Operazione antiprostituzione a Pescara contro clan di nigeriani

Blitz della polizia di stato di Pescara contro un clan di nigeriani dedito allo sfruttamento della prostituzione. L’operazione, che è in corso, riguarda l’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti dei presunti componenti di una banda di nigeriani accusati, tra l’altro, di sottoporre le ragazze a riti voodoo. Le indagini della squadra mobile, partite l’anno scorso sotto il coordinamento della Procura Distrettuale di L’Aquila, sono durate diversi mesi e si sono basate sia sulle dichiarazioni di alcune delle ragazze sfruttate, sia su numerose intercettazioni e servizi di controllo e pedinamento. A coordinare le indagini è stato il pm Antonietta Picardi mentre il gip del Tribunale de L’Aquila che ha disposto gli arresti è Giuseppe Romano Gargarella. I nigeriani sono accusati di riduzione in schiavitù finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le lucciole nigeriane, secondo quanto accertato dalla Squadra Mobile diretta da Piefrancesco Muriana, erano sottoposte a riti Voodoo al momento del reclutamento. L’obiettivo era quello di ottenere l’omertà delle vittime: gli sfruttatori si preservavano così da eventuali denunce e insolvenze per il debito che le ragazze avevano nei loro confronti per le spese sostenute. Le ‘schiave’ erano anche sottoposte a violenze fisiche e pressioni psicologiche ed erano minacciate di gravi ritorsioni anche nei confronti dei familiari. All’operazione, coordinata dal Servizio Centrale Operativo di Roma, partecipano circa 50 agenti delle questure di Pescara e Bari, del Reparto Prevenzione Crimine di Pescara e del Reparto Mobile di Senigallia.

Laboriose e a volte complicate sono state le indagini. Sono state disposte anche delle intercettazione che, tuttavia, sono risultate molto difficoltose, sia perché gli indagati utilizzavano un dialetto scarsamente comprensibile, sia perchè gli stessi hanno sempre limitato al massimo  i contatti telefonici, adottando particolari cautele nelle loro conversazioni. Gli investigatori italiani si sono avvalsi anche della collaborazione di Ufficiali della Polizia Nigeriana qui inviati in missione dal Servizio Centrale Operativo. Determinanti, invece, si sono rivelate le  dichiarazioni rese da tre ex prostitute, attualmente inserite in un programma di protezione e reinserimento sociale, che hanno deciso di collaborare e di denunziare le responsabilità dei rispettivi sfruttatori, in quanto giunte al limite della sopportazione umana. Ciò ha permesso di trovare validi riscontri rispetto a quanto inizialmente ipotizzato e di verificare che le suddette straniere, così come altre tuttora in corso di identificazione, dopo essere state “comprate” in Nigeria per somme variabili tra i 50.000 ed i 60.000 euro, venivano portate illegalmente in Italia e, dopo essere state private del passaporto, costrette a prostituirsi, con l’utilizzo di violenze, di riti voodoo e di minacce anche nei confronti dei familiari rimasti in Nigeria, per ripagare, con anni di sfruttamento sessuale, il loro ingresso clandestino in Italia.

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