Si aggrava la posizione di Salvatore Parolisi

La notizia era nell’aria. Alcuni commenti rilasciati giorni addietro dagli inquirenti avevano aperto la via all’ipotesi che Salvatore Parolisi, potesse essere finire sul registro degli indagati per la morte di Melania Rea. E così è stato. La notizia la si è appresa questa mattina. Per l’uccisione della moglie, la ventinovenne di Somma Vesuviana, scomparsa il 18 aprile a Colle San Marco e ritrovata uccisa il 20 nei boschi del Teramano, Parolisi è ora indagato a piede libero per omicidio volontario. Il caporal maggiore sarà interrogato dagli inquirenti venerdì prossimo ad Ascoli che, finora ha in mano l’inchiesta. Come si sa, non è escluso che questa possa passare a Teramo per competenza territoriale, in quanto l’omicidio e il ritrovamento del cadavere della donna sono avvenuti nel territorio abruzzese. Le perizie finora hanno escluso che la donna sia stata uccisa altrove.

Venerdì, dunque, un primo faccia a faccia con i pm, nella nuova veste di indagato e non più di parte offesa, come nei tre precedenti interrogatori, durati in totale oltre 23 ore. Stando a quanto si è appreso, i magistrati inquirenti aspettano ancora la relazione finale sul doppio esame autoptico che il medico legale Adriano Tagliabracci ha condotto sul cadavere di Melania, e anche alcuni dei risultati degli accertamenti tecnici dei Ris e del Ros. Ma la sensazione è che chi indaga abbia già in mano alcune carte importanti per definire la posizione di Parolisi, e soprattutto una serie di testimonianze che smentiscono il suo racconto sulla presenza con moglie e figlia a Colle San Marco nel primo pomeriggio del 18 aprile, quando la donna sarebbe scomparsa. Intanto la famiglia di Melania Rea si costituisce parte civile nell’inchiesta sull’omicidio della donna. Ieri il fratello Michele è stato ad Ascoli Piceno, per affidare l’incarico all’avv. Mauro Giommi, che domani raccoglierà anche la costituzione in giudizio dei genitori di Melania, Gennaro e Vittoria. I familiari nomineranno anche un consulente medico legale. Nella giornata di ieri, a due mesi esatti dal ritrovamento del cadavere di Melania nel bosco delle Casermette, il fratello e lo zio Rino si sono recati in quel luogo a deporre un mazzo di fiori.

Ma cosa hanno in mano i giudici tanto da iscrivere Parolisi sul registro degli indagati? Innanzitutto bisogna partire dai riscontri seguiti ai racconti del caporal maggiore, dai comportamenti del marito di Melania, alcuni dei quali incomprensibili. Certo, molte sono state frutto di voci, indiscrezioni, alimentate dallo stesso Salvatore. Proprio da una rivalutazione complessiva degli elementi indizianti a carico del vedovo i giudici ascolani, i sostituti procuratori ascolani Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Cinzia Piccioni ed Ettore Picardi, incrociando gli esami medico legali, il traffico delle celle telefoniche, i test sui reperti esaminati dai carabinieri del Ris, le oltre 30 testimonianze verbalizzate fra chi il 18 pomeriggio, giorno della scomparsa di Melania, si trovava a Colle San Marco, hanno ‘avvisato‘ Parolisi. Che al momento è l’unico indagato. Finora. I racconti fatti sembrano voler lontano la verità da chi ha ucciso la donna e sul movente. Probabilmente cambiando la sua posizione, gli inquirenti cercano di dare una svolta alle indagini. Sulla versione online del Corriere della Sera, viene fatto un’altra interessante ipotesi: Melania avrebbe scoperto qualcosa che non avrebbe dovuto sapere, che faceva da contorno all’attività del marito. Il giornale di via Solferino porta all’attenzione i traffici di droga che si sarebbero sviluppati con la missione militare in Afghanistan che, all’improvviso, s’incrociano con le Melania, intenta a salvare il suo matrimonio, che fruga nella vita del suo Salvatore. Lei cerca di scoprire amori clandestini, ma s’imbatte in una storia più grande e pericolosa. “Carmela Melania Rea finisce dentro la rete – si legge su Corsera.it -,qualcuno si accorge di lei, che spia, assume informazioni. Forse lo stesso Salvatore Parolisi avverte la sua presenza indiscreta, ne fa parola con qualcuno, avvisa qualcuno dei suoi commilitoni, sicuramente qualcuno di più alto in grado, chi potrebbe assumere delle decisioni anche senza il consenso del marito. Soltanto con questa logica deduzione, potremmo dare senso alle parole di Salvatore Parolisi nell’immediatezza della morte di Carmela:”Me l’hanno ammazzata,non dovevano farlo.” Parole sconcertanti, quasi Salvatore Parolisi fosse pronto da ore all’ipotesi della morte. Si fionda in caserma, tra i suoi commilitoni e i suoi superiori, cerca di comprendere anche lui i contorni della vicenda. O vuole semplicemente aiuto dai suoi colleghi? Una rete che è interessata ai traffici internazionali di droga con l’Afghanistan, il più grande mercato mondiale dell’eroina. I sintomi di questo virus che è penetrato a fondo nel nostro esercito ci sono tutti,anche gli episodi assurdi di suicidi e morti improvvise”. Corsera.it ha ricordato la morte del tenente colonnello Marco Callegaro, quella del colonnello dei carabinieri Cristiano Congiu. L’eroina nei fucili della Caserma Friguglio, l’operazoine White-snake. Ecco che Carmela Melania Rea diventa un nome in codice,una pedina da eliminare, un testimone forse oculare pericoloso. Carmela Melania Rea diventa il “condor” , una spia che ha tradito, che vuole liberare il messaggio, rendere pubblico ciò che ha scoperto e che secondo lei non è consono alla morale. Carmela Melania Rea diventa una preda da braccare, viene seguita, osservata,si attende il momento migliore, la trappola deve scattare con ogni cautela. Quella tra Carmela Melania Rea e il marito è una partita a scacchi, un braccio di ferro di una coppia che ormai è finita.Carmela Melania Rea è sola, sa che non deve e non può fidarsi di nessuno, perché le sue informazioni sono micidiali, devastanti per chiunque ne venga a conoscenza.In gioco non ci sono le soldatesse dell’amore e del sesso facile, c’è qualcosa di molto più serio. Forse Carmela Melania Rea,cerca conforto e aiuto con un superiore di Salvatore Parolisi, di una persona che ha conosciuto bene nel corso del tempo e che a lei pare incorruttibile. Con lui si incontra, cerca di comprendere, confida quello che conosce, quello che teme per Salvatore Parolisi, come il canovaccio di una sceneggiatura stagionata. La storia è sempre quella. Ma l’alto ufficiale è parte del gruppo,della rete, la osserva,assume le informazioni utili,ma non fa nulla, perché il destino di Carmela Melania Rea è scritto. Il suo diario scompare, come tutti sappiamo. Non c’è dubbio che la principale pista investigativa nella vicenda di Carmela Melania Rea è quella della droga, del traffico di eroina dall’Afghanistan, a cui sono interessati la potente famiglia criminale dei Casalesi. Interessi che invadono le attività militari del nostro Esercito all’estero, ma sopratutto in Afghanistan.

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