Dopo 38 anni Lanciano ha il nuovo piano regolatore

E’ arrivato alle 20, a conclusione di una lunga seduta, il sì del consiglio comunale di Lanciano al nuovo piano regolatore della città. Finisce un’attesa lunghissima, durata ben 38 anni, con gli ultimi 16 trascorsi tra discussione, fasi progettuali e esami tra commissioni e assemblee civiche (circa 80 di cui 36 effettive, per una spesa di 70mila euro per gettoni di presenza) sulle osservazioni. Il centro destra ne aveva fatto uno dei punti fondamentali delle campagne elettorali che avevano portato alla elezione di Nicola Fosco, prima, e per due volte dell’ex sindaco Filippo Paolini. Due anni fa, dopo il rimpasto in esecutivo, che ha portato alla guida dell’assessorato all’Urbanistica Marco Di Domenico, c’era stata un’accelerazione nell’iter, ma non è bastato per presentarsi all’elettorato con il nuovo strumento definitivamente approvato. A maggio, poi, la vittoria del centro sinistra e il nuovo e definitivo esame con qualche modifica. Quelle più sostanziali ci saranno in futuro, perché il sindaco Mario Pupillo e i suoi si sono trovati di fronte a un atto dovuto e non c’è stato il tempo per intervenire. D’altro canto era accaduto qualche tempo fa anche con il bilancio. Il piano è stato approvato da maggioranza e minoranza con 13 voti favorevoli e un astenuto, Alex Caporale della lista civica Uniti per Lanciano. Alla discussione e al voto per l’approvazione del nuovo Prg non hanno partecipato per incompatibilità 10 consiglieri su 24, più il sindaco Pupillo.

Soddisfazione in aula, soprattutto nella maggioranza, che azzera un’altra casella sui suoi punti programmatici. Lo è pure l’ex titolare dell’Urbanistica. “Il mio impegno, profuso con determinazione e coerenza non era e non voleva essere finalizzato ad uno scopo personale – dice Di Domenico -. Mi interessava invece, lo sviluppo della città e la mia determinazione, ha contribuito a dare uno scossone al torpore, alla stasi di cui era affetta Lanciano, che era piegata su se stessa. Ho lavorato tra mille difficoltà, soprattutto pesavano come macigni i 16 anni d’attesa. Il piano spezza definitivamente l’isolamento nel quale alcuni amministratori, nel recente passato, avevano posto Lanciano: è, infatti, aperto a quelle realtà che ci sono vicine, come Rocca San Giovanni, Treglio e altre ancora. E’ stata politica del fare – sottolinea l’ex titolare dell’Urbanistica -, almeno per quel che mi riguarda – ha concluso Di Domenico che, però, avverte -: ben venga una variante al piano, ma che sia largamente condivisa e non preconfezionata e preconcetta”.

Il piano, però, per amor del vero, è stato disegnato nel 1996, e potrebbe già essere vecchio: da allora l’urbanistica è cambiata e Lanciano si trova ora nella necessità di dover intervenire per migliorarla e renderla al passo con i tempi. Si aprirà una nuova fase l’importante ora era approvare lo strumento.

“Tre sono state le caratteristiche che hanno contraddistinto l’azione della nostra Amministrazione per dotare la città di un piano fondamentale di sviluppo urbanistico, economico e sociale: i tempi brevi, la discontinuità nei metodi e la responsabilità – sintetizza Alessandro Di Matteo, capogruppo di Lanciano in Comune.

Il consiglio comunale, riunito in seduta straordinaria, ha proseguito la discussione sull’adozione del Piano Integrato d’Intervento, che è passato con 12 sì e 8 no, e l’ astensione di Caporale.

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