Oricola, nessuna bonifica dall’amianto nell’ex fornace di località Golfarolo

A località Golfarolo, nel comune di Oricola e nelle adiancenze di Carsoli, Pereto e Piana del Cavaliere, gli abitanti attendono sempre che il sito dell’ex fornace, da lì da oltre un ventennio, venga bonificato dall’amianto. Il pericolo è  grave e permanente per la salute di chi risiede, lavora o transita in quelle aree. Una situazione che è stata sollevata più volte non solo sulla stampa ma anche attraverso ricorsi alla magistratura e a quelle autorità che avrebbero dovuto intervenire in tempi rapidi. Le dimensioni e la tipologia dell’amianto presente nel fabbricato abbandonato ammonta a diecimila metri quadri; la denominazione usata da ARTA a seguito degli esami compiuti è quella di amianto crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole, finissime polveri di eternit che, se inalate, si legge nel rapporto dell’Agenzia per l’ambiente della Regione Abruzzo, possono rivelarsi letali e cancerogene anche a notevoli distanze. Ad oggi, dunque, nessuna messa in sicurezza, nessuna rimozione, segregazione o inertizzazione dei materiali e dei rifiuti pericolosi presenti nel sito, nessuna bonifica del territorio: i residenti, ignorati nelle loro istanze e legittime preoccupazioni, trascurati e lasciati senza informazioni su accadimenti, sviluppi e/o eventuali ipotesi di soluzione, si ritrovano soli, ad aspettare passivamente, azzardando e ipotecando ogni giorno la propria salute. Essi vogliono però ancora reclamare e pretendere con fermezza e determinazione quanto esaminato, certificato e disposto da ARTA Abruzzo e ASL di Avezzano-Sulmona; scritto nelle Ordinanze di Oricola che pure aveva annunciato interventi in via sostitutiva; sollecitato da Protezione Civile di Roma, Regione Abruzzo, Provincia e Prefettura dell’Aquila; denunciato da AIEA, Contramianto, Italia Nostra, LAV, Verdi Lugo, Wilderness; sostenuto da politici, giornalisti, esperti ambientalisti; presentato in Parlamento sotto forma di interrogazione scritta ai Ministri dell’Ambiente, della Sanità e dell’Interno; esposto in Regione sotto forma di interpellanza all’Assessore regionale competente. Si consideri peraltro che la sentenza di condanna emessa nel settembre 2009 dalla Procura della Repubblica di Avezzano nei riguardi della persona fisica proprietaria del sito, è stata impugnata ed il procedimento penale, esperito appunto il primo grado di giudizio, pende, da due anni, innanzi alla Corte d’Appello de L’Aquila.

“Poiché il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio e siccome tali procedimenti non sono sempre celeri, si comprende che per la conclusione dell’intero iter giudiziario occorrerà verosimilmente attendere ben oltre i già trascorsi vent’anni – dice Virgilio Conti, uno degli abitanti della zona -. Questo iter amministrativo-giudiziario sommariamente menzionato e tuttora in corso misura un’estensione temporale che va dall’anno 2006 ai giorni nostri; ma si consideri che, a detta dei residenti di più lunga memoria, esposti e denunce antecedenti lo scorso quinquennio condussero già allora a pratiche interminabili, oziose e “archiviate.  Si profila allora uno scenario inaccettabile ma non più “archiviabile” per chi vive in quest’area; perciò si ritiene che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei futuri passaggi giudiziari, si debba intervenire con somma urgenza per la protezione delle persone al fine di porre in essere le misure di sicurezza ambientali, gli interventi di rimozione delle sostanze nocive, il loro corretto smaltimento e le opere di bonifica del territorio. L’appello ed il sollecito sono, ancora una volta, rivolti a gran voce a tutte le istituzioni e, particolarmente, al Comune di Oricola, alla Provincia de L’Aquila ed alla Regione Abruzzo perché orientino la soluzione di questo caso verso l’unica praticabile e cioè quella che passa per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Pubblica Amministrazione. Le istituzioni competenti coinvolte e le persone che ne dirigono gli uffici vogliano, tutto ciò detto e premesso ed indipendentemente dalle strade che si vorranno scegliere, procedere celermente verso la soluzione auspicata in ossequio alla legge vigente, ai principi di rispetto ambientale/sanitario in cui si riconosce la nostra società civile e in virtù del fatto che l’osservanza dei principi medesimi significa sempre un risparmio di vite e oneri sociali. Le sempre apprezzate risposte degli enti ed uffici coinvolti assumano finalmente carattere di intervento operativo piuttosto che quello meramente interlocutorio di sollecito e monito”.

 

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