Il Governo chiude i piccoli ospedali abruzzesi per decreto legge

Un colpo di mano. Lo definisce così il Gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune”, la  manovra estiva proposta dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nella quale il Governo ribadisce la volontà di ridimensionare i piccoli ospedali abruzzesi, nonostante le recenti sentenze del Tribunale amministrativo.

Lo rende noto in una nota il gruppo consiliare, diffondendo alcune parti della bozza del provvedimento dell’Esecutivo, che sarà in discussione domani alla Camera, che trasforma in una legge dello Stato il programma operativo 2010 (quello bocciato dai TAR) e, dopo avergli modificato l’incarico commissariale, dà 60 giorni a Chiodi per approvare il Piano Sanitario regionale 2011-2012. Insomma, l’ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge: questa è la verità dei fatti di fronte alla quale non ci si può arrendere.

“Questo dimostra ancora una volta la forza delle posizioni espresse da ormai un anno dal gruppo consiliare di centrosinistra “Guardiagrele il bene in comune” che ha condotto una battaglia pionieristica sulla salvaguardia dei piccoli ospedali, aprendo la strada ad un filone che ha fatto scuola anche in Molise e nel Lazio; una forza che, per essere contrastata, ha richiesto addirittura un intervento del governo nazionale”.

Nella bozza emerge che “se vi sono contrasti tra il Piano di rientro e il Programma Operativo da una parte e, dall’altra, norme regionali, il Consiglio regionale, rilevato il contrasto anche su indicazione del commissario, è chiamato ad adottare i provvedimenti necessari entro sessanta giorni. Se non lo fa, interviene il Governo sostituendosi alla regione”. Inoltre, viene riservato un trattamento speciale alla regione Abruzzo “quale evidente effetto delle sentenze con le quali il TAR ha salvato i piccoli ospedali”.

“E’ vero che in poche sciagurate righe si cancellano mesi e mesi di battaglie e si barattano i diritti per i bilanci che certamente non sono in rosso per i piccoli ospedali, ma è altrettanto vero che la guerra non è ancora finita – sostiene il gruppo “Guardiagrele il bene in comune”. Sbaglia, infatti, il Governo se crede di poter liquidare la pratica con la decretazione d’urgenza. Resta aperto il fronte giudiziario anche a seguito dell’appello appena notificato dal commissario, appello che, però, potrebbe anche avere una vita breve se il Consiglio di Stato, alla luce del decreto legge, dovesse dichiarare cessata la materia del contendere visto che il Programma Operativo, come atto amministrativo non esiste più. Comunque sia, annunciamo sin da ora che queste norme saranno immediatamente impugnate davanti alla Corte Costituzionale. Resta, poi, aperto anche il fronte della “lotta” politica. Con una nota inviata la scorsa notte al Presidente Napolitano lo abbiamo invitato a non firmare il decreto legge non solo per salvare il nostro ospedale, ma anche perchè quel provvedimento demolisce in un solo colpo i principi più importanti della Costituzione in tema di autonomie: sussidiarietà e leale collaborazione.

Se anche su questo decreto legge, qualora fosse approvato così come è, il governo dovesse porre la fiducia, è chiaro che i parlamentari abruzzesi che la votassero, assumerebbero di fronte all’intera regione una grave responsabilità. Resta, per ora, l’invito al Governo a stralciare completamente questa parte dal decreto legge con l’invito ad abbandonare la via autoritativa e a rispettare i diritti dei cittadini.

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