A ‘Chi l’ha visto?’ spuntano nuove piste sulla scomparsa di Roberto

Il cadavere è “con sufficiente grado di verosimiglianza” di Roberto Straccia ma per avere certezze sulle cause della morte bisognerà attendere i risultati degli esami istologici e tossicologici. L’attività istruttoria svolta – è scritto in una nota della Procura di Bari – sono stati conferiti incarichi di consulenza ad elevato livello di specializzazione per l’esame autoptico e tossicologico. È stato anche disposto esame del Dna per corroborare l’identificazione. I consulenti hanno avuto termini dai trenta ai sessanta giorni, per cui non è possibile avanzare prima del deposito delle relazioni ipotesi giuridicamente apprezzabili”.

Poche parole e una conferma cruda e dolorosa. Certamente non inattesa. Che quel corpo fosse dello studente marchigiano di 24 anni, scomparso da Pescara il 14 dicembre scorso lo si era capito subito dopo il ritrovamento sui frangiflutti del lungomare di Bari-Palese pochi giorni fa, il 7 gennaio: k-way azzurro, pantaloncini rossi con una banda laterale bianca, scarpe sportive grigie e calzettoni neri. Negli abiti, l’i-Pod e le chiavi di casa. Adesso c’è la certezza scientifica ma restano in piedi tante domande, e per questo la procura del capoluogo pugliese attende i risultati ai quali perverrà il medico legale dell’università di Bari, Giancarlo Divella, che sta tentando di risolvere il giallo. “I consulenti hanno fino a 60 giorni per depositare i risultati delle perizie loro affidate. Quindi – sottolinea il procuratore di Bari, Antonio Laudati – non è possibile avanzare prima del deposito delle relazioni ipotesi giuridicamente apprezzabili”.

Due i quesiti a cui, in sostanza, deve rispondere Divella: accertare le cause e l’epoca della morte. Durante l’autopsia è stato compiuto l’esame tossicologico per accertare se il giovane abbia ingerito sostanze tossiche o medicinali prima di scomparire tra i flutti.

Con il passare delle ore sembra aver perso quasi del tutto quota l’ipotesi dell’omicidio, ritenuta debole dagli investigatori sin dal giorno del ritrovamento del corpo perché sul cadavere del 24enne non è stata trovata alcuna ferita che possa far pensare ad una morte violenta.

Stamattina a Bari, poco dopo le ore 9, al Policlinico sono ritornati Mario e Rita i genitori di Roberto per seguire le operazioni dei medici.

A dare conforto religioso alla famiglia, anche il cappellano del policlinico, don Umberto. Insieme con i coniugi Straccia hanno raggiunto il policlinico anche i due consulenti di parte nominati dalla famiglia per partecipare all’esame autoptico, i medici legali Enrico Risso e Claudio Cacaci.

Stasera la puntata di “Chi l’ha visto?” condotta da Federica Sciarelli, ha aperto la trasmissione sul caso. In collegamento da Moresco, il paese dove vive la famiglia Straccia, i genitori di Roberto, la sorella Lorena e tanti amici. Con le telecamere di RaiTre, altri nuovi dubbi su come Roberto sia finito nelle acque dell’Adriatico. Viene fuori una telefonata fatta al numero verde che la famiglia aveva fatto attivare per le ricerche. La chiamata è stata fatta due giorni prima del ritrovamento. Un uomo segnala che se Roberto, quel 14 dicembre, mentre faceva jogging invece di salire sul ponte del mare avesse corso sul molo nord gli potrebbe essere capitato quel che successe a lui alla fine dello scorso mese di agosto. Un episodio riferito in diretta alla trasmissione. “Ero con un’altra persona sul molo quando ci si è fatto incontro minaccioso un Pit Bull. Era particolarmente aggressivo, libero, senza guinzaglio. Ci siamo bloccati, il cane si è fermato a pochi centimetri di distanza. Confesso che se non fossi stato solo mi sarei gettato in acqua”. Come avrebbe potuto fare Roberto se avesse incontrato il Pit Bull. Lui che non sapeva nuotare. Anche perché quel cane, libero e minaccioso, è stato visto anche in altre occasioni sul molo. E non solo. Un’altra telefonata s’aggiunge alla precedente. Stavolta, dall’altra parte del filo, una donna, anche lei abituata a correre sullo steso percorso di Roberto, ha denunciato la presenza di quel cane. “Vado di passo ogni volta che lo vedo – specifica. Ne arriva un’altra di telefonata, di un pescasportivo. “Guardate che sul molo, lì dove c’è un trabocco, ci sono degli individui che stazionano da quelle parti e uno di quei personaggi ha un cane aggressivo, molto aggressivo”. E‘ una nuova pista, tutta da verificare. Resta in sospeso un’altra ipotesi. Ad aprirla, un sms arrivato sul telefonino Michele, coinquilina dell’appartamento dove viveva Roberto, in via Teofilo D’Annunzio. Qualcuno, secondo l’anonimo, avrebbe visto due uomini litigare con lo studente marchigiano che poi sarebbe stato gettato in mare. A vedere quanto accaduto un testimone, che ricoprirebbe un ruolo pubblico. Gli inquirenti si sono messi subito all’opera per scoprire se che ha inviato l’sms è un mitomane oppure quel che ha denunciato ha un fondo di verità.

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