lady, c’è la gravissima situazione della Robotek e della Tecnolamiere, alla quale si è aggiunta anche quella della fabbrica di pantaloni Canali. Una valle che rischia di perdere 500 posti di lavoro. Nella Valle del Trigno la situazione è di equilibrio instabile: la Denso risente della situazione giapponese  del dopo terremoto e qualche azienda dell’indotto inizia a soffrire. Può darsi che la qualche lavorazione dal Giappone venga trasferita qui, ma non è scontato”. Infine la Val di Sangro, dove le attenzioni sono tutte rivolte alla Sevel. Ma lo sguardo viene lanciato anche sulla sanità, dove ogni anno ci sono 400 uscite non rimpiazzate “a scapito della prestazione dei servizi agli utenti”, sugli incidenti sul lavoro che “nonostante la drastica riduzione dell’occupazione ha conosciuto una leggera flessione. Vittime la cui età media è di 39 anni”. Per Marchioli questi dati vanno spiegati con i ritmi di lavoro, che sono invece saliti, e il ricorso al lavoro nero. “Non si combatte energicamente come ci attenderebbe l’evasione fiscale. In questa provincia molti giovani, soprattutto ricercatori vanno via e questa è gravissima perdita non solo per il mondo della ricerca, che ne subisce maggiormente le ripercussioni, ma non si perdono potenzialità per il futuro”.

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