Pupillo: “Non siamo noi in ritardo. Sul nuovo Renzetti non c’è chiarezza dalla Regione”

E’ diventata una partita a scacchi il destino dell’ospedale Renzetti a Lanciano.

Nelle ultime 48 ore, con alcune mosse che hanno finito per irritare l’amministrazione comunale di Lanciano, la Asl, alla luce della riunione tecnica che si è tenuto l’altro giorno a Pescara, ha dapprima indicato quale nuova sede del nosocomio le Val di Sangro, poi, in serata ha comunicato d’aver fissato la data del 20 ottobre prossimo per un incontro con i rappresentanti delle amministrazioni del territorio, giorno in cui l’amministrazione comunale frentana dovrà comunicare la sua scelta.

Le pedine si muovono e la partita assume tutti i connotati di un confronto politico. E in effetti lo è. Si gioca pensando di creare difficoltà alla coalizione lancianese, messa di fonte al primo grande problema da quando è alla guida della città. Non sarà vincolante l’indicazione tecnica della Val di Sangro quale nuova sede del Renzetti, comunque la si metta, però, tenta di mettere fuori gioco la proposta di costruire il nuovo nell’attuale sede, così come verrebbero Pupillo e la coalizione che lo sorregge. Loro, d’altro canto, ne hanno fatto uno dei punti fermi della campagna elettorale, che ha permesso  di superare il centro destra. Il Polo Civico Frentano, aveva tra le mani una proposta bella che pronta, elaborata dall’ex manager della Als, Michele Caporossi, lo stesso che aveva riportato in pareggio i conti dell’ente. Al momento opportuno l’hanno tirata fuori e su quella hanno iniziato a ragionare. Una progetto che non stravolge nulla, anzi, riduce l’ingombro dell’area attualmente occupata dal Renzetti e che rispetta quasi tutti i parametri richiesti per ottenere i finanziamenti. Ma non piace, anche se finora non c’è stato nessun pronunciamento tecnico contrario al riguardo. Anzi, lo si aspetta. Finora, però, giurano Pupillo e si suoi, non è mai arrivato. Ecco dunque l’altra mossa: la pedina si muove e da Lanciano l’ospedale si sposta in Val di Sangro. Una delocalizzazione che mira ad altro. C’è l’ospedale di Atessa da ridurre, probabilmente da chiudere, e piazzare un nosocomio a metà strada tra le due città, giustificherebbe una decisione del genere nel prossimo futuro.

Pupillo, come detto, non ci sta a passare per ‘ritardatario’. Ai giornalisti convocati nell’aula del consiglio comunale, presenti anche Paolo Bomba (Udc) e Ermando Bozza (Lista Bozza) spiega: “Non siamo affatto rimasti fermi, come ha affermato ieri in conferenza stampa dal vice coordinatore regionale del PdL, Fabrizio Di Stefano. Nella conferenza dei servizi del 3 settembre scorso avevamo chiesto alla Regione, in particolare al commissario alla sanità, Gianni Chiodi, di darci quattro risposte precise sul nuovo nosocomio. Tra queste, un pronunciamento tecnico sull’intervento da fare nell’area dove sorge il Renzetti. Anche perché, proprio in conferenza di servizi, ci era stata prospettato un ospedale non per 220 ma per 300 posti. Era dunque indispensabile capire se il nostro progetto e lo sviluppo che avrebbe avuto sul sito individuato poteva rispondere anche questa esigenza. Altrimenti individueremo un’altra area, sempre nel nostro territorio”.

Ma non basta. Che la partita sia ‘tattica’, di quelle che rischiano di non far capire nulla alla gente su quanto avviene, con il solito rimbalzo di responsabilità in caso si perdessero i fondi, spunta fuori ora che il 7 ottobre scorso (ricordate questa data, ndr), il governatore Chiodi ha inviato un fax al manager della Asl 2, Francesco Zavattaro. Un documento nel quale il commissario scrive: “La Regione Abruzzo è disponibile a verificare attraverso la normativa vigente la possibilità di realizzare il nuovo ospedale di Lanciano, prevedendo l’ampliamento a circa 300 posti letto”, circostanza che “consentirà di rilanciare il Presidio Ospedaliero di Lanciano come ospedale di comprensorio” La localizzazione dell’ospedale di Lanciano come nodo primario della rete sanitaria integrato con la rete dei servizi territoriali di assistenza, cura e prevenzione, deve puntare – si legge nel documento firmato dal presidente Gianni Chiodi – a rendere massima la fruibilità sia in condizioni ordinarie sia in caso di emergenza o catastrofe, tenendo conto della viabilità, accessibilità, sicurezza dei percorsi, sicurezza idrogeologica, sismica, sicurezza degli impianti e delle apparecchiature. La Regione – continua Chiodi – è tenuta ad elaborare i documenti richiesti (documento programmatico, articolato contrattuale, schede tecniche relative agli interventi) al fine di consentire al ministero della Salute e al ministero dell’Economia e delle Finanze il nuovo accordo di programma mirato all’abbattimento del rischio sismico disposto con legge 77/09 e si impegna a presentare la proposta di realizzazione del nuovo presidio ospedaliero di Lanciano secondo i principi guida, tecnici organizzativi e gestionali per la realizzazione di ospedali ad alta tecnologia e assistenza indicati dalla Commissione Ministeriale presieduta dal prof. Umberto Veronesi coordinata dall’architetto Renzo Piano e declinati nel Piano Sanitario Nazionale 2003-2005. Ciò consentirà – conclude il commissario alla sanità – di rilanciare il PO di Lanciano come ospedale di comprensorio, prevedendo il necessario ampliamento di posti letto e le occorrenti risorse integrative”.

Questo avveniva il 7 ottobre. Ebbene, Zavattaro, dopo la riunione tecnica dell’altro pomeriggio a Pescara, quella in cui si è indicata la Val di Sangro come il luogo ideale per ospitare il nuovo Renzetti, solo ieri ha trasmesso l’importante documento di Chiodi al sindaco Pupillo, che lo ha letto questa mattina in conferenza stampa. Altro che accelerazione sui tempi. E adesso? La prossima settimana in sindaco andrà a Roma, al ministero della Salute. Ci sono da chiarire in quella sede quegli aspetti legati all’ampliamento dell’attuale area  occupata dall’ospedale di Lanciano per un eventuale ampliamento dei posti letto, fino a portarli a 300. Gli spazi ci sono, ma occorre che vengano verificati sulla base di calcoli precisi. Si parte della considerazione che per ognuno di loro sono necessari 240 metri quadri, come da parametri ministeriali”.

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