Frode fiscale, la Finanza sequestra immobili e conti correnti in Abruzzo e in altre regioni italiane

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Como sta dando esecuzione, dalle prime ore della mattina, al sequestro di beni mobili, immobili e conti correnti, nei confronti di 46 persone indagate nell’ambito di una complessa indagine su una frode fiscale internazionale, inchiesta diretta dal pm Mirko Monti della Procura della Repubblica di Busto Arsizio. I reati a vario titolo contestati sono l’associazione per delinquere, la frode fiscale, la truffa, il falso e il favoreggiamento. I sequestri riguardano 37 immobili ubicati in 6 province, 17 conti correnti, 6 depositi titoli, 4 cassette di sicurezza, e 9 automezzi, per un valore complessivo di 26 milioni di euro. Nell’indagine è stato applicato l’istituto del sequestro per equivalente, grazie al quale possono essere sottoposti a confisca anche beni non direttamente connessi al reato, ma che siano nella disponibilità dell’indagato. In caso di condanna, tali beni verranno confiscati e acquisiti dall’erario. Gli indagati sono accusati di far parte di un’organizzazione dedita a una frode fiscale internazionale messa in atto con il sistema del cosiddetto «carosello». Secondo quanto ricostruito dalla Finanza varie società «cartiere» emettevano false fatture relative a prodotti elettronici che venivano acquistati in esenzione di Iva da paesi dell’Unione Europea e poi venivano ceduti a operatori italiani senza ricaricare l’imposta, come invece prevede la legge. Questo ha consentito agli indagati, oltre che di evadere il pagamento dell’Iva, di immettere sul mercato una grande quantità di prodotti a prezzi illegalmente concorrenziali, che mettevano fuori mercato gli operatori che invece applicavano correttamente l’imposta. Le cifre del sistema fraudolento sono importanti: sono state accertate un’evasione fiscale di oltre 300 milioni di euro, e l’emissione di fatture false per 184 milioni di euro. Le indagini hanno inoltre permesso di accertare anche una truffa da 6 milioni di euro ai danni di varie banche e finanziarie, le quali concedevano crediti alle imprese coinvolte, sulla base di anticipi fatture emesse nei confronti di società inesistenti. Le indagini, durate quasi 3 anni, hanno interessato l’intero territorio nazionale, con collegamenti in altri paesi comunitari, tra i quali Romania, Spagna, Austria, Francia e Germania, o anche extra-Ue, come la Repubblica di Panama, noto paradiso fiscale. Sono 38 le società coinvolte nel sistema fraudolento con sede in Lombardia, Veneto, Puglia, Lazio, Campania, Umbria, Emilia Romagna, Piemonte e Abruzzo, nonchè in paesi dell’Unione Europea. Tra queste, 12 sono risultate evasori totali.

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