Le mani della ‘Ndrangheta sulla ricostruzione de L’Aquila

I tentacoli della criminalità organizzata sulla ricostruzione de L’Aquila. I pericoli di infiltrazioni non li ha nascosti nessuno, sin dal primo momento in cui si è iniziato a progettare gli interventi nel capoluogo colpito dal sisma dell’aprile 2009. Oggi con l’operazione, denominata Lypas, che prende il nome da una delle ditte edili riconducibili all’organizzazione criminale, si è avuta la conferma. Per smantellare l’organizzazione sono stati impegnati i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria – Gico – della Guardia di Finanza dell’Aquila e i poliziotti della Sezione Criminalità organizzata della Mobile della Questura sempre del capoluogo abruzzese. I provvedimenti cautelari, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila, sono stati emessi dal G.I.P. Marco Billi. I nomi degli arrestati per il momento non sono stati resi noti e sono B.S. trentaquattrenne di L’Aquila; V.A. di 45 anni ; V.M. di 38 anni e I.F. di 58 anni , tutti di Reggio Calabria. A loro vengono contestati a vario titolo i reati di concorso esterno in associazione di stampo mafioso.

Le indagini sono nate all’esito di preliminari iniziative programmate dalla Questura per monitorare e respingere le eventuali azioni di condizionamento e ‘infiltrazione’ nei lavori di ricostruzione edilizia post sisma da parte di componenti della criminalita’ organizzata. Le investigazioni della Mobile si sono avvalse di intercettazione di numerosissime utenze cellulari nonché mediante l’ascolto di ore e ore di conversazioni ambientali e mediante riservati servizi di osservazione che hanno documentato fotograficamente le fasi preliminari di un incontro avvenuto nel maggio 2010 in un albergo di L’Aquila tra gli arrestati e componenti della cosca reggina. L’indagine ha permesso di definire le concrete modalità operative attraverso cui la cosca ‘ndranghetista reggina ha tentato di penetrare il territorio aquilano. Il quadro indiziario via via delineatosi e’ stato poi corroborato dalle risultanze investigative ottenute dalla Mobile della Questura di Reggio Calabria che, nello sviluppo di proprie iniziative avviate in loco, ha successivamente dato esecuzione all’operazione di polizia giudiziaria ‘Alta Tensione’. Le successive investigazioni economico-finanziarie del Gico della Guardia di Finanza di L’Aquila, mediante accertamenti bancari, indagini patrimoniali e riscontri documentali, hanno integrato e ampliato gli esiti delle indagini tecniche, in modo da conferire ulteriore valore probante a quanto appurato a seguito delle operazioni di ascolto. In particolare è emerso che Santo Giovanni Caridi, referente della cosca ‘ndranghetista reggina, arrestato nell’ambito di ‘Alta tensione’, si è inserito nei lavori di ricostruzione degli immobili privati per il tramite di B.S., imprenditore aquilano già presente nell’ambito del post-terremoto, e grazie alla mediazione di V.A., V.M. e I.F.. I quattro, all’epoca attivi sul territorio aquilano, hanno sostanzialmente fornito concreto supporto logistico alla penetrazione economica della cosca, intermediando per l’acquisto di quota parte del capitale sociale di una società interessata ai lavori, utilizzando le maestranze indicate dagli affiliati del sodalizio calabrese, usufruendo di imprese riconducibili alla cosca reggina. Le attività di riscontro e monitoraggio, eseguite dal Gico dell’Aquila in collaborazione col Servizio centrale Investigazione Criminalità organizzata della Gdf di Roma hanno riguardato 31 persone fisiche e 10 giuridiche. Fiamme Gialle e Polizia, parallelamente all’esecuzione delle misure cautelari personali, hanno sottoposto a sequestro (ex art.12 sexies D.L. 306/92) la consistenza patrimoniale costituita da quote sociali di 4 società, 8 automezzi, 5 immobili, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati e dalle attività commerciali a loro facenti capo, per un valore complessivo di oltre un milione di euro.

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