Rifondazione critica la Fiom per l’accordo siglato con la Sevel. Vertice in Provincia di Chieti sulla Cosmetal

Rifondazione Comunista critica i recenti accordi sindacali sottoscritti alla Honda e alla Sevel di Atessa. Sono Marco Fars e Riccardo Di Gregorio, rispettivamente segretario regionale e provinciale di Chieti, a esprimere la posizione del partito: “Apprendiamo che in due dei principali stabilimenti abruzzesi, la Honda Italia e la Sevel – affermano – vengono rimessi in discussione elementari principi di tutela dei diritti e delle condizioni di lavoro. Con la firma di Fiom, Fim e Uilm, alla Honda viene stabilito che la precarietà è la soluzione per risolvere la crisi. Su questo principio i sindacati hanno accettato che si può essere precari per oltre 7 anni prima di essere stabilizzati, raddoppiando i limiti previsti dal Contratto Collettivo che prevede un massimo di 44 mesi per i contratti precari. Allo stesso tempo viene introdotto l’affitto dei lavoratori, che l’azienda potrà usare quando vuole e dei quali potrà sbarazzarsi quando vuole, solo in base all’utilità aziendale. Si tratta di un’intesa che non può essere accettata, perché da una parte stabilisce la mercificazione dei precari, e dall’altra abbassa le tutele dei lavoratori stabili perché accentua la competizione dei lavoratori stessi. Sono le deroghe al contratto collettivo che l’azienda voleva. Ci stupisce che la Fiom territoriale abbia firmato questo tipo di intesa alla Honda, visto che a livello nazionale sta conducendo una dura battaglia contro l’accordo del 28 giugno che permette accordi in deroga al contratto nazionale. Intanto alla Sevel – proseguono – si inserisce il modello ‘Ergo-Uas’ quale sistema per organizzare il lavoro. Sappiamo che si tratta di una sperimentazione, ma questo non ci rende tranquilli rispetto alla salute dei lavoratori che lo subiranno. E’ bene precisare infatti che l”Ergo-Uas’ è un modello organizzativo che ha quale unica validazione quella della stessa Fiat, che ha interesse ad applicarlo per aumentare i ritmi di lavoro. Un modello la cui sperimentazione e’ stata imposta allo stabilimento Sata di Melfi da diversi anni, che nel frattempo ha accresciuto i rischi di malattie professionali. A Pomigliano e Mirafiori era contenuto nell’accordo che è stato sottoposto al referendum che la Fiom ha definito un ricatto. Invece alla Sevel quello stesso modello viene accettato anche dalla Fiom territoriale, quando la stessa aveva più volte, giustamente, rivendicato l’alleggerimento dei carichi e dei ritmi di lavoro.Invitiamo la Fiom, che da sempre sostiene la democrazia in fabbrica, a discutere a fondo tale scelta dando la parola a chi sta sulla linea di produzione”.

In Provincia di Chieti si è tenuto un incontro per fare il punto sulla vertenza della Cosmetal di Miglianico, dove come è noto l’attività è ferma ormai da 7 mesi e i 70 lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale della durata di 12 mesi a decorrere dal 3 gennaio 2011. Alla riunione hanno preso parte il liquidatore, tutti i lavoratori, i rappresentanti sindacali e i rappresentati del 50% della Società. “La Provincia continuerà a fare fino in fondo la sua parte, al di là delle competenze istituzionali che sono ben definite e che sono relative agli ammortizzatori sociali, e per quanto ci riguarda solleciteremo gli imprenditori affinché possano interessarsi, almeno in questa fase, a rilevare il ramo d’azienda che sembra avere un mercato, ovvero quello delle scaffalature – hanno detto il Presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio e l’Assessore al lavoro Daniele D’Amario -. Stiamo parlando di un marchio storico di questa provincia ma soprattutto di un prodotto di qualità e di un mercato che, nonostante sette mesi di inattività aziendale, continua a richiedere scaffalature Cosmetal, a ulteriore dimostrazione della qualità della produzione – hanno sottolineato il Presidente Di Giuseppantonio e l’assessore D’Amario. Una richiesta che purtroppo attualmente non trova sbocchi per una crisi che è tutta interna ai soci di Cosmetal e che ha paralizzato ogni attività dell’azienda. Di qui il nostro appello accorato agli imprenditori, abruzzesi e non, affinché vogliano investire su un settore che dimostra di aver un mercato, con un’operazione che potrebbe salvare almeno la metà dei posti di lavoro oggi in pericolo, un marchio importante e un insediamento produttivo che ha garantito una vita dignitosa a tante famiglie della Val di Foro”.

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