Riciclaggio, operazione di finanza e polizia a Pescara: sequestrati bar e ristoranti

La Guardia di Finanza e la Polizia di Stato di Pescara stanno eseguendo sequestri preventivi di esercizi di ristorazione nel centro della città adriatica. Circa settanta uomini stanno ponendo i sigilli a bar, pasticcerie e ristorazione, procedendo anche al sequestro di quote societarie e di disponibilità su diversi conti correnti. Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Pescara Alle ore 11, il Procuratore capo,  Nicola Trifuoggi, terrà una conferenza stampa per illustrare l’operazione. Presenti il Questore, Dott. Paolo Passamonti ed il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Colonnello Maurizio Favia. Da quel che si è appreso, sarebbero sette al momento gli indagati. Alcuni di loro membri della famiglia dei Granatiero, titolari delle attività commerciali sequestrate, cioé il bar pub e ristorante ”Love Boat”, l’Università della Pizza, il bar pasticceria Caffè Venezia ed altri. Il presunto riciclaggio sarebbe avvenuto attraverso una serie di teste di legno ed il capitele impiegato sarebbe in qualche modo legato alla malavita pugliee, in particolare quella che agisce nel Gargano.

Nella operazione odierna, sono stati impiegati complessivamente 36 finanzieri e 32 poliziotti, che hanno eseguito il provvedimento cautelare emesso dal Giudice per le indagini preliminari, Michela Maria Di Fine, su richiesta del Sostituto Procuratore, Gennaro Varone.

L’attenzione degli investigatori è partita dall’anno 2003, con l’espansione economica nel territorio pescarese di una famiglia pugliese resasi protagonista di operazioni economiche di acquisizione e ristrutturazione di diversi esercizi commerciali richiedenti capacità economiche e disponibilità di denaro non giustificata dalle posizioni reddituali o dai ricavi d’impresa. In pratica, un gruppo economico creato sostanzialmente dal nulla operante in un settore economico altamente concorrenziale e capace di acquisire, nel giro di pochi anni, prestigiosi punti vendita dislocati in luoghi strategici della città di Pescara. Accanto alla verifica delle disponibilità finanziarie della famiglia pugliese ed alla ricostruzione dei flussi di denaro impiegati per intraprendere le attività economiche avviate, i finanzieri ed i poliziotti pescaresi disvelavano i rapporti tra gli indagati ed altra famiglia dimorante nella provincia di Foggia, i cui componenti sono stati imputati per associazione per delinquere di stampo mafioso nel processo denominato “Iscaro-Saburo”.

Di fondamentale apporto investigativo, gli accertamenti economico finanziari condotti dalle Fiamme Gialle di Pescara per la ricostruzione delle dinamiche societarie, personali e criminali, riassumibili in distinte fasi.

Intanto, la famiglia Granatiero annuncia, a seguito del maxi sequestro eseguito oggi, di aver “già predisposto un’istanza per il Tribunale del Riesame, che sarà discussa dopo il 20 – 21 settembre”. Ad annunciarlo è uno dei legali della famiglia, Giuseppe Cantagallo. “Il sequestro preventivo – ha commentato Cantagallo – per noi non ha ragione di esistere. I miei assistiti – prosegue – dichiarano l’estraneità ai fatti contestati. Tra l’altro si parla di beni per venti milioni ma si tratta di una cifra esagerata. In realtà miei clienti hanno contratto quasi 3 milioni di euro tra mutui e leasing ancora accesi”. Il legale ha detto la sua anche sui rapporti con la famiglia Romito. “I Granatieri – ha proseguito – sono estranei alla famiglia Romito, se non per il fatto che sono entrambe di Manfredonia. Non ci sono rapporti commerciali tra le due famiglie se non per una cessione di attività commerciale nel 2000”. Cantagallo evidenzia anche che il gip ha rigettato la richiesta di misura cautelare personale per gli indagati avanzata dal pm. Oltre a Cantagallo il legale dei Granatiero è Paolo Gemelli di Roma.

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