Regione, il PD chiede a Chiodi di dimettersi da Commissario alla ricostruzione

Nuovo governo  e nuova richiesta di dimissioni da Commissario per la ricostruzione per Gianni Chiodi.

E’ quanto è emerso nella conferenza stampa che questa mattina, a L’Aquila, hanno tenuto i consigliere regionale del PD, Giuseppe Di Pangrazio, Claudio Ruffini e il vice presidente del Consiglio regionale, Giovanni D’Amico.

“Il tempo del commissariamento della ricostruzione post-terremoto è concluso. Solo Chiodi non si è reso conto che il sogno è finito. Lasci e torni a fare il Presidente della Regione – ha detto Di Pangrazio. La sua richiesta parte dal fatto che ieri, Chiodi, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Speciale per la ricostruzione “è stato evasivo su una serie di questioni su cui da tempo chiediamo chiarimenti, come i costi del progetto Case e la vicenda dell’istituzione della Zona Franca Urbana”. Secondo Di Pangrazio, ad esempio, il Commissario non avrebbe ancora spiegato che fine hanno fatto i quasi 300 milioni di euro della differenza tra i fondi stanziati dalla Protezione Civile per il progetto Case (pari a un miliardo e 86 milioni di euro) e quelli effettivamente spesi per le opere (809 milioni). “In audizione – ha continuato l’esponente del PD – Chiodi ha risposto di non saperne nulla, promettendo che si sarebbe informato. A nostro parere è gravissimo che il Commissario delegato non abbia conoscenza di dove siano finiti quei soldi. Dimostra che non è in grado di ricoprire un ruolo tanto delicato”. Dal PD sono arrivate accuse anche alla gestione dei rapporti con l’Unione Europea per la Zona Franca dell’Aquila. “Lo scorso settembre – ha puntualizzato – è stata richiesta l’integrazione della documentazione da parte dell’Ue, ma nessuno ci ha fatto vedere cosa è stato inviato a Bruxelles. Ad oggi, quindi, non sappiamo se i documenti prodotti dalla Regione siano sufficienti a portare avanti l’iter per l’istituzione”. Non sono mancati riferimenti ai ritardi nell’avvio dei lavori di ristrutturazione delle palazzine dell’Ater dell’Aquila, classificate “E”, per i quali “circa 84 milioni – ha precisato ancora il Consigliere – giacciono inutilizzati nelle casse del Provveditorato alle Opere pubbliche, a cui il Commissario ha affidato i lavori, sottraendoli alla competenza dell’Ater stessa”. L’ultima stoccata è relativa alle dichiarazioni di Chiodi sul progetto per i sottoservizi all’Aquila, presentato dalla Gran Sasso Acque. “Il Commissario – ha rimarcato Di Pangrazio – ha lasciato intendere che l’aumento del costo delle opere, passato da 30 a 140 milioni di euro, fosse legato a un tentativo della società di approfittare della situazione. In realtà, invece, è stata la Struttura Tecnica di Missione a chiedere integrazioni al progetto, prevedendo interventi non solo per fogne e condutture idriche, ma anche per le reti telefoniche, elettriche e del gas”. Da D’Amico, infine, è arrivato l’invito a costituire una nuova governance della ricostruzione, “in cui Comuni del cratere sismico, Regione e Governo, siedano in posizioni paritetiche e dialoghino sulle problematiche del dopo sisma. Sono convinto che il nuovo Governo di Mario Monti possa giocare un ruolo importante nel riportare alla normalità questi equilibri”.

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