Giulio Borrelli presenta il suo progetto politico

Slogan ‘Io ci sto’, preso in prestito da una canzone di Rino Gaetano. C’é anche chi si è divertito a trasformare l’acronimo USA in Un Sogno Atessano. Un sogno che molti vorrebbero che si trasformasse in realtà. D’altro canto, chi propone di mettersi in cammino tutti insieme per cambiare ed essere protagonisti del proprio futuro non è un il solito politico di turno, ma quel Giulio Borrelli, giornalista e scrittore, inviato Rai dagli Stati Uniti, che ha deciso di partire proprio dalla sua città, Atessa, con un progetto politico nuovo. Un’impresa se si considera che cercherà di farsi strada in un momento di profonda crisi dei partiti. Voglia e coraggio non mancano e tanto basta a riempire come un uovo il teatro comunale ‘Antonio Di Iorio’. La lista c’è già, si chiama Atessa Unita – Giulio Borrelli. Non ha logo, ma il volto del giornalista. Per adesso. Nemmeno un programma definito. E Borrelli non è scontato che sia  il candidato sindaco per le comunali della prossima primavera. Saranno i cittadini a dover scegliere stemma, progetti e chi dovrà portarli al palazzo di città. “Per me Atessa Unita è una fabbrica di idee, aperta a tutti – spiega Borrelli – la politica, per come la intendo io, è questa ed è il motivo per cui ho detto ‘Io ci sto’. Un sì non per guardare al passato, ma al futuro”. Partecipazione e condivisione sono le parole chiavi. Pronunciate con un linguaggio nuovo, che sorprende la platea. Borrelli inizia il suo intervento con un messaggio di saluto a chi ha amministrato Atessa negli ultimi anni. Non attacca, come qualcuno potrebbe aspettarsi da chi cerca di farsi spazio. Roba antica. E anche questo è un segnale di distacco con il passato, con un modo di fare politica che ha finito per far crollare i ponti del dialogo, non risolvere i problemi e perdere l’interesse dei cittadini. Si limita a riconoscere che opere ad Atessa ci sono state, condivisibili o meno, “ma quel che preoccupa è che per quelle scelte siamo indebitati per i prossimi 15 anni. La nostra città sta vivendo una fase di declino, si è ripiegata su se stessa. Ma non è certo colpa solo di chi l’ha guidata”. E tira giù una serie di cose che testimoniano il decadimento: dal declassamento dell’ospedale, al commercio in crisi nel centro storico, a Montemarcone – località a valle di Atessa, ndr – che è cresciuta in disordine, ed è corpo estraneo alla città. “Manca uno spirito comunitario, dobbiamo ricrearlo, lavorare insieme. Non vogliamo sostituirci ai partiti, ma ritrovarci come cittadini” E cita il cardinale Angelo Bagnasco, e quell’intervento del presidente della Cei, a Todi, in occasione del Forum delle associazioni cattoliche. “Ha detto che l’assenteismo sociale, per i cristiani, è un peccato. Io dico che è un errore. Dobbiamo ricreare, forse creare l’anima della nostra comunità se non vogliamo morire di inedia”.

Borrelli ‘c’é’, adesso tocca agli atessani.

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