Facevano prostituzione connazionali: organizzazione cinese sgominata nel teramano

Ci sono voluti 9 mesi di indagini, accurate in considerazione della ramificazione dell’organizzazione. Alla fine però, la Squadra Mobile di Teramo, è riuscita a stroncare un vasto giro di prostituzione in abitazioni private lungo la costa teramana. Ieri sera gli agenti hanno eseguito sei misure cautelari in carcere firmate dal gip di Teramo su richiesta del pm Scordamaglia. Nel corso di nove mesi di indagine sono state arrestate in flagranza di reato altre 9 persone per violazione di reati sull’immigrazione. Nel corso dei vari controlli sono state identificate 30 prostitute cinesi, diciotto delle quali sono state munite di provvedimenti di espulsione. L’indagine permetteva di verificare che la maggioranza delle prostitute cinesi sfruttate erano in posizione di clandestinità sul territorio nazionale e che la prostituzione era ampiamente pubblicizzata sulle pagine di alcuni giornalini specializzati e siti internet con tanto di foto eloquenti e recapiti telefonici. I clienti, tutti italiani, dopo aver contattato i numeri indicati, ricevevano da parte di donne cinesi, che fungevano da vere e proprie centraliniste, precise indicazioni sull’ubicazione degli appartamenti in cui si dovevano recare per consumare la prestazione sessuale concordata. Ad attenderli all’interno delle abitazioni vi erano le prostitute che dopo la consumazione del rapporto sessuale ricevevano direttamente l’importo di 50 euro. Nel corso dell’indagine sono stati individuati oltre 20 appartamenti all’interno dei quali si consumavano le prestazioni sessuali. Gli affittuari di tali abitazioni risultavano tutti cinesi in regola con le norme sul soggiorno. Le prostitute dovevano consegnare ai loro sfruttatori il 60% del guadagno della loro “attività”. L’indagine ha inoltre accertare che parte del provento dell’illecita attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione veniva trasferito in Cina tramite bonifici bancari. In particolare si verificava che per effettuare i bonifici gli indagati utilizzavano i passaporti di diverse persone in modo da effettuare trasferimenti di piccoli importi non soggetti a verifiche fiscali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *