Inchiesta della Procura di Larino, finiscono ai domiciliari ex magistrato e ufficiali dei Carabinieri e della Finanza

I reati contestati a vario titolo dalla Procura di Larino sono moltissimi e vanno dalla corruzione in atti giudiziari e falsa perizia a falso, omissione di atto pubblico e associazione a delinquere. Stamattina è scattata l’operazione che ha portato all’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare, emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale molisano,  provvedimenti che hanno riguardano  un ex magistrato, un ufficiale dei Carabinieri e un sottufficiale della Guardia di Finanza. L’inchiesta, da quel che finora si è saputo, è relativa all’ex acciaieria Stefana, di Termoli. Le indagini, partite tre anni fa, avrebbero alzato il coperchio sul tentativo di far acquistare l’area industriale  al consorzio Industriale della Valle del Biferno (Cosib). Questo sarebbe avvenuto attraverso una perizia falsata redatta da quello che la procura di Larino ritiene uno dei principali attori della associazione a delinquere, Antonio Malerba. Secondo il procuratore di Larino, Antonio La Rana, il sodalizio criminale aveva il fine di deviare il pubblico interesse e viziare la libertà del commercio pilotando di fatto l’assegnazione dell’area. Tra i destinatari dei provvedimenti emessi dal gip ci sono l’ex procuratore della Corte dei conti del Molise Giuseppe Grasso, il capitano Vincenzo Orlando, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Atessa, e il maresciallo della Finanza Salvatore Malerba, in servizio a Termoli. I reati ipotizzati sono: per Grasso associazione a delinquere e corruzione, per Orlando corruzione e per Malerba truffa aggravata, falso in atto pubblico, omissione in atti di ufficio, rivelazione e utilizzo di segreti d’ufficio. Per i due militari sono stati disposti gli arresti domiciliari. Obbligo di dimora a Napoli, invece, per l’ex procuratore della Corte dei conti. Nell’inchiesta risultano indagate complessivamente 12 persone.

Sono finiti in carcere il perito Antonio Malerba e Domenico Vittorio Abiuso, dirigente dell’area tecnica del consorzio industriale della Valle del Biferno.  Secondo il gip le esigenze cautelari sono state emanate per evitare il pericolo di reiterazione del reato e perché gli indagati avrebbero potuto inquinare le prove. La procura ha chiarito che per 5 indagati le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri del Noe, mentre per il finanziere Malerba ad arrestarlo sono stati i suoi colleghi.

Clamore ha suscitato ad Atessa il provvedimento che ha raggiunto il capitano Vincenzo Orlando, 44 anni, ex comandante del nucleo operativo e radiomobile di Vasto per sette anni, era arrivato ad Atessa a settembre di quest’anno. L’ufficiale d’origine pugliese ma molisano d’adozione nel passato ha firmato importanti operazioni antidroga. Ha prestato servizio per 10 anni a Roma, quindi un breve periodo a Campobasso, poi Vasto (fino ad ottobre del 2008) e Chieti. Anche se, con l’andare delle ore, la sua posizione sembra molto diversa da quella ipotizzata in un primo momento. Almeno stando a quanto precisato nel pomeriggio di oggi al corrispondente dell’agenzia Agi, Pier Paolo Di Nenno,  dall’avvocato difensore dell’ufficiale, Giovanni Di Santo.”Il capitano  Orlando è agli arresti domiciliari per una questione del tutto marginale rispetto all’inchiesta sulla ex acciaieria ‘Stefana’ di Termoli e non è assolutamente accusato di falsa perizia e corruzione in atti giudiziari. Il motivo per il quale il capitano si trova agli arresti domiciliari riguarda una questione di carattere privato di uno degli indagati, Antonio Malerba (ex assessore del comune di Termoli, ndr), assolutamente marginale rispetto all’inchiesta. Risulta dalla notifica della misura cautelare, contro cui faremo subito ricorso al Tribunale del Riesame, in attesa dell’interrogatorio di garanzia, che Orlando aveva un rapporto di carattere privato con Malerba per tutt’altre questioni e il fatto che il telefono di Malerba fosse sotto controllo ha portato al coinvolgimento di Orlando. Gli inquirenti, insomma, avrebbero intercettato alcune telefonate tra Malerba e il capitano, il cui contenuto sarebbe stato “erroneamente interpretato dando origine alla richiesta della misura cautelare – secondo Di Santo -. Chiariremo nelle sedi competenti e chiederemo lo stralcio della posizione di Orlando. Pensiamo che non ci siano neanche i presupposti per applicare la misura degli arresti domiciliari e per questo faremo subito ricorso al Riesame”. Intanto, il comandante provinciale dei carabinieri di Chieti, il colonnello Giuseppe Cavallari, ha comunicato al capitano Orlando la sospensione in via cautelativa dal servizio, “un atto dovuto in questi casi”.

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