Alla festa per i 30 anni della Sevel anche Sergio Marchionne

E’ arrivato in elicottero, inaspettatamente. Fino a poche prima, si trovava negli Stati Uniti, una distanza che per molti non sarebbe stata colmata per raggiungere in tempo la Val di Sangro e prendere parte alla festa per i 30 anni di attività dello stabilimento del gruppo del Lingotto. Invece, il veivolo che trasportava l’amministratore delegato di Fiat e neo presidente di Chrysler, si è posato alle 9 in uno spiazzo all’interno della fabbrica più grande d’Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri proprio mentre centinaia di dipendenti e loro famiglie (foto in basso a sinistra) iniziavano ad entrare per prendere parte alla ricorrenza. Sergio Marchionne si è trattenuto per circa due ore con i dirigenti della fabbrica e con le autorità. Un giro anche per i padiglioni della Sevel, che ha iniziato la sua attività in Val di Sangro nel 1981 per la produzione del Ducato in joint-venture tra Fiat, Peugeot e Citroen, e incontro con alcuni lavoratori. Alle 11 è risalito in elicottero, che dopo aver sorvolato l’area ha fatto rotta verso nord, destinazione Monza, per il Gran Premio d’Italia di Formula 1. Nessuna dichiarazione da parte dell’ad, che non ha incontrato i giornalisti. L’ingresso alla stampa, infatti, è stato consentito solo alle 12,30. Solo voci, che si sono rincorse e hanno fatto da cornice alla visita. Si capirà domani, nell’incontro in programma alle 15 tra la Sevel con tutte le sigle sindacali, quel che oggi l’ad ha discusso con i vertici Sevel. Un faccia a faccia con i sindacati atteso da mesi: sul tavolo dovrebbero finire l’andamento dei programmi di produzione e forse anche la possibilità di nuove assunzioni. Un’occasione per discutere pure del premio di produzione ai lavoratori, per il quale la Fiom Cgil da tempo si batte. Una richiesta riproposta anche oggi da alcuni iscritti all’Unione Sindacale di Base (foto in alto a sinistra), che hanno manifestato fuori i cancelli dello stabilimento. Nel volantino consegnato a quanti entravano in fabbrica, l’USB sottolinea come “197mila furgoni prodotti nel 2010, 215mila previsti per il 2011 ma per i lavoratori nemmeno un euro. Si premiano star, per motivi incomprensibili, in una fastosa, autocelebrativa e mediatica ricorrenza, non si garantisce stabilità ai precari, si ricorre ai trasfertisti con criteri di selezione poco trasparenti e senza rotazione”.

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