Terremoto L’Aquila: prima udienza civile, chiesti 22,5 milioni di risarcimento

Circa trenta famiglie in udienza, questa mattina presso il Tribunale civile de L’Aquila, per ottenere la somma di 22 milioni e 500 mila euro dalla citata Presidenza del Consiglio dei ministri.

Gli avvocati Maria Teresa Di Rocco e Silvia Catalucci del foro de L’Aquila hanno insistito, dinanzi il magistrato Maria Bianca Serafini, sull’ammissibilità e sulla rilevanza dei mezzi di prova.

I legali delle famiglie hanno indicato oltre 300 testimoni, tra i quali anche ricercatori dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Hanno, inoltre, richiesto consulenze medico-legali per provare il danno biologico e le ripercussioni psico-fisiche subite dalle parti che hanno deciso di citare la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in vece della Commissione Grandi Rischi, organo consultivo della Protezione civile che non ha personalità giuridica proprio in quanto emanazione della Presidenza del Consiglio.

Per l’Avvocatura dello Stato, difesa dall’avvocato Stefano Varone, in rappresentanza del Consiglio dei ministri, sono stati indicati cinque testimoni, tutti dipendenti della Protezione civile locale.

Intanto, all’udienza di oggi il magistrato Maria Bianca Serafini si è riservata di provvedere sulla ammissibilità e sulla rilevanza dei mezzi di prova. Nei prossimi dieci giorni il giudice dovrebbe sciogliere la riserva.

Le famiglie che hanno agito in giudizio, perdendo i propri cari in seguito al terremoto del 6 aprile 2009, attribuiscono gravi responsabilità alle dichiarazioni rassicuranti rese dalla Commissione Grandi Rischi nei giorni in cui l’Aquila era presa d’assedio da  continui sciami sismici.

Sempre in relazione a tali fatti, il prossimo 1 ottobre, i sette componenti la Commissione Grandi Rischi dovranno presentarsi, dinanzi il Tribunale penale de L’Aquila, alla seconda udienza dibattimentale a loro carico in quanto accusati di omicidio colposo: Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce.

Secondo le accuse, infatti, in occasione della riunione della commissione del 31 marzo 2009 sarebbero state fornite “informazioni, incomplete, imprecise e contraddittorie su natura, cause, pericolosità e sui futuri sviluppi dell’attività sismica all’Aquila”.

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