Mostra di cartoline a Fossacesia, messaggi d’un tempo in bianco e nero

 

Dal 3 al 10 agosto, presso la Sala Bianca di Palazzo Mayer in via Polidori a Fossacesia, si svolgerà un’interessante mostra di cartoline in bianco e nero e acquerellate degli anni ’50 e ’60, curata da Gianfranco Natale con il patrocinio dell’associazione culturale “Itaca”, dal titolo “Saluti da Fossacesia”. Abbiamo chiesto all’autore della mostra il perché di questa iniziativa.

«Le cartoline paesaggistiche d’epoca del regionalismo italiano sono una delle più comuni e affermate tematiche del collezionismo – spiega Natale. – Chi non ha mai scritto cartoline durante le vacanze? Almeno prima dell’arrivo dei telefoni cellulari e delle fotocamere digitali. A distanza di tempo queste foto assumono un fascino tutto particolare e ci testimoniano il cambiamento dei luoghi. Gli edifici, l’abbigliamento delle persone, le auto e tanti altri piccoli particolari ci ricordano che gli anni sono passati e la nostalgia prende il sopravvento. La cartolina postale, concepita per la spedizione di messaggi brevi in sostituzione delle più costose lettere, fu introdotta nella seconda metà dell’Ottocento. Le prime cartoline erano decisamente disadorne, ma presto comparvero anche quelle illustrate. La cartolina postale si configurò all’inizio come intero postale, cioè un cartoncino pre-affrancato, la cui produzione era consentita solo all’amministrazione postale. Più tardi fu autorizzata anche la produzione privata che ebbe una diffusione enorme. Dal momento che le cartoline prodotte per la località di Fossacesia sono ormai un numero considerevole, è stato necessario scegliere dei criteri per rendere più fruibile la mostra.

A quale epoca risalgono le cartoline in mostra?

Le cartoline esposte risalgono agli anni ’50 e ’60, né antiche né recenti, rientrando quindi nella memoria della maggior parte dei fossacesiani. Dal punto di vista del collezionismo, rientrano in una ben precisa tipologia. Si tratta di cartoline cosiddette di “formato grande”, circa 10 cm x 15 cm, e “lucide”, in quanto classificate sul recto, per distinguerle da quelle più antiche, opache e di “formato piccolo”. Nella mostra non sono esposte cartoline originali ma riproduzioni fotografiche non era il classico 35 mm. I negativi avevano di solito un formato di cm 8,20 x 5,70 che consentiva stampe di alta qualità. Una tecnica utilizzata era la fototipia. Sul recto la cartolina presenta di solito una veduta unica a tutto campo, cioè senza cornice. Altre volte compaiono più vedute diversamente disposte (le cosiddette “vedutine”), soprattutto nelle cartoline “Saluti da Fossacesia”. E’ detta “animata” una cartolina che raffigura una scena con persone: queste cartolina hanno un valore storico e commerciale maggiore in quanto documentano un vero e proprio spaccato della vita di un paese, con particolari spesso unici, come una commemorazione, il volto delle persone, l’abbigliamento, gli accessori. La didascalia dell’immagine compare più spesso sulla foto stessa, di solito in basso (a destra o a sinistra). Il carattere più frequentemente utilizzato è il Brush Script MT, colore bianco. La maggior parte delle cartoline esposte sono in bianco e nero. Il quel periodo, infatti, le foto si realizzavano in bianco e nero: il colore era un lusso e avrebbe comportato costi troppo alti. Oggi quelle immagini in bianco e nero ci restituiscono una grande suggestione artistica. Prima, però, di giungere alle cartoline a colori vere e proprie, si diffuse ad un certo punto la tecnica della cartolina “acquerellata”. Questa tecnica, già in uso da tempo per abbellire le cartoline di “formato piccolo”, consisteva nel colorare a mano un’immagine in bianco e nero. Per questa ragione ogni cartolina era un pezzo unico. Il risultato dipendeva dall’abilità dell’operatore, di solito donne. Se non era un grosso problema colorare il cielo, il mare e la vegetazione, per gli altri particolari ( un’auto, un vestito, la facciata di una casa) bisognava immaginare i colori con molta fantasia e senso artistico. Se da un lato questi finti colori creavano degli orrori, dall’altro si potevano ammirare dei veri capolavori. I committenti delle cartoline sono spesso i gestori di pubblici esercizi, in particolare rivendite di Sali e tabacchi, negozi, bar, ristoranti.

Che cosa raffigurano le cartoline esposte?

Le cartoline riproducono immagini della località in cui si trova il committente o pubblicizzano l’esercizio del committente. In alcune cartoline compare il numero di serie: questo particolare permette di ricostruire un’intera serie coeva di scatti fotografici. Poiché negli anni ’50 e ’60 le automobili erano ancora poche, a volte quella del fotografo chiamato a fare il servizio era messa in bella mostra affinché impreziosisse la foto e desse un tocco di modernità. Una cartolina con la stessa immagine poteva essere prodotta per committenti diversi e poteva essere anche ristampata o riedita con diciture diverse dallo stesso committente. A volte la prima edizione era in bianco e nero, mentre la seconda era acquerellata. Se la cartolina è viaggiata, sul verso si evincono altre interessanti informazioni: francobollo, il timbro postale, il destinatario, il messaggio del mittente che può contenere notizie interessanti sul luogo visitato. La cartolina non è quindi solo la testimonianza di un viaggio, ma è anche un documento storico (e postale, in particolare) a tutti gli effetti».

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