Anche Frisa, Mozzagrogna e Fossacesia dicono no alla soppressione del Tribunale di Lanciano

Frisa è stato il primo tra i 41 comuni della giurisdizione di Lanciano a sostenere la difesa del Tribunale di Lanciano. Lo ha fatto ieri sera nella seduta del consiglio comunale, che ha votato, all’unanimità, il documento già licenziato dall’assemblea civica di Lanciano, in seduta straordinaria, lo scorso 10 ottobre e che sarà preso in esame nei prossimi giorni dai consessi civici delle altre città dell’hinterland perché si tenga un consiglio regionale ad hoc sulla paventata soppressione dei tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto. Da Lanciano era venuto fuori un documento con la richiesta di “istituzione di un unico tribunale per l’area metropolitana Chieti-Pescara”, un rivisitazione dell’attuale geografia della giurisdizione di Lanciano, allargata ai centri della Marrucina fino ai centri dell’Aventino. Proposte fatte proprio dall’assise civica di Frisa, ai cui lavori hanno preso parte Sandro Sala, presidente del Consiglio dell’Ordine Forense, e Mario Di Iullo, in rappresentanza della Camera Penale, di Lanciano. I loro interventi si sono incentrati sulla necessità di mantenere un presidio che funziona, che risponde alle necessità di giustizia dei cittadini e in difesa dell’occupazione, che certamente non riguarda solo i 400 avvocati che operano nel capoluogo frentano. Dopo Frisa, anche i consigli comunali di Mozzagrogna e Fossacesia si sono espressi allo stesso modo.

“La soppressione del tribunale di Lanciano non è che l’ultimo di una serie di tagli iniziati con il ridimensionamento della Asl Lanciano-Vasto, che prosegue con l’ipotizzata soppressione dell’Istituto Case popolari, la chiusura dell’ospedale di Casoli e qui, da noi, con la mancata ricostituzione della prima classe della scuola media. Come amministratore mi sento frustato – ha detto nel suo intervento il sindaco Rocco Di Battista -. Il territorio Frentano, così come quello Vastese, negli ultimi tre anni è venuto a trovarsi sotto un attacco concentrico di tutti i livelli amministrativi sovraordinati, a partire dalla Provincia, passando per la Regione, fino ad arrivare al governo. Un’azione pervicace, che sta portando ad una concentrazione di enti, istituti e servizi a Chieti, città capoluogo, a discapito di tutto il resto del territorio provinciale, sempre più abbandonato a se stesso. Questo avviene con la discutibile motivazione che si possa migliorare le cose agendo con l’accetta invece che con il bisturi, tagliando in maniera indiscriminata senza porsi minimamente il problema di capire dove si annidano veramente gli sprechi, ritenendo che per far funzionare meglio le cose basta accentrare per avere dimensioni maggiori, scambiando per modernità ed efficienza la spoliazione e l’impoverimento del tessuto sociale del territorio e scavando un solco più profondo tra ricchi e poveri, tra aree metropolitane e zone interne”.

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