Amicarelli (Pri): “Un Governo di tecnici è antipopolare, e serve a fare quello che il popolo non vuole”

* di GianCarlo Amicarelli

I guai li ha combinati la politica, la politica sa produrre solo storture, debito e difficoltà. Togliamo di mezzo la politica e lasciamo fare ai tecnici. I tecnici ci porteranno fuori dalle secche in cui ci troviamo. I tecnici conoscono la ricetta per guarirci dalla nostra malattia, i tecnici sono la panacea per tutti i nostri problemi.

Mai, nella storia repubblicana, il ricorso ai cosiddetti Governi dei tecnici ha portato a soluzioni fattive e durature dei problemi di questa nazione. Al massimo si è trattato di soluzioni temporanee o palliative, fatte solo per poter percorrere un altro pezzo di strada. Il primato della politica è essenziale ed irrinunciabile in una democrazia, da Pericle ai giorni nostri. Se fosse vero o almeno verosimile che i tecnici abbiano più capacità e preparazione dei politici per governare, allora non dovremmo più eleggere i nostri rappresentanti. Non dovremmo più eleggere i Sindaci, i Presidenti di Regione, i Parlamentari,  i Ministri. E con essi dovremmo evitare di eleggere ogni Amministratore Pubblico. Indiciamo quindi dei concorsi per titoli ed esami, ed affidiamo la gestione della cosa pubblica ai vincitori dei concorsi.

Il governo dei tecnici anche questa volta, non risolverà i problemi dell’Italia. Monti è sicuramente una persona degna, competente, e con una buona immagine all’estero. Tuttavia ha su di sé un peccato originale da cui nessuno lo può mondare: non è stato eletto da nessuno. Ed in un Paese normale, come amava dire Berlinguer, si governa solo se si è eletti. Non si governa per investitura, nemmeno se questa investitura proviene dalla prima carica dello Stato.

E qui è necessario dire qualcosa che non si ascolta spesso in queste convulse ore, ma tuttavia è necessario dire con chiarezza. Il Presidente della Repubblica ha sicuramente esorbitato dal suo ruolo. Ha cioè indicato non solo la strada da percorrere per la soluzione della crisi, ma ha addirittura indicato chi dovrà essere a guidare il nuovo Governo. Ed il Parlamento dovrà solo ed unicamente avallare con il suo voto l’operato di un Governo non eletto. Torno ancora su questo punto perché è essenziale, per chi abbia sensibilità democratica.

Un Governo di tecnici è antipopolare, e serve a fare quello che il popolo non vuole. A fare queste affermazioni è stato Palmiro Togliatti negli ani sessanta. I suoi eredi sembra che se ne siano dimenticati, nel cupio dissolvi dell’antiberlusconismo. E adesso dovranno forse avallare scelte e politiche che il loro elettorato assolutamente non vuole.

E qui veniamo al problema politico vero davanti a cui ci troviamo. In Italia non esiste un’opposizione. E d’altra parte qual è la fotografia politica del nostro Paese? Qual è l’italiano medio di questo inizio di millennio? Intanto non è di sinistra. La maggior parte degli italiani è di centro desta. Nei circa diciassette anni dell’era Berlusconi, la sinistra ha vinto solo due volte. La prima volta, per ammissione dello stesso D’Alema, la destra aveva preso più voti. La seconda volta, quando nel 2006 Prodi vinse le elezioni, credo che si possa tranquillamente affermare che si trattò di una vittoria abbastanza fortunosa. E che cosa vuole l’italiano medio per il suo Paese? Vuole meno tasse, vuole meno Stato, vuole più liberismo, vuole che si smetta di gestire l’esistente e che si metta mano a riforme profonde della Nazione. Questo vuole. Incontrovertibilmente. Berlusconi ha sempre vinto le sue elezioni battendo su questi punti. Che poi non abbia realizzato quanto promesso è tutto un altro discorso. Ma su una cosa non ci sono dubbi: questi sono sempre stati i punti qualificanti del suo programma. Non tenerne conto è sciocco e, come tutte le cose sciocche, è inutile.

Ma torniamo a noi, manca una opposizione vera e credibile al nostro Paese. L’opposizione è la base irrinunciabile della democrazia: non il Governo qualifica una democrazia, ma l’opposizione. Il Governo c’è anche nelle dittature. L’opposizione solo nelle democrazie. Ed ecco la gravità del danno, tutto italiano, che la mancanza dell’opposizione, reca al Paese. Chi è oggiAggiungi un appuntamento per oggi che rappresenta l’opposizione in Italia? Abbiamo Di Pietro, Bersani, Fini, Casini, Vendola, ecc. tutti assolutamente allotropi l’uno con l’altro. E tutti, tranne forse Casini, a capo di Partiti che non sono Partiti, ma contenitori. Attenzione però, non si tratta di contenitori tipo la D.C. della prima repubblica. Qui non c’è più il collante della comune matrice cristiana a tenerli insieme. Si tratta al contrario di contenitori di istanze centrifughe persino al loro tesso interno. E come possono questi anche solo ipotizzare, di costituire una compagine governativa coesa, credibile, efficiente, fattiva?  Non possono. Ed ecco allora la necessità del governo dei Tecnici: mascherare l’impossibilità di governare dell’opposizione in questo Paese.

Non è questa la strada, la politica deve riconquistare il suo ruolo. Dobbiamo avere la forza e, se vogliamo, la fede di resistere al vento dell’antipolitica che soffia fortissimo. La strada maestra in situazioni come questa è quella delle urne.

*Consigliere Nazionale del Partito Repubblicano Italiano

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