Febbo: “Il sito dov’è il Renzetti non è sicuro”

“Le relazioni che sono contenute nella documentazione che ho consultato e riguardanti il sito dove si trova il Renzetti, sono negative. La zona è sismica e lì è sconsigliato fare nuove costruzioni, soprattutto se queste si sviluppano in altezza”.

Una novità assoluta e inattesa per il consiglio comunale e per l’intera città di Lanciano. A renderla pubblica, Mauro Febbo, assessore alle Politiche Agricole della Regione Abruzzo.

“Le carte parlano chiaro e ne è a conoscenza il capogruppo del PdL, Manlio D’Ortona – aggiunge l’assessore. Sarà vero quel che hanno scritto i tecnici o è soltanto un ulteriore tentativo per ‘bruciare’ la soluzione prospettata dalla maggioranza di centro sinistra al governo della città? In attese di conferme e nella speranza che nel frattempo la terra non tremi, Febbo ha invitato l’assise civica a insistere, a cercare in confronto con la Regione e la dirigenza della Asl “ma entro e non oltre il prossimo 30 novembre” per decidere dove sistemare il nuovo ospedale. Un confronto, per la verità, che c’è stato solo a singhiozzo e come capita in questi casi, di atti ne girano pochi e la chiarezza viene inevitabilmente a mancare. Soprattutto c’è da spiegare se i fondi ci sono. Un aspetto che non riguarda solo Lanciano, ma anche Giulianova, Avezzano, Vasto e Sulmona, altre città nei quali sono previsti altrettanti nuovi nosocomi.

Non a caso nel capoluogo frentano è stato indetto un consiglio comunale straordinario, che al tirar delle somme non ha sgombrato dubbi e perplessità. Le posizioni sono ancora distanti. Ma tant’è. In aula ci sono tutti, o quasi. Mancano il governatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, commissario alla Sanità e, soprattutto, il direttore generale della Asl2, Francesco Zavattaro. Nessuna sorpresa, per la verità: s’era capito già ieri che il direttore generale non sarebbe arrivato a Lanciano quando, con un comunicato stampa, aveva fatto sapere  che “i fondi sono utilizzabili solo per un nuovo ospedale e non per rimettere a posto il Renzetti”.

“Sarebbe stato opportuno concordare con il manager dell’Azienda Sanitaria Locale 2 Lanciano-Chieti-Vasto, Francesco Zavattaro, la data di questo consiglio comunale così importante – ha lamentato Febbo, per fornire un altro motivo sull’assenza di Zavattaro.  Ci sono invece i senatori Fabrizio Di Stefano (PdL) Giovanni Legnini (PD) e Alfonso Mascitelli (IdV); gli assessori Mauro Febbo e Luigi De Nasi; i consiglieri Antonio Prospero e Emidio Nasuti (PdL), Antonio Menna (Udc), Carlo Costantini e Lucrezio Paolini (IdV), il capogruppo del Pd, Camillo D’Alessandro, Franco Caramanico (Sel); il vice presidente della Provincia di Chieti, Antonio Tavani e l’assessore Nicola Campitelli; Silvio Paolucci, segretario regionale del PD e i sindaci Rocco Di Battista (Frisa), Gianni Di Rito (Rocca San Giovanni) Camillo Di Giuseppe (Altino), Roberto Doris (Treglio), Sergio De Luca (Casoli) e Tonino Innaurato (Gessopalena). Siedono tutti insieme ai consiglieri di maggioranza e opposizione. Tra il pubblico e nei pochi spazi ancora disponibili, le delegazione delle associazioni di categoria dei commercianti e degli artigiani, e dei sindacati.

S’inizia il dibattito con l’intervento del sindaco Mario Pupillo. Il suo è un discorso che ripercorre velocemente la storia dell’ospedale e di come Lanciano ha sempre rappresentato un punto fondamentale per la cura e l’assistenza nel territorio, poi con altrettanta rapidità puntella la posizione della sua amministrazione: l’ospedale, ribadisce, resterà a Lanciano. Ma non è un no categorico nei confronti della Regione. Pupillo lascia una porta aperta al confronto “se Chiodi metterà nero su bianco, scriverà cioè che nella nostra città sorgerà un ospedale comprensoriale da 300 posti letto, allora – avverte – possiamo valutare l’ipotesi di spostare il Renzetti, ma sempre entro i confini comunali. Abbiamo un impegno con i nostri elettori e se dobbiamo rivederlo lo faremo solo  se saremo certi che ai cittadini proponiamo una offerta sanitaria migliore”. Parole che anticipano il documento che la maggioranza ha predisposto con il quale si “rigetta, in quanto immotivata e infondata, la proposta di delocalizzare l’ospedale Renzetti di Lanciano in un’area diversa da quella sulla quale è collocato e l’edificazione ex novo di una struttura comprensoriale potenzialmente dotata di circa 230 posti letto, senza depauperamento e con impegno ad una urgente riunione organizzativa”.

Un impegno preciso, sul quale si ritrovano tutte le forze che sostengono Pupillo. Lo presenta in aula il vice sindaco Pino Valente, che ha chiesto con forza chiarezza sui piani ospedalieri nel territorio. Già, perché un ospedale con 300 posti letto non giustificherebbe più l’esistenza dei presidi di Atessa e Casoli, e ridimensionerebbe anche il Bernabeo di Ortona.

Un quadro che viene rafforzato nel suo intervento da Carlo Costantini: “E’ la prima volta che parlo di sanità in una sede istituzionale. Finora non c’è stato mai confronto sulla programmazione e in quest’aula, stavolta recupero al mio ruolo e la mia funzione. Nulla da eccepire sul merito, ma contrasto il metodo – dice il capogruppo dell’IdV -. Ha ragione Valente: dobbiamo giocare a carte scoperte. I 35 milioni di euro a disposizione di Lanciano, con un aumento dei posti letto da 210 a 300, altro non vuol dire che la chiusura di Atessa e Ortona. Ma si tace, perché in quelle città, tra 9 mesi si vota”.

Per Antonio Menna, capogruppo in Emiciclo dell’Udc, “il documento della maggioranza è un pò sorpassato, perché si rifà a una posizione dell’ex manager Asl Lanciano-Vasto, Michele Caporossi, perché non tiene conto della situazione attuale, sono stati soppressi gli ospedali di Guardiagrele e Casoli, l’ospedale di Atessa traballa, anche se lì c’é l’amico De Fanis che lo tiene in vita. Dobbiamo riflettere: vogliamo o no un ospedale comprensoriale da 300 posti? – chiede all’assise civica lancianese.

“Diteci se la condizione tecnica giuridica finanziaria è quella di dover costruire un nuovo ospedale altrove rispetto all’area occupata dal Renzetti – ha affermato D’Alessandro – nel caso questa sarebbe una scelta politica, e non amministrativa. A Lanciano c’é una situazione anomala rispetto alle altre città dove verra’ costruito un nuovo ospedale”

“I soldi ci sono – afferma Di Stefano, vide coordinatore regionale del PdL -. Ma si deve decidere cosa fare, altrimenti il prossimo 1° dicembre potrebbero essere spostati sugli altri interventi previsti a Vasto, Giulianova, Sulmona o Avezzano”.

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