Adesso lo scontro è sui tribunali

Dagli ospedali ai tribunali. La battaglia politica si è spostata nelle ultime ore sulla riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie che, se dovesse andare i porto, così come è stata pensata, metterebbe a rischio, in Abruzzo, la sopravvivenza dei tribunali di Avezzano, Lanciano, Vasto e Sulmona. Ieri, il consiglio regionale, ha  approvato un documento con il quale, di fatto, l’assemblea in Emiciclo ha posto, come criterio della riorganizzazione, la necessità di garantire la permanenza del Tribunale ordinario nei circondari del capoluogo di provincia. L’esame della questione, in seduta straordinaria, era stato sollecitato dal capogruppo dei Verdi, Walter Caporale e accolta dal presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano. Caporale aveva fatto suo l’ordine del giorno licenziato all’unanimità dal consiglio comunale di Lanciano, anche questo tenutosi in seduta straordinaria e aperto alla partecipazione di parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, rappresentanze degli ordini forensi e forze sociali. Il 10 ottobre scorso l’assise civica frentana si era pronunciato non solo contro la soppressione del tribunale di Lanciano, ma tra le righe aveva difeso pure gli altri centri interessati alla riforma. Non solo: in aula si era riproposta la questione dell’Area Metropolitana, toccato in quella sede in più d’un intervento. D’altro canto, tanto a Lanciano, quanto in buona parte dell’Abruzzo, da tempo si invoca di sciogliere l’annoso nodo di Chieti-Pescara. Non fosse altro perché pare davvero assurdo che si continui a tergiversare sulla vicinanza delle due città e sul fatto che esistano, a pochi chilometri l’uno dall’altro, doppioni di uffici, di servizi d’ogni genere. La questione va ben oltre il puerile ‘campanilismo’, ma va interpretata come esigenza per una migliore distribuzione dei servizi sul tutto il territorio regionale e con indubbi benefici sulle spese. E siccome la questione era tornata a galla con la paventata riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie, è stata lanciata la proposta di unire i tribunali di Chieti e Pescara. Apriti cielo. L’ordine degli avvocati di Chieti e il primo cittadino teatino avevano subito detto no. Ieri, poi, dopo l’approvazione del documento da parte del Consiglio regionale, Caporale aveva parlato di ‘avvenimento storico’, suscitando la reazione dell’assessore regionale Mauro Febbo. “È singolare l’atteggiamento di alcuni consiglieri regionali contro le paventate chiusure di alcuni Tribunali. Come sono altresì singolari le affermazioni di Walter Caporale, che cerca di elevarsi a paladino dei palazzi di Giustizia dell’Abruzzo. Il documento approvato in consiglio Regionale martedì scorso – rimarca Febbo – è stato votato all’unanimità solo dopo le modifiche volute e sostenute dal Gruppo Pdl in Regione, quindi è un altro documento rispetto a quello presentato (da Caporale, ndr). Il sottoscritto, in una riunione di maggioranza di sabato scorso, aveva già chiesto che il documento, condivisibile nel merito, venisse modificato nella sostanza, apportando modifiche e chiarimenti. La risoluzione approvata è quella voluta e modificata dalla maggioranza di centrodestra. Infatti – aggiunge Febbo – la legge 14 settembre 2011, che contiene la delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, pone quale criterio della riorganizzazione la necessità di garantire la permanenza del Tribunale ordinario nei circondari del capoluogo di provincia. Quindi è tecnicamente impossibile accorpare i Tribunali di Chieti e Pescara come sollevato da qualcuno per pura demagogia o sciocco, superato e dannoso campanile. Inoltre, è da evidenziare – spiega l’assessore – che il capogruppo Pdl Lanfranco Venturoni ha sottolineato, nel suo intervento in Consiglio regionale, come il Pdl – secondo quanto stabilito nella riunione di sabato scorso e rimarcato dal sottoscritto – sia contrario all’accorpamento dei tribunali di Chieti e di Pescara, così come sta lavorando e lavorerà per evitare la chiusura dei tribunali di Vasto, Lanciano, Avezzano e Sulmona”. “Febbo vaneggia – risponde il capogruppo dei Verdi – e mente spudoratamente, la risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, che blocca la chiusura dei tribunali cosidetti minori (Lanciano, Sulmona, Vasto e Avezzano) è stata preparata e proposta da noi e sottoscritta da Sulpizio (IdV), Costantini (IdV), Saia (Comunisti italiani), D’Amico (PD) , Nasuti (Gruppo Misto), Di Pangrazio (IdV), Argirò (PdL), Paolini (IdV), Rabuffo (FLI), D’Alessandro (PD), Ruffini (PD)”.

Polemiche al palazzo dell’Emiciclo, ma anche a quello di giustizia di Lanciano. Sempre ieri, il presidente della Camera Penale, Sandro Troilo, aveva replicato al sindaco di Chieti, Di Primio. Un intervento che ha provocato a sua volta la reazione del presidente dell’Ordine degli Avvocati frentani, Sandro Sala: “L’istituzione che rappresenta ufficialmente gli oltre 600 legali, tra avvocati e praticanti, di Lanciano e’ l’Ordine. Noi ci siamo giù espressi con la delibera unitaria del Coordinamento Ordine Forensi Abruzzesi (Cofa) per il mantenimento di tutti i tribunali provinciali d’Abruzzo – distinge Sala – la questione sollevata dal sindaco di Chieti non riguarda gli avvocati ma la politica. Per quanto riguarda la posizione della Camera Penale di Lanciano tengo a sottolineare che il presidente dell’organizzazione sindacale autonoma parla a nome dei circa 40 avvocati che ne fanno parte. Non entro nel merito delle dichiarazioni, assolutamente legittime, ma sia chiaro agli organi di informazione e ai cittadini che l’istituzione che rappresenta la posizione di tutti gli avvocati di Lanciano è l’Ordine degli Avvocati e non la Camera Penale”.

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