Amicone: “Se servisse chiamerei ancora Lavotila per poter parlare con Berlusconi’

Non smentisce gli sms, anzi è pronto a scriverne e, se ce ne fosse bisogno, chiamerebbe al telefono Valter Lavotola. Lo ammette Mario Amicone, presidente dell’Agenzia regionale abruzzese per la tutela dell’Ambiente nella conferenza stampa che lo stesso ha tenuto oggi a Pescara. Un incontro con i giornalisti necessario per spiegare il senso di quello scambio di messaggini con l’ex direttore de L’Avanti, attualmente lontano dall’Italia, finiti sul Corriere della Sera due giorni fa. “Non ho nulla da nascondere e da temere. Se servisse lo chiamerei anche subito per dirgli di farmi parlare con Berlusconi per avere un ruolo nel partito o nelle istituzioni che possa essere utile all’Abruzzo e, certo, senza ipocrisia, anche a me. Non c’é nulla di scandaloso”.

Il presidente dell’Arta ha ricordato di aver lasciato l’Udc nel 2008 e di esser entrato a fare parte del Pdl e di aver ricevuto la proposta di aderire ad un movimento cattolico che si stava formando all’interno del partito, vale a dire, Alleanza di centro. Amicone ha spiegato che in occasione degli incontri per la costituzione di quel movimento ha conosciuto Lavitola, precisamente la prima volta a Roma, a Palazzo Grazioli; la seconda a Villa Vomano, nel teramano, durante la campagna elettorale di Berlusconi per le elezioni regionali. Amicone ha poi sottolineato che quando ha inviato il messaggio a Lavitola era presidente dell’Arta già da due mesi: “ho ottenuto questo incarico – ha sostenuto – con regolare bando di concorso e la presentazione di titoli e curriculum. Questo incarico – ha aggiunto – è esclusivo, quindi, non posso averne altri di tipo elettivo. Il messaggio, dunque, non serviva per avere un altro incarico ma un ruolo determinante nel partito”. Amicone ha anche criticato l’atteggiamento del consigliere regionale (Prc) Acerbo e del senatore Mascitelli (Idv) invitandoli ad essere meno moralisti. “Chiedono le mie dimissioni ma devono farlo solo se trovano qualcosa riguardante la mia attività all’Arta, le carte sono a disposizione. Dovrebbero dimettersi loro”. Amicone ha ribadito di fare parte del Pdl e che non tornerà nell’Udc. “Non ho cambiato casacca per opportunita’. Stavo nel centro destra quando è caduto il governo Del Turco ed eravamo all’opposizione e sono rimasto nel centro destra. La posizione di Casini mi sembrava poco affidabile. Il centro destra è un lido sicuro per le mie ideologie”. Infine il presidente dell’Arta ha detto che “si sta perdendo molto tempo con cose che hanno poco a che fare con la politica e molto con il gossip. L’intercettazione che mi riguarda – ha proseguito – non solo non doveva essere pubblicata ma non doveva neanche essere trascritta perché non c’entra niente con l’indagine. Per questo – ha concluso – mi sono rivolto ad un avvocato per vedere se ci sono gli estremi per querelare il Corriere della Sera”.

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