Sciopero in Sevel contro la ‘pomiglianizzazione’ del più grande stabilimento d’Europa

Scongiurare la ‘pomiglianizzazione’ del più grande stabilimento d’Europa per produzione di veicoli commerciali leggeri. E’ questa la battaglia che da mesi si sta portando avanti la Fiom Cgil e che in queste ore si è fatta più intensa. D’altro canto, dal prossimo 1° gennaio il sindacato, a cui fanno riferimento 800 lavoratori della Sevel di Piazzano di Atessa, rischia, a differenza delle altre sigle, di restare fuori i cancelli.  E’ una battaglia che si disputa a livello nazionale e interessa 11mila iscritti alla Fiom. La disdetta degli accordi sindacali, annunciata alcuni giorni fa dall’amministratore delegato Fiat, Srgio Marchionne, riguarda infatti tutti gli stabilimenti del gruppo torinese, tanto quelli di Fiat Spa, che di Fiat Industrial. Oggi, alla Sevel, la Fiom ha proclamato otto ore di sciopero ed è stato da subito balletto di cifre sull’adesione: 40 per cento in meno di produzione per il sindacato, 17 per cento per la Fiat.

“Il turno di straordinario ha fatto registrare una produzione di 210 furgoni sui 430 previsti – ha dichiarato il segretario provinciale della Fiom-Cgil di Chieti, Marco Di Rocco – la produzione è quindi, secondo i dati in nostro possesso, più che dimezzata. In fabbrica c’é grande attenzione al problema della ‘pomiglianizzazione’ di Sevel, gli operai sono preoccupati per la crisi e le conseguenze della disdetta degli accordi sindacali. Martedì è prevista una grande partecipazione alle assemblee di due ore che la Fiom terrà davanti i cancelli dello stabilimento nei turni di mattina (9-11) e pomeriggio (15-17) – sottolinea Di Rocco – da quelle assemblee dovranno scaturire nuove azioni di lotta per impedire un accordo sindacale separato in Sevel. Ci giocheremo tutte le nostre carte”.

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