Sevel, lavoratori sempre preoccupati sui piani di Marchionne per la Fiat

Fiat e i sindacati torneranno a incontrarsi venerdì prossimo, 2 dicembre su Magneti Marelli e Fiat Industrial e lunedì 5 dicembre per il resto del gruppo. L’atteso confronto oggi a Torino, nella sede dell’Unione industriale, però, ha fatto registrare l’assenza dal tavolo sul nuovo contratto della Fiom. La  rappresentanza dei metalmeccanici della Cgil ha trovato la porta chiusa: Giorgio Airaudo e altri quattro delegati provenienti dagli stabilimenti Fiat di tutta Italia Iveco di Brescia, Emilia Romagna, il rappresentante della Ferrari  e della Maserati sono rimasti fuori insieme alle rsu dei Cobas che volevano entrare nella saletta sindacale.Un incidente nel giorno più importante della trattativa, di cui la Fiat si è subito scusata in un comunicato stampa. “L’azienda è dispiaciuta che la trattativa sia iniziata senza la presenza di Maurizio Landini. Il segretario generale della Fiom, ha abbandonato la sala con altri membri della propria delegazione lasciando come osservatore il segretario provinciale Federico Bellono, lamentando il fatto che una rappresentanza di Cobas impediva l’accesso a una parte della delegazione Fiom”.
E mentre a Torino si avvia la discussione, davanti ai cancelli della Sevel di Piazzano di Atessa, la Fiom i lavoratori aderenti alla Fiom hanno scioperato per due ore e hanno preso parte a un’assemblea che si è tenuta fuori dei cancelli della fabbrica. Non molti, per la verità, vi hanno aderito. In un momento di crisi e di incertezze come questo, l’ago della bilancia inevitabilmente gira da un’altra parte. “C’è paura in fabbrica – ammette il segretario provinciale Chieti della Fiom, Marco Di Rocco, che insieme a quello regionale, Nicola Di Matteo e Antonio Teti, rsu Sevel hanno parlato ai lavoratori -. Anche perché gli operai si sentono pressati dall’azienda a non partecipare sia alle assemblee, che allo sciopero” L’aria che tira non è certo delle migliori. La Fiom rischia di restare fuori dalla fabbrica, effetto Pomigliano. “Non siamo contro l’accordo – dice Teti – sbaglia chi ci marginalizza come il sindacato del ‘no’. La verità è che quell’intesa non riguarda solo la Fiom, ma tutti i sindacati e tutti i lavoratori”. Un passo indietro di decenni, che rischia di cancellare dei diritti sindacali conquistati nel tempo. Non solo. I timori sono tutti rivolti al piano che l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha in mente. Molti lavoratori vivono nel dubbio che l’ad possa pian pianino portare l’intera produzione della Fiat oltre Oceano. Il sospetto si rafforza per la presenza di alcuni lavoratori messicani per studiare il processo di produzione del Ducato, a cui si ispirerà il furgone da costruire in Messico, a Toluca, dove la Chrysler ha un proprio stabilimento. “Impareranno e ci lasceranno senza lavoro – afferma convinto un rappresentante dei sindacati autonomi.

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