Tre indagati dalla procura distrettuale antimafia de L’Aquila per il dragaggio del canale di Pescara

Sono tre gli indagati nell’ambito dell’indagine della Procura distrettuale antimafia de L’Aquila che ha portato, su provvedimento del Gip distrettuale de L’Aquila, Marco Billi, al sequestro della nave che stamani aveva appena cominciato l’operazione di dragaggio dei fanghi nel porto canale di Pescara, fanghi che sarebbero stati poi sversati in mare. Con l’accusa di tentativo di traffico illecito di materiale inquinante sono stati iscritti nel registro degli indagati Carlo Visca, il direttore dei lavori e direttore del settore ecologico della Regione Abruzzo, che ha assunto l’incarico su autorizzazione della Giunta regionale, Emanuele Ucci, responsabile unico del procedimento, architetto impiegato alla Provincia di Pescara, ente dal quale è stato autorizzato ad assumere l’incarico, e Francesco Gregolin, legale rappresentante della ditta Gregolin Lavori Marittimi Srl della provincia di Venezia, azienda che ha vinto l’appalto per l’operazione di dragaggio nel porto canale di Pescara. Le procedure dell’appalto sono state gestite dal commissario delegato dal governo, Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara. Secondo quanto si è appreso, la procura ha attivato le indagini dopo un esposto: i primi rilievi ci sarebbero stati nel mese di dicembre e il provvedimento di sequestro sarebbe stato deciso dopo che le analisi dei periti nominati dalla procura distrettuale antimafia de L’Aquila avrebbero dimostrato la presenza nei fanghi, in una misura fuori dai termini consentiti dalla legge, del Ddt, un pesticida. Di qui l’intervento del Gip che ha agito, come sottolineato nella nota del procuratore distrettuale antimafia del capoluogo, Alfredo Rossini, per evitare un danno all’ecosistema marino. Il materiale, infatti, stava per essere sversato nelle acque dell’Adriatico. Secondo quanto si è appreso da ambienti legati agli indagati, il materiale asportato avrebbe superato le analisi dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta) e poi l’esame dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), alla presidenza del quale c’è l’ex vice capo della Protezione civile nazionale, Bernardo De Bernardinis, imputato nel processo alla commissione Grandi rischi in corso al tribunale de L’Aquila. Autorizzazioni che sarebbero alla base del decreto del ministero dell’Ambiente. Quindi alla base delle indagini ci sarebbero valutazioni contrastanti tra le perizie ordinate dalla procura e quelle dell’Arta, sulla pericolosità dei fanghi. Il materiale prelevato dal fondo del porto non è stato scaricato in mare, ma si trova attualmente all’interno della stiva della draga autoscaricante «Gino Cucco» dell’armatore società La Dragaggi Srl di Venezia. L’azione giudiziaria rischia di bloccare il porto di Pescara.

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