L’Abruzzo ultima nella raccolta differenziata

Il Servizio Rifiuti della Regione Abruzzo il 10 agosto scorso ha pubblicato un resoconto aggiornato sulla situazione della gestione dei rifiuti nella Regione: tra i 13 consorzi di smaltimento presenti in Abruzzo l’Aciam è quello con la peggiore performance, con il 17,1% di raccolta differenziata; la legge regionale prevedeva il raggiungimento del 50% di raccolta differenziata entro il 2009 e il 60% entro il 2011. Ad evidenziarlo è il Wwf Abruzzo. «Chi non ha saputo raggiungere gli obiettivi di legge, che molti comuni piccoli, medi e grandi della regione hanno dimostrato di poter cogliere facilmente adottando la raccolta differenziata porta a porta – si legge in una nota del Wwf Abruzzo – deve trarre le dovute conseguenze visto che i cittadini pagano per il servizio della raccolta dei rifiuti e che esistono precise norme comunitarie, nazionali e regionali da rispettare. È sorprendente che una Spa come il consorzio Aciam, che ha anche un socio privato che dovrebbe ‘fare la differenzà in termini di efficienza, invece di pensare a recuperare questa situazione disastrosa insista nel progetto di megadiscarica per 350 mila metri cubi a Valle dei Fiori a mille metri d’altitudine e sopra uno dei bacini acquiferi più importanti del centro Appennino». «Mentre l’Europa delinea con l’ultima direttiva sui rifiuti le caratteristiche della ‘società del riciclò e indica come residuali le discariche – si prosegue in una nota – Aciam appare come l’ultimo dei giapponesi nella foresta convinta che il futuro sia nelle megadiscariche». Il Wwf stigmatizza la ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato di Aciam Torelli che nell’ultimo consiglio comunale aperto al pubblico svoltosi giovedì scorso a Pescina (L’Aquila) ha avanzato grandi dubbi sulla raccolta differenziata «porta a porta». «Sono scuse – sostiene il Wwf – che non tengono davanti ai dati della raccolta differenziata di Aciam, di fronte al fatto che migliaia di comuni in Italia fanno la raccolta differenziata in questo modo e tenuto conto che è la stessa regione ad insistere con forza su questo metodo ormai da anni. I cittadini non possono continuare a pagare le scelte di un consorzio che si pone fuori da ogni programmazione comunitaria e regionale e che non rispetto gli obiettivi di legge».

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