Quegli sputi a Marco Pannella

La politica è l’attività più alta in cui un uomo abbia la possibilità di impegnarsi. Dedicarsi a progettare ed a realizzare il futuro proprio e dei propri figli è un dovere sociale. Chi afferma che l’attività politica sia qualcosa di deteriore sbaglia e, ove questo giudizio derivi dalla disillusione e non dall’ignoranza e dalla menzogna, va recuperato: poiché chi soffre per la mancanza di qualcosa, è evidentemente in grado di comprendere il valore della cosa di cui si sente privato. È difficile parlare della situazione in cui stiamo vivendo, senza avere la sensazione di annunciare l’ovvio, e tuttavia quello che potrebbe sembrare di piana e comune accettazione pare che debba essere enunciato quale novità. Ma la principale novità che ha bisogno di essere enunciata è quella che esistono degli uomini e delle donne che della passione e dell’impegno politico fanno un abito mentale.

I fatti di Roma rappresentano adesso l’attualità politica. È del tutto evidente che la distruzione di beni – privati o pubblici che siano – è deprecabile nella forma ma è del tutto inutile nella sostanza. Il dato che più mi fa riflettere è che si sia arrivati a credere che questo tipo di azione possa avere un qualche rilievo politico. Com’è possibile che oggi esistano ancora uomini e donne talmente politicamente primitivi, da ritenere che l’incendio e la devastazione abbiano un minimo di ritorno dal punto di vista del coinvolgimento della gente? Viviamo in una società completamente mutata da quella che ha visto la rivoluzione industriale, beni e servizi sono oggi concetti completamente e profondamente diversi. Oggi l’economia è in larga parte fondata su beni immateriali, la distruzione del materiale non ha ricadute economiche se non per colui che subisce il danno, non esiste più alcun effetto domino in questo senso.

Dubito che questo tipo di azioni abbia ancora un senso anche in società sideralmente arretrate rispetto alla nostra, quali quelle nordafricane. Ma almeno lì esiste un minimo di giustificazione logica, se pensiamo che quella modalità di ribellione primitiva, trova una motivazione nel tentativo di abbattere delle dittature altrettanto primitive. Lì non esiste modernità o articolazione sociale. Tornando a noi è invece motivo di riflessione e di preoccupazione l’atteggiamento di larga parte del mondo politico nazionale che, pur simulando una presa di distanza – postuma e fasulla – rispetto a questi fatti, in realtà per troppo tempo li ha sostanzialmente preparati con un atteggiamento obliquo. La contrapposizione politica si è ormai spostata, nuovamente e inutilmente in un perverso déjà-vu storico, sull’uso della piazza – che si spera riesca a supplire alle carenze progettuali di un’opposizione assolutamente incapace di tutto. Sono scandalizzato quindi dalle devastazioni perpetrate nel centro di Roma, ma c’è da essere ben più preoccupati per gli sputi a Pannella. Quel tipo di inciviltà, è la cartina di tornasole della barbarie che si sta impadronendo della politica. È imperativo quindi che si torni alla politica vera, ai contenuti ed ai principi, senza questi ingredienti l’azione politica non lievita, la gente rimarrà distante. Senza dei punti di riferimento veri dal punto di vista dei contenuti, gli italiani continueranno a vagare tra il nulla della sinistra ed il velleitarismo del berlusconismo.

C’è molto da lavorare per i Repubblicani.

GianCarlo Amicarelli, Consigliere Nazionale del Partito Repubblicano Italiano

 

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