Mobilitazione contro l’espulsione di Giorgio La Malfa dal Pri

“Sono una repubblicana jure sanguinis, per diritto di nascita. Sono nata da genitori repubblicani, come tanti altri di noi. L’appartenenza al P.R.I, infatti, può essere  valutata come la cittadinanza italiana, che, come lei ben sa ed a differenza degli Stati c.d. giovani, si acquista al momento della nascita da genitori italiani. Nessun altro partito italiano vanta il susseguirsi delle generazioni, anche perché nessun altro partito è sopravvissuto con la propria identità nel terzo millennio. I nostri padri hanno speso la vita per il Partito, nei molti modi possibili, e soltanto con il loro esempio, lasciandoci un’eredità morale che fa invidia a tutti, hanno generato e cresciuto figli che li hanno ammirati in vita e li venerano in morte. Giorgio La Malfa è uno di noi”.

Inizia così la lettera aperta che Daniela Memmo, ha scritto al segretario del Partito Repubblicano Italiano, Francesco Nucara per “manifestare il suo dissenso rispetto alla espulsione di Giorgio La Malfa, deliberata dal Collegio dei Probiviri in data 9 maggio 2011”. Tra i tanti interventi di solidarietà che da tutta Italia sono arrivati a sostegno di La Malfa, abbiamo scelto di pubblicare l’intervento del Professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche “Antonio Cicu” della Facoltà di Giurisprudenza di Bologna. Non solo perché la docente è abruzzese, soprattutto per il suo cognome, che rappresenta la storia dei repubblicani nella nostra regione. Una storia scritta da Francesco Paolo Memmo, come politico e amministratore a Lanciano e in Regione.

“Scrivo questa  lettera in prima persona, ma anche a nome di tanti amici che vogliono manifestare il proprio dissenso rispetto alla espulsione di Giorgio La Malfa, deliberata dal Collegio dei Probiviri in data 9 maggio 2011. Senza entrare nel merito della delibera di espulsione, che sarà il diretto interessato a valutare in tutti i suoi profili giuridico-formali, mi colloco sul piano dei principi e dei valori del PRI, nessuno dei quali è richiamato nella delibera stessa, che di questi principi e valori è priva, come sempre quando bisogna prendere decisioni di natura formale e procedurale. Non esagero se Le dico che per tanti repubblicani l’espulsione di Giorgio La Malfa è sofferta come una ferita profonda e lacerante, perché se è vero che lo conosciamo da quando siamo nati, ne testimoniamo la probità, l’impegno appassionato e disinteressato, la dedizione alla causa della sopravvivenza del Partito, è altrettanto vero che lo avremmo voluto meno impetuoso e più “diplomatico”, per non incorrere nella più oltraggiosa sanzione – per causa di disubbidienza – che gli avete comminato. Sona nata cinquantaquattro anni fa, ho seguito con gli occhi dei miei genitori e poi con i miei tutte le vicende del partito, le innumerevoli lotte,i dissidi, i contrasti. Ma ho sempre pensato che ogni repubblicano è un uomo libero, di pensiero e di azione, nel rispetto della dignità umana, dell’uguaglianza e della libertà. Mai però ho pensato o constatato che un vero repubblicano deve essere un uomo ciecamente ubbidiente, seppure alle direttive del vertice del Partito. Noi non ubbidiamo; noi valutiamo, riflettiamo, e cerchiamo di scegliere la via migliore per il progresso del Paese. La soluzione che ciascuno di noi sceglie può essere o meno condivisa, ma viene accettata, come libera manifestazione del pensiero. Illustre Segretario, il Suo impegno al vertice del PRI, avviato al fianco di Giorgio La Malfa, Le fa onore. Confido perciò che voglia riflettere su quanto Le ho scritto e, considerando oltre alla disciplina anche le ragioni della storia e della battaglia repubblicana per il buongoverno, voglia procedere con tutti i mezzi che sono a Sua disposizione alla convocazione di un’assemblea che dia voce a tutte le anime del Partito e che rimuova la inaccettabile sanzione della espulsione nei confronti di chi tanto lustro ha dato e dà al PRI in sede nazionale ed internazionale. Perché questo avvenga, a differenza dei tanti amici che in questo momento stanno strappando per rabbia la tessera del Partito, io formalmente gliela chiedo. Viva l’Italia, Viva il Partito Repubblicano Italiano”.

La decisione dei Probiviri del Pri, a nostro parere, sembra esagerata. E’ fuor di dubbio che in un partito democratico i contrasti devono essere ricondotti all’unità e non devo provocare decisioni drastiche. Più di una crisi di identità, crediamo sia una crisi di valori laici, che pure sono nel Dna del partito repubblicano. Valori che oggi sono sempre più ricercati dall’elettorato.

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