Rottura tra Fiom e le altre sigle sindacali

E’ rottura tra la Fiom Cgil e le altre sigle sindacali. Una separazione che si è consumata questo pomeriggio alla ripresa dell’incontro presso l’Unione Industriali dove si discute del nuovo contratto tra le organizzazioni di categoria e la casa automobilistica torinese.

“La Fiat ha inaspettatamente presentato una pregiudiziale al tavolo della trattativa chiedendo a tutti i sindacati di sottoscrivere una dichiarazione in cui si impegnano ad accettare e condividere l’impostazione del contratto di Pomigliano. Chi non firma, è fuori dal tavolo – aveva spiegato questa mattina ai giornalisti il segretario della Fiom Cgil di Chieti, Marco Di Rocco, presente all’incontro che riguarda da vicino i lavoratori della Sevel di Piazzano di Atessa, azienda che produce il furgone Ducato. Dopo un’ora e mezza di pausa, nel primo pomeriggio la rottura. La Fiom non ha firmato la richiesta di Fiat di aderire ai contenuti dell’accordo siglato il 29 dicembre scorso – ha detto un furibondo Maurizio Landini, numero uno della Fiom -. Hanno invece sottoscritto le altre organizzazioni sindacali con cui ora prosegue la trattativa all’Unione Industriale di Torino. “Siamo di fronte ad una attacco delle libertà sindacali senza precedenti. Le altre organizzazioni sindacali hanno chiesto di proseguire il negoziato, che esclude la Fiom, per estendere l’accordo di Pomigliano a tutto il gruppo. Non è più una proposta dell’azienda ma una richiesta delle altre sigle sindacali. Siccome avevamo detto che non avremmo abbandonato il tavolo – ha aggiunto il segretario generale della Fiom – hanno chiesto all’Unione industriale un’altra sala per poter proseguire la trattativa. Questo significa che le libertà sindacali sono violate. E’ un fatto gravissimo – ha aggiunto – che deve riguardare, a mio parere, le forze politiche e il governo e che dimostra che la volontà di trattativa non c’era. In questo modo, si cambia anche la natura del sindacato, che diventa un sindacato aziendale e corporativo e c’é il rischio – ha concluso – che questo pericolo possa estendersi”.

La tensione resta molto alta. Il contratto riguarda 184 aziende e 81.000 dipendenti in tutta Italia.

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