Arrestato Salvatore Parolisi

Arrestato SalvatoreParolisi, marito di Carmela Melania Rea la donna scomparsa il 20 aprile scorso nel bosco delle Casermette in provincia di Teramo. Il Caporal Maggiore è accusato dalla Procura di Ascoli di aver ucciso la moglie. Parolisi e’ stato prelevato dalla Caserma Clementi di Ascolidove era tornato a lavorare lo scorso lunedi.

Il gip del Tribunale di Ascoli Carlo Calvaresi, nell’ordinare l’arresto in carcere di Parolisi, si è dichiarato incompetente per territorio, per cui gli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea passano alla Procura di Teramo. È in questa provincia, infatti, che si trova Ripe di Civitella, il luogo dove venne ritrovato il 20 aprile scorso il cadavere della donna. Calvaresi, nelle 90 pagine dell’ordinanza, ha condiviso l’operato del pool dei magistrati di Ascoli, che hanno chiesto l’arresto nonostante i risultati dell’autopsia e dello studio degli schizzi di sangue (Bto) abbiano stabilito con certezza che Melania Rea è stata uccisa nel luogo dove è stato ritrovata morta, al Bosco delle Casermette, appunto, in territorio abruzzese.

Parolisi è stato trasferito nel carcere di Marina del Tronto, nella periferia di Ascoli Piceno. Le accuse per lui sono di l’omicidio volontario della moglie, aggravato da vincoli di parentela e crudeltà. Domani è previsto l’interrogatorio di garanzia a tutela dell’indagato, ma la procura ascolana non ha escluso che l’uomo possa essere sentito già in serata. Dalle notizie trapelate sull’autopsia firmata dai professori Adriano Tagliabracci e Sabina Canestrai emerge un dettaglio importante che sembra smentire uno degli elementi portati dai legali di Parolisi: la ricerca di tracce biologiche sul corpo e sulle ferite, vitali e post-mortali, si legge nel testo, “non ha consentito di rilevare profili genetici estranei oltre a quello di Salvatore Parolisi, le cui tracce biologiche sono state rinvenute nei tamponi della regione labiale e dell’arcata dentaria”. Dunque, nessuna traccia di dna femminile sotto le unghie, come avevano affermato i difensori del caporalmaggiore e che aveva  spinto gli avvocati ad affermare che Melania fosse stata uccisa da una donna.

Ma ci sono altri particolari sul delitto per i magistrati ascolani, che hanno chiesto l’arresto di Parolisi e riguardano il movente. Per Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Ettore Picardi e Cinzia Piccioni, potrebbe essere stata la relazione che Parolisi aveva con una soldatessa, Ludovica, conosciuta durante un corso di addestramento. Sono stati ritenuti importanti i messaggi scambiati su Facebook da Salvatore attraverso con l’avatar ‘Vecio alpino’, precipitosamente cancellato il 19 aprile, all’indomani della scomparsa della moglie. Messaggi che sono stati recuperati grazie a una rogatoria internazionale e dai quali si percepirebbe la pressione che Ludovica faceva su Salvatore affinché lasciasse sua moglie per dedicarsi esclusivamente a lei. La conferma arriva con quanto accertato: il 23 aprile, a Pasqua, Parolisi sarebbe dovuto andare a Roma per conoscere i genitori di Ludovica, che nel frattempo gli avevano già prenotato una stanza d’albergo. Quel giorno il marito di Melania si sarebbe dovuto presentare dall’amante già con la notizia che aveva lasciato la moglie. Nell’ordinanza del gip si evidenzia anche il comportamento dell’uomo dopo la scomparsa di Melania, che, invece di partecipare alle ricerche, si sarebbe invece preoccupato di cancellare subito il profilo su Facebook col quale chattava con Ludovica. Il caporalmaggiore è anche caduto in contraddizione sul riconoscimento del luogo in cui è stata ritrovata Melania, dicendo prima di averlo identificato da alcune foto riprese dal telefonino da un agente di polizia penitenziaria – che non le ha mai scattate – e dopo di averle invece viste sui giornali. Secondo i magistrati ascolani, Parolisi avrebbe potuto inquinare le prove e reiterare il reato: da qui la richiesta di custodia in carcere. Ad inchiodare il caporalmaggiore, secondo quanto si legge nell’ordinanza, sono stati proprio i risultati dell’autopsia effettuata dai medici legali, che hanno stabilito che Melania è stata uccisa proprio nel lasso di tempo in cui il marito dice che si trovava con Melania e la figlioletta a colle San Marco. Parolisi e la moglie uscirono dalla loro casa a Folignano tra le 14 e le 14.20 e lui ricomparve con la bambina, ma senza Melania, al pianoro intorno alle 15.30. Proprio in questo spazio temporale i medici legali hanno collocato la morte della donna, avvenuta al Bosco delle Casermette come hanno stabilito l’autopsia e lo studio delle tracce di sangue ritrovate.

Nell’ultima mail mandato a un giornalista che Tgcom pubblica in esclusiva, Salvatore Parolisi si difende. “In questi momenti di grande preoccupazione io grido la mia innocenza. Sono sereno con la mia coscienza. Nulla ho fatto” scrive concitato il caporalmaggiore arrestato per l’omicidio della Melania. “Io amavo mia moglie e provo un grande dolore e sono il primo a chiedere giustizia” continua. E su Vittoria: “Mia figlia è tutta la mia famiglia”.

Salvatore Parolisi ha inviato l’ultimo messaggio a un suo amico giornalista poche ore prima del suo arresto. Ecco il testo:

“In questi momenti di grande preoccupazione io grido la mia innocenza. Sono sereno con la mia coscienza. Nulla ho fatto. Io amavo mia moglie e provo un grande dolore e sono il primo a chiedere giustizia. Che si scopra la verità e che chi è responsabile di questo feroce delitto paghi la sua pesantissima colpa. Io ho una sola speranza e per questa speranza combatterò tutte le battaglie che saranno necessarie. Per la giustizia e per far crescere mia figlia accanto a me dandole affetto: sia il mio, che quello della madre, la cui perdita è enorme per me e per mia figlia. Mia figlia è tutta la mia famiglia”.

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