Adesso il nuovo Renzetti va a Villa Martelli

Una scelta, se si vuole, una controproposta pensata bene, alla quale sarà difficile dire no. Pur prospettando soluzioni tecniche e strategiche che tengono conto di aspetti fondamentali, al momento sembra l’unica via da seguire, quasi una strada obbligata per far rimanere Lanciano al centro del suo territorio.

In questa ingarbugliata vicenda sul nuovo Renzetti, nata male e che si è complicata giorno dopo giorno, il sindaco Mario Pupillo e le forze della coalizione che lo sorreggono hanno deciso nelle ultime ore il sito dove realizzare il nuovo ospedale di Lanciano: si tratta di un’area vasta, da 102mila metri quadri, che rientra nella zonizzazione del piano regolatore generale. La proposta è stata resa nota alla Asl 2, dunque al manager Francesco Zavattaro, e al Commissario straordinario alla Sanità, Gianni Chiodi, con richiesta, a quest’ultimo, di convocare, in tempi strettissimi, un incontro con l’amministrazione comunale frentana.

Non è una resa, come qualcuno potrebbe pensare visto che il Polo Civico Frentano, in campagna elettorale, aveva sostenuto che il Renzetti, il nuovo, si sarebbe dovuto costruire dov’è il vecchio. Pupillo, Pino Valente e Donato Di Fonzo e con loro gli altri partiti e i movimenti della coalizione, non solo lo avevano promesso ai loro elettori, ma hanno compiuto tutti i passi necessari perché l’intervento fosse fatto su quel sito.

C’era già il progetto, come più volte spiegato dagli amministratori lancianesi, elaborato dal precedente manager della Asl Lanciano-Vasto, Michele Caporossi. Lo studio era stato rivisto e corretto per adeguarlo a una capienza di 300 posti letto, anziché i 200 previsti sull’originale. Individuato anche lo spazio nell’area dell’ospedale dove costruire il monoblocco di 5 piani, con uno sviluppo di 5000 metri quadrati d’ingombro nella zona dove oggi si trova l’eliporto, l’obitorio e strutture di modesta volumetria, con ingresso e uscite sulla variante alla SS 84 Lanciano-Castel Frentano, e quella riservata ai pedoni su via Luigi de Crecchio. Lavori che si sarebbero potuti portare avanti senza toccare le palazzine e i reparti.

Insomma, sembrava tutto in regola, tanto più che il mistero della Salute, il 21 ottobre scorso,  nell’incontro tra i funzionari di via Lungotevere Ripa il primo cittadino Pupillo, il vicesindaco Pino Valente, il consigliere comunale e segretario cittadino del Pd, Leo Marongiu e il dirigente del settore urbanistica, Vincenzo Di Fabio, non aveva mosso alcuna obiezione. Sembrava fatta, si diceva, invece, il colpo di scena. Venerdì scorso, a Pescara, Zavattaro ha detto no, rimettendo di nuovo tutto in discussione. “Non solo – racconta Pupillo nella conferenza stampa che questa mattina si è svolta nell’aula delle assemblea civiche di palazzo di città -: ci è stato detto chiaramente che ci dovevamo considerare responsabili per il ritardo della scelta”.

Un’accusa pesante e screditante per Lanciano, perché tra le quattro città abruzzesi interessate ai nuovi ospedali, in ritardo lo è davvero. Ma mentre a Vasto, Sulmona, Avezzano e Giulianova le decisioni sono state prese da tempo, con amministrazioni già in sella, nel capoluogo frentano c’è stato un cambio in Comune non di poco conto. Sicuramente inatteso per il centro destra, che era al governo della città da 18 anni. Era in essere la cosiddetta filiera (Lanciano-Provincia-Regione), che Pupillo, a maggio, ha interrotto, rimettendo in discussione molte cose (vedi pure il Prg o la realizzazione dei nuovi loculi al cimitero).

“Se tempo si è perso – aggiunge il primo cittadino -, non è assolutamente colpa nostra. Vogliamo parlare della riunione con i sindaci del territorio, che non c’azzeccavano nulla con quella che era e rimane una nostra decisione? O vogliamo parlare che il nuovo ospedale, da 200 posti, ci è stato detto che sarebbe dovuto diventare comprensoriale e, quindi da 300 posti? E che dire con le proposte di localizzazione del nosocomio prima Fossacesia e, poi, in località Cerratina, in Val di Sangro? La verità è che noi ci siamo sempre comportati correttamente, abbiamo sempre ragionato con carte alla mano, loro, invece, non hanno mai dimostrato quel che, in realtà, volevano e sui fondi a disposizione. A questo punto, abbiamo deciso di prospettare come soluzione Villa Martelli, punto d’incontro tra Ortona e Atessa – spiega Pupillo, che solleva la piantina dell’area individuata (vedi foto in alto a sinistra).

Una scelta strategica “sofferta – come l’ha definita Valente – ma nell’interesse della nostra gente”. Dettata pure dall’evidente intenzione di procedere alla chiusura del San Camillo del centro sangrino, e del Bernabeo di Ortona.

La Regione, ora deve scoprire le carte, anche perché Villa Martelli, proprio in prossimità dell’incrocio con l’incrocio per Treglio, a differenza di Cerratina, zona sulla quale insiste Zavattaro, ha i requisiti che il manager aveva invocato tempo fa, quando ebbe a dichiarare che bisognava “guardare al territorio”. Vicinanza all’autostrada A14, collegamenti con il Sangro previsti nel nuovo piano regolatore, vicinanza pure con i centri della Marrucina e della valla del Moro, la linea ferroviaria della Sangritana (da Castel Frentano a San Vito) che potrebbe trasformarsi in una metro di superficie e offrire così un servizio di collegamento rapido e comodo.

Piacerà? Le carte di Pupillo sono sul tavolo ora si aspetta che vengano girate quelle nelle mani di Asl e Regione. “Non dimentichiamo che proprio in quest’aula – ricorda il presidente del consiglio comunale, Donato Di Fonzo -, durante il consiglio comunale straordinario che avemmo ad ottobre scorso, il PdL, per bocca del vice coordinatore regionale e senatore della Repubblica, Fabrizio Di Stefano, venne ribadita l’autonomia decisionale dell’amministrazione sulla localizzazione del nuovo Renzetti. Bene, adesso vediamo se la rispetteranno”.

E se non andrà neanche stavolta, Pupillo tornerà sulla prima ipotesi e con i 50 milioni di euro che la Regione stanzierà, si darà da fare per cercare quelli che mancano.

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