Racconto inedito di Anna Politkovskaja, edito dalla casa editrice abruzzese Carlo Spera, presentato in anteprima italiana a Torino

Nel quinto anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaja, a Carmagnola, in provincia di Torino, è stato presentato al pubblico il volume inedito della giornalista russa “Cecenia: la guerra degli altri” (Carlo Spera editore). La presentazione, d’accordo con i figli Vera e Ilya, è avvenuta nel corso dell’evento “Anna vive… ma io che c’entro?” organizzato dall’Organizzazione di volontariato per la solidarietà Mondo in Cammino Onlus all’interno della campagna per la democrazia dell’informazione “Dar voci alle voci”, dedicato alla Politkovskaja. Alla manifestazione sono intervenuti Don Andrea Gallo, Chris Busby, Giorgio Fornoni, Pierpaolo Mittica, Alexander Cherkasov, Massimo Bonfatti, Carlo Spera, Alessandra Attaniese e Bruna Orlandi.

Le mille copie che la figlia di Anna Politkovskaja, Vera, ha concesso per la pubblicazione non andranno in vendita nelle librerie, ma saranno vendute tramite canali alternativi come presentazioni, passaparola e associazioni. Gran parte del ricavato andrà all’associazione russa Memorial per finanziare la costruzione di librerie per bambini e ragazzi nei villaggi ceceni. Il libro è inedito in Italia e si tratta di un’importante pubblicazione per la casa editrice abruzzese, Carlo Spera Editore, di Lanciano. Spera vive e lavora a Lanciano. Nel 2001 si è diplomato in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino fondata da Alessandro Baricco. Da allora alterna al lavoro di scrittore-fotoreporter quello di editore e insegnante organizzando corsi e laboratori di scrittura, cinema, narratologia e fotografia sociale nelle scuole. Attualmente sta scrivendo un libro e preparando una mostra fotografica sul Caucaso del Nord.

“Il volume di Anna Politkovskaja Cecenia: la guerra degli altri rappresenta un traguardo importante nella nostra produzione e suggella nel migliore dei modi il percorso editoriale fin qui intrapreso – dice l’editore -. Il valore e le responsabilità di pubblicarlo risiedono soprattutto nella possibilità di presentare al pubblico italiano un testo inedito, che solo in minima parte è comparso, con vari rimaneggiamenti, in altri volumi dell’autrice già pubblicati in Italia, e che proprio per questo affida alla nostra operazione il compito di restituire piena identità all’opera nel suo complesso. In fondo l’Italia e i suoi lettori, così come più in generale l’Occidente, devono ancora tanto al lavoro e al sacrificio dell’autrice e sarebbe ora di smetterla di far finta di non sapere che entro i propri confini le agenzie di sicurezza russe fanno ricorso a pratiche di terrorismo di Stato e che centinaia di persone vengono sequestrate, rinchiuse dentro carceri segrete e illegali, torturate e a volte sottoposte a esecuzioni extragiudiziali. Vale a dire ammazzate. L’Occidente è colpevole. L’Italia è colpevole. In Cecenia la vita delle persone è diventata quanto di più simile all’inferno. La violenza si manifesta continuamente e resta impunita, poiché scaturisce o è coperta dalle ragioni di Stato. Rapimenti, stupri, torture, esecuzioni sommarie. In una parola: genocidio. Gli ultimi clamorosi avvenimenti che hanno colpito l’inquieta regione (l’assalto al Parlamento ceceno, l’attacco al villaggio roccaforte del Presidente Kadyrov e le circa duecentocinquanta vittime, dall’inizio dell’anno, di attentati terroristici) sono ormai archiviati come semplici fatti di cronaca. “La Cecenia fa parte dell’Europa”, mi ha detto un giorno Natalja Estemirova, giornalista e attivista della Ong Memorial ammazzata nel luglio 2009 con un colpo di pistola in faccia per aver indagato sulla fucilazione pubblica, da parte di uomini legati al Presidente ceceno, di un ragazzo accusato ingiustamente di collaborare con i guerriglieri. Negli ultimi quattrocento anni la Russia ha regolarmente osteggiato il popolo ceceno e represso ogni tentativo d’indipendenza. All’epoca degli zar i russi consideravano i ceceni indigeni, briganti e selvaggi, poi i bolscevichi comunisti li hanno dichiarati nazionalisti borghesi, mentre sotto Stalin i ceceni sono diventati tirapiedi di Hitler e nemici del popolo. La Russia democratica li ha chiamati terroristi, banditi, favoreggiatori di Al-Qaeda, e chi più ne ha più ne metta. In realtà in Cecenia – spiega Spera – sia l’autorità federale sia quella locale si sono comportate, e continuano a farlo, in modo criminale e illegittimo. Le palesi violazioni della legge commesse nel corso delle operazioni antiterrorismo non fanno altro che provocare una maggiore attività terroristica. Ancora oggi in Cecenia la gran parte delle infrastrutture e dei servizi pubblici risulta distrutta o gravemente danneggiata. La qualità dei servizi di base ancora accessibili alla popolazione, e in particolare quelli rivolti ai bambini, resta insufficiente. Le popolazioni sfollate, che secondo le stime superano le 210.000 persone, delle quali il dieci- venti percento concentrato in Centri temporanei d’accoglienza, sono costituite in larga parte da persone in condizioni di forte vulnerabilità. Circa la metà della popolazione vive in ristrettezze economiche e la disoccupazione, nonostante i dati trionfalistici del regime ceceno, si attesta al settanta percento. Anche la mortalità infantile si aggira su cifre impressionanti”.

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