Parolisi non risponde nemmeno al Gip di Teramo

È durato poco meno di mezzora l’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip di Teramo Giovanni Cirillo, nel carcere di Castrogno, a Teramo, di Salvatore Parolisi, indagato per l’omicidio della moglie Melania Rea: il caporal maggiore dell’esercito si è avvalso della facoltà di non rispondere come già accaduto dinanzi al precedente Gip, quello ‘incompetente’ per territorio, di Ascoli. All’interrogatorio erano presenti i pm Greta Aloisi e Davide Rosati.

Parolisi, assistito dai suoi avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, dunque, continua a mantenere la sua posizione difensiva. Potrebbe parlare in sede di Tribunale del Riesame, al quale hanno fatto ricorso Biscotti e Gentile. In quella occasione il caporal maggiore potrebbe rompere il silenzio, anche se non si tratterà di un interrogatorio. Parolisi potrebbe  solo rilasciare dichiarazioni spontanee. Una volta presentato il ricorso il tribunale del Riesame dell’Aquila avrà 10 giorni di tempo per decidere.

Emergono altri particolari dalla lettura delle 150 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che il gip di Teramo, Giovanni Cirillo, ha firmato martedì scorso (100 in più del suo collega ascolano).  ha affermato che Parolisi, se fosse stato lasciato libero, avrebbe potuto ancora inquinare le prove. Cirillo sostiene che “sussistono in primo luogo specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini, tuttora in corso, in relazione ad un concreto ed attuale pericolo per l’acquisizione e la genuinità della prova, per le seguenti ragioni: l’indagato ha avvicinato tutti i potenziali testimoni del processo – amici, colleghi, amiche della moglie – invitandoli a non riferire all’autorità giudiziaria fatti e particolari assai importanti per il prosieguo ed il buon esito delle indagini e comunque a tacere i problemi interni alla coppia e le sue relazioni extraconiugali”. Questi fatti sono giudicati “rilevanti quanto al movente del delitto”. Tra i comportamenti del marito di Melania Rea ritenuti negativi dal magistrato teramano, c’é di quello di aver “tentato di occultare il telefono cellulare ‘dedicato”‘ a Ludovica Perrone; con la condotta del vilipendio e del deturpamento del cadavere, posta in essere personalmente o per il tramite di terze persone, Parolisi ha tentato di sviare le indagini conducendole su un binario morto”. Le ulteriori indagini richieste dal gip mirano all’acquisizione dell’esatta dinamica omicidiaria, al movente e alla individuazione di terze persone che abbiano preso parte al delitto, fatto questo che il giudice non esclude.

Per il giudice delle indagini preliminari di Teramo, esiste il pericolo di reiterazione del reato da parte di Parolisi. E’ un altro elemento che va ad aggiungersi al mosaico dei presupposti su cui il giudice ha basato la misura cautelare della custodia in carcere del caporalmaggiore. “Non vi è dubbio – scrive Cirillo nell’ordinanza – che è in atto una situazione potenzialmente e concretamente pericolosa, dove taluno – anche tra i familiari e gli amici di Carmela Rea e proprio in relazione alla morte di costei – si dovesse porre in contrasto con l’indagato, così creando i presupposti per nuovi fatti di sangue”. La procura di Teramo ravvisa il movente dell’omicidio “nell’impellente esigenza di risolvere l’insostenibile conflitto creatosi tra le due vite parallele (quella con Melania e Ludovica ndr) che avrebbe generato un corto circuito che lo avrebbe indotto a sopprimere fisicamente la propria consorte”. Per il giudice, gli indizi di colpevolezza su Salvatore Parolisi ci sono tutti. Ma anche per  anche per un “segreto inconfessabile” custodito da Melania che avrebbe spinto il marito ad assassinarla. Un segreto che la giovane donna voleva raccontare alla amica Rosa Immacolata, «Imma». Il Gip ricorda che Melania il 16 aprile era apparsa “molto nervosa” all’amica del cuore. Imma ha raccontato agli inquirenti che “in un’occasione Melania le disse di doverle dire qualcosa di molto brutto, senza che ce ne sia stato il tempo. Può essere allora ipotizzato che la moglie, la quale lo seguiva, lo controllava, non poche volte in passato lo aveva persino pedinato, avesse scoperto qualcosa di assai più grave, o anche solo di torbido, di inconfessabile. E le attenzioni tornano alla caserma Clementi di Ascoli Piceno. Il Gip sostiene che “occorrerebbe approfondire i rapporti interni alla caserma, la eventuale esistenza di giri di droga”. E i giri di droga all’interno della caserma sarebbero stati al centro di dichiarazioni fatte dallo stesso caporalmaggiore nel corso di una sommaria informazione testimoniale.

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