Abolizione Province, il PD presenta le proprie proposte

“Noi abbiamo le idee chiare: le province, quali enti intermedi, vanno mantenute ma vanno ridotte come numero, accorpate ed eliminate in coincidenza con le città metropolitane e conferendo alle stesse, oltre le materie di cui già si occupano come manutenzione stradale e degli istituti scolastici,  nuovi compiti come la pianificazione in materia di acqua e rifiuti. Le assemblee debbono mantenere il carattere elettivo, perché veramente rappresentative delle istanze dei territori, e, con il trasferimento delle nuove competenze, vanno aboliti quegli enti strumentali sovracomunali, che spesso risultano sovrapporre competenze e ruoli con comuni e province ed i cui amministratori non risultano avere caratteristiche di democrazia rappresentativa, realizzando così vistosi risparmi finanziaria con grande giovamento delle tasche dei cittadini contribuenti”.

Così i consiglieri del gruppo PD in Provincia di Chieti, Camillo D’Amico Camillo, Tommaso Coletti, Angelo Radica, Antonio Tamburrino, Enzo Tucci, Vincenzo Sputore Vincenzo e Giuseppe Forte, che hanno presentato un ordine del giorno, da discutere in consiglio, contro l’abolizione delle Provincie. L’iniziativa è stata promossa dal PD regionale nelle 4 province abruzzesi “a testimonianza che noi vogliamo in concreto una riforma complessiva dell’architettura istituzionale per drenare risorse finanziarie sì ma anche per ridare dignità alla democrazia rappresentativa di cui le assemblee delle province sono portatrici. Il d.d.l. costituzionale è stato partorito sulla giusta onda emotiva di una montante protesta civile verso un governo ed una maggioranza che hanno avuto la faccia tosta di predisporre due durissime manovre finanziarie che hanno tolto molto ai soliti noti ed a danno degli enti locali senza intaccare minimamente i loro lussuosi  privilegi. –affermano i consiglieri –. Non si può andare avanti a puntate e scoop per ridisegnare la mappa istituzionale ma avere il coraggio di farlo in maniera complessiva e coniugare il tutto con una riforma elettorale che, per il parlamento nazionale, riconsegni il potere di scelta al cittadino elettore e si coniughi con una forte riduzione dei privilegi esistenti. Allo stato attuale, l’unico livello istituzionale dove il cittadino elettore non conta nulla, è quello nazionale ma la si fanno le leggi che regolamentano la nostra vita quotidiana; è un paradosso che va rimosso al più presto”

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