Uccisa nella notte con tre coltellate

Il segreto dell’omicidio di Neila Burekaite, 24 anni, particolarmente bella, molto attraente, avvenuto questa mattina poco prima delle ore 7 al terzo piano di palazzo di via Sandro Pertini, al civico 12, nel centro di Vasto, sarebbe racchiuso nel suo computer portatile. Il notebook è stato sequestrato dalla polizia vastese per essere controllato. Era accanto al corpo della Burekaite, colpita tre volte nella regione dorsale con un coltello da cucina, in camera da letto. Lei, a quanto pare, ciattava spesso sul social network Facebook. I sospetti, al momento, sono ricaduti sul compagno della donna, Matteo Pepe, 43 anni, imprenditore edile, separato e con 3 figli, che da tempo conviveva a Vasto con la ragazza. Lui, a differenza di quanto è stato riportato in precedenza, sentito negli uffici della procura di Vasto, dal sostituto Enrica Medori che coordina le indagini e dal dirigente Cesare Ciammaichella, alla presenza dai legali di fiducia, Pasquale Morelli e Gianpaolo Di Marco, non ha ammesso nulla. E tanto basta per tingere di giallo l’assassinio.

Pepe, ora in carcere a Vasto in attesa della convalida dell’arresto con l’accusa di omicidio volontario, secondo quanto si è saputo, si sarebbe trovato di fronte la stessa scena presentatasi ai paramedici del 118, avvertiti dallo stesso Pepe con una telefonata, poco prima delle 8 di questa mattina. A questo punto saranno  gli esami autoptici, fissati per lunedì mattina, che potranno fornire delle ulteriori risposte. L’autopsia sarà eseguita dal  dottor Pietro Falco, lo stesso che questa mattina ha fatto la ricognizione cadaverica, alla presenza del consulente di parte, il dottor Generoso Scarano. Importante nelle fasi successive sarà pure la registrazione della chiamata al 118. In un primo momento, si era saputo che Pepe avrebbe chiesto l’intervento dell’ambulanza per essere soccorso in quanto ferito ad una mano, per un taglio. Una versione che ora, però, non trova alcuna conferma.

“Attendiamo di avere i riscontri fatti dalla polizia scientifica – avvertono i legali di Pepe, Morelli e Di Marco – per ricostruire lo scenario in cui è avvenuta questa tragedia. Non ci sono testimoni oculari, nessuno ha sentito rumori, voci o grida – precisano gli avvocati -, per cui è presto per trarre conclusioni”.

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