INTERVENTO SULLA CHIUSURA DEI TRIBUNALI MINORI ABRUZZESI

Esiste una perversione degli atti, che sembra affliggere la nostra classe dirigente, e da cui solo pochissimi paiono immuni. La crisi economica in cui siamo immersi, ha ancor più affievolito la vista prospettica dei rappresentanti del popolo, di fronte ai vari problemi che si trovano ad affrontare. È ovvio che l’urgenza richieda sangue freddo e propensione al problem solving. Possiamo anche capire che questo tipo di qualità, non sia appannaggio di chi si ritrova eletto non per meriti o capacità rappresentative proprie, ma per il semplice fatto di essere stato candidato e quindi designato ad una carica. Però se costoro non sono all’altezza della situazione, noi non possiamo stare con le mani in mano a vedere l’incapacità all’opera: sarebbe una catastrofe. Non solo. Saremmo anche inadempienti verso un dovere cardinale di ogni cittadino, e cioè l’obbligo etico e morale di occuparsi della cosa pubblica, in quanto proprietà di tutti e responsabilità di tutti. Quello che sta accadendo a Lanciano è un esempio di scuola di quanto ho appena detto. Il Ministro per la Giustizia Nitto Palma ha intenzione di sopprimere insieme a quelli di Vasto, Sulmona ed Avezzano, anche il Tribunale di Lanciano, in quanto ricomprendibile tra i cosiddetti Tribunali minori. Ma questo di per sé non sarebbe sufficiente a cancellare un Tribunale; ed allora quale argomento si porta a supporto di tale decisione? Sostanzialmente il Tribunale di Lanciano deve essere soppresso nel nome e nel segno della riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio nazionale, volta al raggiungimento di una maggiore efficienza ed economicità del servizio offerto, nell’interesse del cittadino utente. Al di là della lunghezza del periodo, che come spesso accade serve a scoraggiarne la lettura fino in fondo, così  da coprire la non eccessiva forza delle argomentazioni, quanto sostenuto è tutto da dimostrare. Intanto è chiaro che la motivazione unica e sola della ventilata chiusura è sempre la solita: fare cassa. È sorprendente però che si decida di farlo sempre con il solito metodo orizzontale, che però ha il grande vantaggio di sollevare dal fastidio dell’analisi, chi è chiamato alla decisione. Proseguire su questa strada porterà il Paese ad uno scollamento ancora più profondo dei cittadini nei confronti dello Stato. I guasti di questa situazione sono già sotto gli occhi di tutti, ma sembra che nessuno abbia ancora deciso di invertire la rotta, dando finalmente dimostrazione di capacità politica. Ma come si può, in una Regione come l’Abruzzo, che ha ancora due Sedi Regionali – una a Pescara ed una a L’Aquila – con la duplicazione di quasi tutti gli uffici ed i dipartimenti, sostenere che la chiusura del Tribunale di Lanciano sia una misura logica ed auspicabile? Al di là delle considerazioni di carattere tecnico giuridico e giudiziario, che lascio ad altri, ma qualcuno può affermare che questo sia un problema compreso nei primi dieci delle urgenze da risolvere in Abruzzo? Qualcuna delle forze politiche rappresentate in Consiglio Regionale avverte lo stridore dell’illogicità, dell’inadeguatezza e della controproduttività politica di simili atteggiamenti? Pare proprio di no. E non vale come giustificazione l’argomento secondo cui certe decisioni vengono prese a livello di Governo Centrale. Perché, a Roma non ci sono i rappresentanti degli stessi Partiti che siedono nel Consiglio Regionale Abruzzese? Stiamo parlando sia di maggioranza sia di opposizione, ovviamente. E allora non rientra tra gli impegni presi con gli elettori, quello di tutelarli, loro ed il loro territorio? Oppure la circostanza di sedere su uno scranno regionale, e sia la valutazione dei comportamenti a determinare quanto meritatamente, è considerata un’attività di per sé già sufficiente? Qualche tempo fa il Presidente della Provincia di Pescara ha rilanciato una proposta che fu della Senatrice Elena Marinucci, del P.S.I. La Marinucci sosteneva, ed allo scopo presentò anche un Disegno di Legge in Parlamento, che le Provincie di Chieti e Pescara dovessero essere accorpate, dal momento che le due città negli anni si erano praticamente fuse in un’unica entità sociale ed economica. Cito questa circostanza per mettere in risalto la capacità, l’originalità progettuale e la propensione al problem solving dell’attuale personale politico abruzzese, cui prima facevo cenno. Ma non solo per questo, lo faccio anche per chiarire che la posizione del Partito Repubblicano Italiano non è favorevole a simili soluzioni. Tanto per cominciare, qualunque italiano abbia superato i dieci anni di età, sa che in questo Paese accorpare due Enti non significa mai dimezzarne i costi, ma significa sempre raddoppiarli almeno. Per questo motivo il Partito Repubblicano Italiano è da sempre dell’opinione che le Provincie, quali esempio paradigmatico dell’inutilità e dello sperpero, vadano tutte e subito abolite. Altro che accorpamenti, che porterebbero a festose duplicazioni di Sedi e Dipartimenti come quelle regionali. Chi si occupa della politica abruzzese, si occupi delle priorità. Tenti almeno di mascherare la pochezza e la mancanza di idee, affidandosi a scalette d’intervento stilate sulla base delle priorità vere. Tuteli i cittadini di questa Regione tra cui i Lancianesi mi pare che siano ricompresi. Lanciano ha rappresentato in questa ultima tornata elettorale un piccolo laboratorio politico. I Lancianesi hanno scelto persone che non solo ritengono adeguate a confrontarsi con i problemi della Città, ma per i quali la soluzione di questi problemi è più importante dell’appartenenza ad uno schieramento. Ecco la novità: chiamare al governo cittadino persone con un particolare approccio alla politica e per i quali fare politica significa mettersi al servizio. Siamo orgogliosi di potere affermare di aver fatto la nostra parte, come Partito Repubblicano Italiano, affinché questo Progetto politico vedesse la luce e si realizzasse. Adesso siamo pronti ad assumerci la nostra responsabilità anche nel sostegno di tutte le attività che saranno decise, a difesa del Tribunale di Lanciano. È il momento di vedere che cosa questa Amministrazione Comunale è determinata a fare, che cosa i Lancianesi sono determinati a fare per tutelare la loro Città. Fermo restando che è responsabilità del Sindaco Pupillo e della sua Amministrazione stabilire le modalità dell’intervento, suggeriamo che venga individuata una personalità politica unica, che si possa fare carico di rappresentare in tutte le Sedi, il punto di vista di Lanciano sulle problematiche legate al Tribunale, liberando il Sindaco e gli Amministratori da un ulteriore carico. Crediamo che una soluzione del genere sia non solo più snella, ma dia maggiori garanzie di operatività rispetto ad un’eventuale commissione composta di più persone. Il Partito Repubblicano Italiano come sempre, metterà a disposizione le idee, le capacità dei suoi uomini e le proprie strutture locali e nazionali, per concorrere alla soluzione del problema.

GianCarlo Amicarelli

Consigliere Nazionale del Partito Repubblicano Italiano

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