Tribunali minori, Di Domenico (PdL): “La proposta di unire Lanciano-Vasto dev’essere scelta politica”

“La volontà del Consiglio Comunale di Lanciano è racchiusa nella delibera del 10.10.2011, che, recepita come un attentato alla Città Camomilla e alle pretese campanilistiche feudali chietine e viciniore, ha generato malpancismo teatino sulla Città Metropolitana Pescara-Chieti. La titolarità e la paternità su temi ‘strategici’ come Ospedale e Tribunale è e resta dell’Assise Civica, che risponde alla collettività ed alla società civile. Il Comitato è stato deciso dal Consiglio Comunale con la richiamata delibera assunta all’unanimità e ne faccio parte, con il Sindaco (che è il Sindaco di tutti e di minoranza e maggioranza), in rappresentanza di tale unanimità, quindi della Città e della cittadinanza”.

E’ quanto afferma in una nota Marco Di Domenico, consigliere comunale del PDL e avvocato del libero foro, che rompe indugi diplomatici e risponde alle prese di posizioni vastesi, intervenendo a difesa dell’operato del Comitato per il Tribunale di Lanciano e della delibera del 10.10.2011 che è stata condivisa da analoghe delibere di tutti i Comuni del Comprensorio (in testa il Sindaco di Palombaro). Un intervento che giunge a pochi giorni dalla nuova riunione, convocata dal sindaco di Lanciano, Pupillo per il prossimo 10 gennaio, con la delegazione di amministratori, magistrati e avvocati vastesi.

“La proposta che stiamo elaborando con il Comitato è valida, concreta  e di pronta attuazione – afferma Di Domenico, che rappresenta la minoranza in consiglio comunale nel tavolo tecnico istituito in difesa del tribunale di Lanciano -, ma necessiterà di un passaggio consiliare, poiché spetta alla politica (locale) l’avallo e la condivisione relative. La presa di posizione del Presidente degli Avvocati Vastesi, il quale sicuramente non rappresenta la Città del Vasto, è surreale per modi, toni e mancanza di confronto. Non può disertarsi a priori un tavolo di discussione a cui invece si sarebbe dovuto partecipare con delle proposte concrete, che però allo stato Vasto non ha (incentrare la soluzione della sede, rivendicandola, su un mutuo per 600.000,00 euro di questi tempi significa parlare di aia fritta e configgere con la razionalizzazione della spesa). Poiché i vastesi ritengono tout court di voler accorpare Lanciano, la questione torna maggiormente ad essere di competenza del Consiglio Comunale, per dibatterne nella sede naturale e decidere se continuare o no, e come, a perorare la nascita dell’Area Metropolitana Pescara-Chieti a tutto campo e in chiave tattico-politico. Che fine faremo? Andremo tutti a Chieti (il capoluogo teatino è oggettivamente inadatto logisticamente e non a ‘contenere i due Tribunali di Lanciano e Vasto) o forse è meglio battersi per essere accorpati a Pescara? La Città di Chieti ci ha incrociato le braccia. Pescara le mantiene larghe. La Città del Vasto le apre altrove (si terrà da conto, da sola, della criminalità organizzata pugliese). Lanciano è un’isola felice ed abbiamo il dovere di preservarla tale. D’altra parte: no a Vasto, no a Chieti, sì a Pescara è l’orientamento ancorché amaro di gran parte dell’Avvocatura Frentana e di altre categorie produttive, che sicuramente non vogliono un avvicinamento della illegalità che impera e spadroneggia altrove. Ma si tratta di scelte politiche su cui l’Amministrazione comunale, a prescindere dal colore politico, deve assumere urgentemente prendendo posizioni chiare e palesi”.

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