Droga, telefonini, coltelli e finta pistola dietro le sbarre del supercarcere di Lanciano

Droga arrivata dall’esterno e, con stratagemmi, finita dentro; due telefoni con tanto di sim card, trovate in alcune celle; un coltello nascosto in una presa d’aria; un tentativo di evasione sventato niente di meno che dall’ingresso principale e per finire perfino una finta pistola costruita sapientemente con sapone e poi verniciata con lucido da scarpe, talmente ben fatta che avrebbe tratto in inganno chiunque si fosse trovato nell’ipotetico raggio di tiro. E’ l’elenco di quanto gli agenti di polizia penitenziaria della Casa Circondariale di Lanciano sono riusciti a recuperare e scoprire negli ultime 6 mesi.

La carenza di personale e i turni massacranti che gli agenti sono costretti a svolgere – a Lanciano vi sono 300 detenuti per una capienza regolamentare di 180 – non hanno impedito di prestare la massima sorveglianza all’interno del carcere. Che la situazione sia difficile non è certo una novità: le varie sigle sindacali alle quali appartengono gli agenti – 160 sui 188 previsti per Lanciano – lo denunciano da tempo, senza mai ottenere certezze alle istanze per migliorare l’attuale stato. Sembrava un’esagerazione da parte loro, invece la realtà va ben oltre quel che si poteva immaginare. Se ne sono resi conto anche i detenuti che, chiaramente, ne approfittano, si organizzano, avendo tempo e modo per affinare i loro progetti. Episodi e materiale scoperti e ritrovati, ma chissà quant’altro, anche di pericoloso, gira dietro quelle mura. Oggi, con un comunicato congiunto Sape, Fsa CNPP, Ugl, Uil, Cgil, Osapp e Sinappe hanno reso pubblico quel che avvenuto nell’ultimo semestre a Villa Stanazzo. Droga, coltelli, telefonici e finte pistole. Ma non è finita qui: la polizia penitenziaria si è trovata a svolgere una lunga indagine interna, svolta nei ritagli di tempo, frutto d’iniziativa personale, che ha consentito di portare alla luce un intreccio amoroso tra due detenuti ed altrettanti appartenenti all’area sanitaria. “Inutile descrivere le implicazioni che una complicità di questo tipo porta sulla sicurezza di un istituto penitenziario – dicono i rappresentati sindaci di Sape, Fsa CNPP, Ugl, Uil, Cgil, Osapp e Sinappe -. Stanchi, ma non demotivati, abbiamo chiesto un’incontro urgente con il nuovo provveditore, Bruna Brunetti, nella speranza che, stavolta, alla luce dei fatti riferiti, l’incontro abbia esiti diversi da quelli cui siamo stati abituati in passato, consci che leggendo queste righe saranno in molti a ripensare alle richieste d’intervento di quello sparuto gruppo di sindacalisti. Richieste che, puntualmente, erano seguite da chilometriche spiegazioni e rassicurazioni sulla totale infondatezza delle loro preoccupazioni”.

A questo quadro sconcertante va ad aggiungersi quanto dichiarato oggi, al giornalista Pier Paolo Di Nenno, dell’agenzia di stampa Agi, dal direttore del carcere, Massimo Di Rienzo, che ha descritto come si vive nelle celle. Di Renzo ha fatto presente che le condizioni sono tali che per ogni cella vivono tre detenuti in spazi di appena 9 metri quadrati, con il terzo dei tre letti a castello a 57 centimetri dal soffitto e un bagno con lavandino e water di un metro quadro. Una situazione inverosimile ed esplosiva al contempo per un ‘super carcere’ dove sono ospitati 130 detenuti definiti di “alta sicurezza”, condannati a pene definitive con sentenze passate in giudicato per reati gravi, come ad esempio associazione di stampo mafioso, estorsione, omicidio, rapina. Inoltre, quello di Lanciano è uno dei tre carceri in Italia ad avere una sezione riservata che hanno rapporti di parentela con quei detenuti che hanno scelto di collaborare con la giustizia. Ce ne sono attualmente 60. Poi altri 106 detenuti sono i cosiddetti “comuni”, cioé condannati per reati meno gravi.

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