Partito dell’acqua, emessi 18 avvisi di garanzia

Sono 18 gli avvisi di conclusione delle indagini notificati ieri dalla Digos della Questura di Pescara nell’ambito delle inchieste, coordinate dal pm della Procura di Pescara Valentina D’Agostino, sul cosiddetto “partito dell’acqua” che si sarebbe creato in Abruzzo nell’ambito dell’Ato numero 4 pescarese.

Nei confronti degli indagati, si legge in una nota della Digos, diretta da Leila Di Giulio, sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza in ordine alla commissione di reati come peculato, corruzione, abuso d’ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, distruzione di documenti, truffa ai danni dello Stato e in violazione dell’articolo 97 della Costituzione. I fatti si riferiscono al periodo tra il 2003 e il mese di dicembre 2007. Tra gli indagati ci sono l’allora presidente dell’Ato Giorgio D’Ambrosio (che era parlamentare del Pd), alcuni dirigenti, alcuni dipendenti (come il factotum di D’Ambrosio, Vincenzo Di Giamberardino, e Fabio Ferrante) nonché i componenti del Consiglio di amministrazione dell’Ato tra cui l’ex sindaco di Francavilla Roberto Angelucci, il sindaco di Montesilvano Lillo Cordoma, e l’allora assessore di Montesilvano Francesco Di Pasquale, oltre al segretario dell’Ato Fabrizio Bernardini.

Gli altri indagati sono tre ex componenti del cda dell’Ato, Francesco Di Pasquale, Franco Feliciani, e l’assessore al comune di Penne (Pescara) Gabriele Pasqualone; Nino Pagano, funzionario Ato; Silvia Robusto, dipendente Ato; Alessandro Antonacci, dirigente tecnico Ato; Sergio Franci, ex consulente Ato; Pierluigi Caputi, dirigente regionale e commissario straordinario dell’Ato; Ercole Cauti, imprenditore; Luigi Panzone, docente di scienze manageriali dell’Università D’Annunzio.

Di Giulio ha sottolineato che all’interno dell’Ato si registrava “una gestione personalistica dell’ente, che è un ente pubblico”, con un “danno patrimoniale ai danni dello Stato che sarà recuperato attraverso la Corte dei Conti.

Le indagini della sezione investigativa della Digos, iniziate a luglio 2010 e andate avanti fino a ottobre di quest’anno, sono state effettuate anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e con il sequestro, a seguito di perquisizioni, di materiale cartaceo contabile-amministrativo.

La Digos avrebbe riscontrato un utilizzo improprio delle risorse economiche e strutturali dell’Ato per fini propri: il presidente, ad esempio, usava l’auto dell’ente per assolvere ai propri impegni politici a Roma, dove si recava in qualità di parlamentare, con spese a totale carico dell’Ato per ciò che riguarda benzina-telepass e numerose multe al Codice della Strada. Il personale dell’Ente d’ambito veniva utilizzato sempre da D’Ambrosio a fini propri, sostiene la Digos, e nonostante ciò l’autista – accompagnatore attestava falsamente la presenza sul luogo di lavoro attraverso la marcatura del badge. Il denaro pubblico veniva poi sperperato – prosegue la nota della questura – per pranzi conviviali estranei alle finalità dell’ente con il pretesto che si trattava di pranzi di rappresentanza, finanziati in quanto tali. Per prorogare poi i contratti lavorativi di alcuni dirigenti (per 3 anni) e sottrarre la materia al commissario straordinario che era stato appena nominato con legge regionale, sarebbe stata distrutta una delibera già emanata e sarebbe stata sostituita con un atto amministrativo assunto in epoca successiva. E ancora si sarebbe proceduto all’affidamento diretto di incarichi professionali senza effettuare alcuna forma di pubblicità o procedure selettive e i beneficiari di consulenze e affidamenti di progetti erano spesso persone legate al direttivo da rapporti di carattere personale o di militanza politica. E’ emerso, per la Digos, “un quadro gestionale estremamente compromesso in cui è stata creata ed alimentata una struttura in larga parte asservita ad esigenze personali, di carattere politico ed economico, con la collaborazione di parte del personale interno, attivissimo e fedele”. Quanto ai consigli di amministrazione “hanno compiuto una serie di atti amministrativi illegittimi volti a disporre impegni finanziari a favore di terzi in violazione dei più elementari principi di buona amministrazione, imputando alla spesa pubblica la copertura di viaggi e conviviali effettuati per scopi puramente personali”. Per altri indagati si è proceduto ad uno stralcio, ma questo capitolo non è ancora chiuso.

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