Costa Teatina, Febbo: “Un Parco deve nascere dal consenso e non può essere imposto dall’alto”

“Io favorevole al Centro Oli? Qualcuno ha dimenticato che proprio  Silvio Paolucci, segretario regionale del PD e l’allora governatore d’Abruzzo, Ottaviano Del Turco erano favorevoli. La Giunta regionale, nel 2007, ha concesso ben 14 autorizzazioni, che oltre ad essere stata firmata dai funzionari, aveva l’avallo dell’assessore al Turismo, Franco Caramanico, e dell’Arta. E che volgiamo dire delle autorizzazioni ministeriali firmate dall’allora ministro all’Ambiente, Pecoraro Scanio? La verità sta nel fatto chi oggi chi si lamenta, critica e chiede le mie dimissioni, quando governava non è stato in grado di produrre nessun atto concreto per il Parco e adesso imputa a me la causa dei ritardi”.

Non va per il sottile Mauro Febbo, presidente del Tavolo di Coordinamento del Parco della Costa teatina. La questione sulla mancata perimetrazione della Costa, alla quale si sarebbe dovuti giungere la scorsa settimana, al Ministero dell’Ambiente, è ancora calda. Anzi, bollente. E stamattina, nell’annunciata conferenza stampa congiunta con l’amministrazione provinciale, a Chieti, l’Assessore alle Politiche Ambientali è andato giù duro, forte anche della presenza di alcuni amministratori dei centri interessati al Parco. Con Febbo c’erano gli assessori provinciali Nicola Campitelli, Antonio Tavani, Daniele D’Amario e Eugenio Caporrella; i consiglieri provinciali Giogrio Di Clemente, Giovanni Staniscia, Carla  Di Biase; sindaci di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito, che è anche capogruppo dell’Udc in Provincia, di Villanfonina, Mimmo Budano, di Santa Maria Imbaro,  Nicola Romagnoli, il vice sindaco e il presidente del Consiglio comunale di Ortona, Lucio Cieri e  Tommaso Cieri, l’assessore comunale al Turismo di San Vito Chietino; il segretario provinciale della Coldiretti, Domenico Melchiorre e per l’Associazione Frantoiani, Alberto Amoroso. Assente, per motivi familiari, il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio.

“Un Parco deve nascere dal consenso e non può essere imposto dall’alto. Non ha senso la diatriba del Parco si o Parco no – ha detto ancora Febbo -. Solo i fatti concreti contano davvero ma, fino ad ora, a partire da quel lontano 2001 in cui vide la luce la legge istitutiva del Parco della Costa Teatina, le otto amministrazioni comunali interessate non hanno prodotto le perimetrazioni necessarie per la delimitazione del Parco tantomeno  atti di approvazione o di modifica della bozza di attuazione del DPR istitutivo. Il fatto paradossale è che ben cinque delle otto amministrazioni comunali sul cui territorio dovrebbe nascere il Parco (Rocca San Giovanni, San Vito Chietino, Ortona, Casalbordino e Torino di Sangro) – ha dichiarato Febbo – hanno mostrato ferma contrarietà mentre le altre tre (Vasto, San Salvo e Fossacesia) che, solo a parole, si sono dette favorevoli, si sono ben guardate dal produrre documenti ufficiali in tal senso”. Febbo ha, inoltre, spiegato che “la contrarietà al Parco della maggior parte dei Comuni coinvolti (cinque su otto) e di gran parte della popolazione locale, si spiega con la forte antropizzazione della zona e soprattutto con le numerose attività imprenditoriali e commerciali operanti che verrebbero fortemente penalizzate da divieti e da regolamenti estremamente rigidi nel caso venissero a ricadere nel perimetro del Parco. Senza dimenticare le aree industriali che gravitano nei territori interessati. Inoltre, nel corso del recente incontro negli uffici del Ministero, è persino emerso che mancherebbe la copertura finanziaria per l’attivazione e la contestuale gestione del Parco stesso”. L’assessore Febbo ha, invece, confermato di voler sostenere “il Progetto speciale di valorizzazione della Costa dei Trabocchi che resta un’alternativa percorribile e maggiormente compatibile con la zona interessata. Peraltro, si tratta di un progetto serio che prevede la nascita della cosiddetta Via verde nelle arre dismesse dell’ex tracciato ferroviario e che è condiviso da numerosi rappresentanti delle amministrazioni locali della costa teatina e da diversi portatori di interesse”.

Intanto, il prossimo 30 settembre scade il termine fissato dal Ministero ed appare ormai inevitabile l’arrivo di un Commissario. Ma l’assessore Febbo non teme affatto questa eventualità. “Commissario o meno – ha detto – non cambierà nulla quand’anche dovesse arrivare. Infatti, – ha ricordato l’assessore – l’istituzione di un Parco si attua attraverso un DPR che però richiede due passaggi fondamentali come il parere della Conferenza unificata dove sono chiamati ad esprimersi gli otto Comuni e la Provincia di Chieti, e l’intesa con la Regione. Tuttavia, a tal proposito, è la Giunta regionale a dover manifestare un eventuale consenso ma il nostro orientamento è di segno diverso. Per cui il Commissario – ha proseguito – non potrà fare altro che prendere atto dell’impossibilità di addivenire all’attuazione del Parco della Costa Teatina”.

“La gestione del Territorio è cosa seria e non può esser preda di convulsioni ideologiche o interessi di parte – affermano da Vasto Massimo Desiati, ex assessore regionale al Turismo e attuale Capogruppo “Progetto per Vasto” e Valerio Ruggieri, coordinatore cittadino del movimento. Ciò a cui si assiste, in ordine alla istituzione del Parco della Costa teatina, sembra non abbia molto a che fare con la valorizzazione del territorio con valenza ambientale. Coniugare protezione ambientale e valorizzazione, soprattutto turistica, dei territori con vocazione naturalistica è l’obiettivo di “Progetto per Vasto”. Mentre la maggioranza che amministra la città è alla ricerca di una posizione che superi imbarazzi interni, mentre il PdL assume posizioni attendiste, ricorrendo a fantasiose ipotesi di referendum, dopo il trascorrere dei tanti anni in cui i propri rappresentanti nazionale abruzzesi ben avrebbero potuto intervenire per modificare la legge istitutiva senza dover, oggi, ricorrere ad incredibili contorsionismi, il Movimento “Progetto per Vasto” è ben chiaro nelle proprie proposte per la definizione dei confini del Parco, atte ed evitare la nomina di un Commissario ad acta e a restituire centralità di azione al Comune di Vasto: i luoghi da ricomprendere sono quelli tra il tracciato ferroviario e la linea del mare che sono già stati individuati quali meritevoli di protezione naturalistica, vale a dire quelli che la Legge regionale ha già ricompreso nella Riserva naturale di Punta d’Erce e quelli denominati SIC dalla normativa comunitaria. Tutto il resto del territorio comunale deve restare fuori dai confini del Parco”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *