Lanciano, finanziere ai domiciliari per concussione

Una macchia da cancellare in fretta per salvaguardare l’immagine della Guardia di Finanza di Lanciano. E’ questa la molla scattata nel comandate della Tenenza, Marta Compagnone e dei 30 colleghi del brigadiere Crescenzo Di Marzio, 50 anni, originario della Puglia, dal 2000 in servizio nel capoluogo frentano  raggiunto, questa mattina da un provvedimento di arresti domiciliari emesso dal giudice per le indagini preliminari Francesca Del Villano Aceto. L’accusa per il sotto ufficiale, la più odiosa per chi la la subisce e la più grave per chi indossa una divisa è concussione. Di Marzio l’avrebbe portata avanti dal 2008 all’aprile di quest’anno. Gli è stato anche contestato il reato di falso documentale e distruzione di un atto pubblico. Confiscati, due appartamenti, tre terreni a Poggio Imperiale, e buoni del tesoro per 120mila euro, intestati al brigadiere e a suo figlio, studente. L’ esecuzione del provvedimento è stata affidata ai colleghi del sotto ufficiale e dagli agenti della sezione polizia di giudiziaria della polizia di Stato presso la Procura di Lanciano, che dalla primavera scorsa, hanno collaborato alle indagini. Controlli su conti correnti, raccolta di testimonianze. Indagini tradizionali, che hanno preteso cautela e discrezione, come ha spiegato oggi, in conferenza stampa, il sostituto procuratore Rosaria Vecchi, titolare dell’inchiesta.

Secondo quanto riferito nell’incontro con i giornalisti dal procuratore capo, Francesco Menditto, dal comandante della Guardia di Finanza di Chieti, Paolo D’Amata, dal comandante della Polizia Tributaria di Chieti, Gabriele Miseri, dal tenente Compagnone e dagli agenti della sezione di polizia di giudiziaria della polizia di Stato, il gioco psicologico messo a punto dal Di Marzio era semplice ma efficace. Prima il controllo in attività commerciali, ristoranti e persino in una galleria d’arte insieme a un collega, si stilava un regolare verbale di accertamento sul quale, in qualche caso, veniva riportate delle infrazioni fiscali, poi procedeva alla seconda fase: la visita personale per rassicurare l’esercente. Tutto cioé si sarebbe potuto mettere a posto con qualche regalia per evitare multe più salate e persino la chiusura dell’attività. Di Marzio ha così accumulato beni per un valore che si aggira sui 720 mila euro. Finora le vittime accertate tra Lanciano, Lama dei Peligni, Tornareccio, Perano e Palombaro sono 6, un numero che potrebbe aumentare. Dipende molto da quanto accadrà nell’interrogatorio di garanzia al quale Di Mascio sarà sottoposto nelle prossime ore. Gli inquirenti sperano di ricevere dall’indagato maggiori dettagli: c’è da chiarire se oltre a merci il brigadiere ricevesse anche somme di danaro e se rivendeva quel che i commercianti gli consegnavano per evitare controlli più accurati.

I beni accertati nelle indagini sono stati sottoposti a confisca. Nel caso si accerterà in giudizio la responsabilità del brigadiere saranno destinati a fini sociali. “E‘ la prima volta in Abruzzo e tra i rarissimi casi in Italia che viene applicata la norma del 2006 che consente il sequestrato anche di beni immobili, a pubblici ufficiali corrotti o concussori – ha spiegato il procuratore Menditto.

“Non è mai piacevole annunciare l’arresto di un pubblico ufficiale che avrebbe un obbligo di fedeltà nei confronti della Procura e dello Stato – ha detto con un velo di tristezza il sostituto Vecchi. Che con forza ha poi ribadito: “E’ intenzione di questa Procura perseguire i comportamenti scorretti dei pubblici ufficiali”. Un avvertimento molto chiaro.

Un caso che la Guardia di Finanza ha voluto chiudere con decisione e senza remore. “Il nostro è un Corpo sano, che fa un lavoro oscuro importantissimo. La nostra collaborazione, in particolare quella della tenenza di Lanciano, è stata fondamentale per questa inchiesta – ha tenuto a precisare il Comandante D’Amata.

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