La Sasi condannata a versare oltre 15 milioni di euro alla Isi

Patrizio D’Ercole e Mario Ciarrapico, rispettivamente presidente e membro del cda della Isi, la società del patrimonio delle reti idriche del chietino, lo hanno annunciato alla stampa questa mattina dopo aver fatto partire una dettagliata lettera ai 76 sindaci dei comuni soci. Una missiva che accompagna la sentenza pronunciata lo scorso 11 novembre dal giudice del tribunale di Lanciano, Paola Di Nisco, che condanna la Sasi, che gestisce il servizio idrico integrato, ad inserire nel prossimo bilancio (31 dicembre 2011) tutti ‘gli omessi ammortamenti dei beni Isi relativi agli anni che vanno dal 2003 al 2011”. Conti alla mano, si tratta di oltre 15 milioni di euro, che vanno ben oltre il capitale sociale della Sasi, di 1,9 milioni di euro. Una situazione che potrebbe far ‘saltare’ la Sasi e mettere in serio pericolo la gestione di un servizio pubblico essenziale. D’Ercole ne è convinto. Per questo, oltre ai sindaci, ha messo al corrente della realtà il Procuratore generale della Repubblica della Corte d’Appello de L’Aquila, i procuratori di Lanciano, Chieti, L’Aquila, Teramo e Vasto, il procuratore regionale presso la Corte dei Conti, la Guardia di Finanza di Lanciano. E oggi, i giornalisti, nell’incontro presso la sede che ospita le due società.

La Isi di Lanciano è l’unica società del patrimonio rimasta operante in Abruzzo. “La nostra non è stata una battaglia politica, l’abbiamo portata avanti solo ed esclusivamente nell’interesse dei cittadini, che sono i proprietari delle reti e combattiamo perché le generazioni future continuino ad avere a disposizione il bene di cui abbiamo goduto finora – spiega D’Ercole -. Ecco perché abbiamo resistito ai tentativi di scioglierla”. Non è la prima volta che la Isi si rivolge alla magistratura. Ma l’ultima sentenza (la quarta in ordine di tempo che dà ragione alla società del patrimonio) assume una importanza del tutto particolare perché per la prima volta “smonta la delibera 46 del commissario dell’Ato, Massimo Caputi e dell’ex commissario, Valeri, che non indicava la quota d’ammortamento – tiene a specificare il presidente della Isi. Ma mette pure in grossa difficoltà la Sasi, chiamata a versare quanto dovuto alla società del patrimonio e a rivedere tutti i bilanci nei quali erano state spalmate quelle quote d’ammortamento. “Uno scenario da dissesto che deve far riflettere i sindaci soci. Ma anche la Regione è chiamata a intervenire – aggiunge D’Ercole -. Anche perché la Sasi non fa manutenzione delle reti che sono particolarmente vecchie. Rischiamo il collasso”. Non solo. Spunta fuori anche una lettera del 21 novembre scorso, a firma di Roberto Passino, presidente della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche, indirizzata alla Sasi e tra gli altri al presidente dell’Ambito Territoriale Ottimale 6 Chietino, con la quale si invita la società che gestisce il servizio idrico integrato ‘a ripristinare la legalità circa l’aumento retroattivo delle tariffe dell’acqua’. La commissione ha dato 15 giorni di tempo alla Sasi per adeguarsi ‘prima di intervenire presso gli organi giurisdizionali competenti’.

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