Biogas a Lanciano, l’ATA conferma: “L’impianto non è inquinante e i controlli lo confermeranno”

“Ben vengano i controlli del Mario Negri Sud”. Non si aspetta altro all’ATA, l’Associazione Tabacchicoltori Abruzzesi, oggi cooperativa con oltre 300 aziende del settore associate. Vogliono chiarezza negli uffici di via Mancinello nell’interesse dei propri soci e dei cittadini. Hanno provata a farla qualche giorno fa, quando al palazzo di città di Lanciano hanno incontrato gli amministratori comunali. Nonostante le rassicurazioni, qualche associazione, movimenti ambientalisti, vecchi e nuovi amministratori mantengono dubbi sull’impianto di biogas in località Villa Pasquini, che dovrebbe essere ultimato tra marzo e aprile prossimi, costo 4,5 milioni di euro, potenza 999 kw elettrici, realizzato con join venture tra ATA Energia, per il 49%, dalla Green Network SpA per il 40, e dalla Feed SpA per l’11 per cento.

“Siamo disposti e aperti al confronto – ripetono all’ATA – ma facciamolo documentandoci bene su quel che stiamo per realizzare alle porte di Lanciano. La disinformazione è sempre molto pericolosa”.

Con fermezza lo auspicano gli agronomi Luciano De Luca e Antonio D’Alicanasso, dipendente dell’Ata e componente del consiglio di amministrazione di cui è presidente Livio Troilo, e Antonio Pacente, riferente tecnico di ATA Energia. Incontrano la stampa per la prima volta, proprio allo scopo di rassicurare sulla bontà dell’operazione che si sta per portare a termine. D’altro canto, proprio ieri, in occasione della conferenza stampa convocata dall’amministrazione comunale per comunicare l’inizio del monitoraggio dell’aria a Lanciano (vedi articolo), Tommaso Pagliani, del Mario Negri Sud, aveva parlato del nuovo impianto di Villa Pasquini che, come detto più sopra, sarà monitorato. Il responsabile del Centro Scienze Ambientali del Consorzio di Santa Maria Imbaro aveva posto in evidenza come “la centrale a biogas di Villa Pasquini brucerà il gas prodotto dalla fermentazione anearobica del mais, o comunque di una biomassa, rinchiusa in grandi contenitori chiusi sarà il gas bruciato a far girare la turbina che poi produrrà energia. L’impianto, da quanto mi risulta, non è autorizzata a trattare nessun tipo di rifiuto, né organico, né di altro genere”.

“E’ proprio così – ribadiscono De Luca, D’Alicanasso e Pacente -. L’iter per l’autorizzazione dell’impianto (conclusosi il 28 ottobre del 2008, ndr), ha superato tutti i pareri dei vari enti di controllo”. Nonostante questi, Nuovo Senso Civico, il movimento che ha nel proprio seno cittadini impegnati nelle lotte in difesa dell’ambiente, sostiene che  “l’impianto è classificato come industria insalubre di prima classe”. “Non è esatto – replicano all’ATA -. In merito esiste una sentenza del Consiglio di Stato (la n. 6117 del 2009), con la quale si afferma che l’opera non rientra in quell’ambito proprio perché non vi è analogia con altri tipi di impianto. Questa la giurisprudenza. Ma c’è anche la scienza – aggiungono -, che è altrettanto chiara in proposito. Federico Valerio, dell’Istituto Nazionale Ricerca Cancro, di Genova, dichiara che la combustione di un combustibile gassoso come il metano, a parità di energia elettrica e calore prodotto, produce meno inquinanti primari e secondari, rispetto alle biomasse solide. Questo combustibile è esente da ceneri, non necessita di trasporto e quindi riduce inquinamento e possibili incidenti stradali. Non solo. Valerio aggiunge che il metano da fermentazione anaerobica di biomasse di scarto, comprese quelle si vogliono termovalorizzare nelle centrali a biomasse, potrebbe permettere un’efficace contenimento delle emissioni di gas serra, con un’impatto ambientale nettamente inferiore a quello indotto dall’uso come combustibile di gran parte delle biomasse solide che si vogliono bruciare nelle centrali termoelettriche. Un impianto di questo tipo – afferma ancora Valente – finalizzato alla produzione di metano e alla conversione energetica di questo gas sia per gli autoconsumi dell’impianto, che per usi esterni, potrebbe rendere energicamente autosufficienti le aziende agricole che operano nell’area. Ed è proprio quello che abbiamo voluto sin dall’inizio nell’interesse dei nostri associati – spiegano De Luca, D’Alicanasso e Pacente – sia sotto l’aspetto produttivo, che occupazionale per un settore che conosce momenti difficili. Abbiamo cercato di creare un ciclo integrato in grado di gestire, con ridotto impatto ambientale, le risorse naturali del territorio, come avviane in altre realtà italiane. Non ci sono emissioni nocive per la salute, essendo il frutto di processi biologici di degradazione di sostanza organica vegetale. L’impianto consentirà di produrre energia elettrica per le procedure di essiccazione, in un capannone, del tabacco che sarà conferito dalle aziende associate, che poi sarà commercializzato. Energia che sarà utilizzata dal biogas generato dalla fermentazione di biomasse vegetali, che sono insilati di cereali, coltivati dai produttori soci su terreni di loro proprietà o fitatti, e solo in fase di avviamento da liquame bovino. Il processo produttivo prevede che le biomasse siano introdotte in due vasche coperte dove i batteri, gli stessi che sono presenti nello stomaco dai bovini, provvedono alla loro degradazione, formando biogas. Per quanto riguarda i residui – spiegano all’ATA – dopo la degradazione operata dai batteri, l’insilato di cereali sarà stoccato in una vasca e la parte liquida sarà separato da quella solida, con quest’ultimo ridistribuito sul terreno agricolo come fertilizzante”.

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