Il dibattito sulla riforma elettorale: il codice genetico del PRI e le garanzie del sistema proporzionale.

di Daniela Memmo

La questione della legge elettorale è sempre stata al centro dell’attenzione del  Partito repubblicano. Da ultimo, nella vicenda appena conclusa dei quesiti referendari, ci siamo interrogati con attenzione sulle conseguenze dei diversi possibili esiti che dal giudizio  della Corte costituzionale sarebbero potuti derivare. Sgombrato il campo dalla reviviscenza del Mattarellum, ci aspettiamo che il parlamento proceda al più presto alla riforma, che non può essere una semplice operazione di ritocco della legge vigente. La riforma deve riguardare il sistema elettorale nel suo complesso.

Mai come adesso le ragioni del nostro piccolo ma glorioso Partito sono le ragioni della maggioranza degli italiani onesti e mossi da dignità civile. I cittadini chiedono di tornare a contare nella scelta dei membri del parlamento, chiedono perciò di scegliere, chiedono anche di poter esercitare il controllo  sulla classe politica attraverso il meccanismo della rappresentanza.

Il bipolarismo ha prodotto enormi danni al Paese ed è risultato evidente, dalla vicende interne che hanno attraversato entrambe le coalizioni, che esso non si è avvicinato al  “mito” della governabilità più di quanto abbiano fatto i governi eletti con regole diverse. L’attuale sistema elettorale ha cancellato dall’arco costituzionale forze importanti del dialogo politico, ha ammutolito le voci pur autorevoli dei partiti numericamente più piccoli. Non solo. Ha reso impossibile agli stessi grandi gruppi politici il compito, primario in una democrazia compiuta, di preparare  un programma di governo limpido e coerente, a causa dei molti aggiustamenti e compromessi che la formazione di una coalizione tra forze eterogenee necessariamente richiede.

Il danno maggiore è stato però, a mio parere, la cancellazione della autonoma rappresentanza delle forze politiche autenticamente laiche, concentrate nei partiti minori. Certo, si oppone  che il problema della rappresentanza politica dei laici in Italia è un falso problema, giacché laici gli italiani non sono né mai saranno. Chi questo afferma non vive la realtà della società civile italiana, oppure non conosce la tensione morale degli italiani rappresentati da partiti come il nostro, che se pur numericamente piccoli, sono un concentrato di valori e di impegno, di uomini e donne preparati e coraggiosi, che in tutti  i settori della società civile incidono in profondità sul tessuto sociale e culturale al quale appartengono. Cittadini che agiscono ispirandosi ai principi di un’etica della responsabilità, difficile da rispettare, rigorosa, non consolatoria, che crede nel rendiconto terreno delle proprie azioni e dunque attribuisce al giudizio storico la valutazione della vita e delle azioni, del bene e del male.

Come potremmo noi repubblicani identificarci con forze che invece seguono la corrente delle ideologie, che intendono la politica come professione, che  con la coscienza individuale e con l’etica dei doveri e della responsabilità dei singoli nulla hanno a che fare? Ci siamo certo adattati al bipolarismo e siamo ancora qui, integri e incontaminati. Ma che nessuno dimentichi che il PRI ha tutte le carte in regola per sostenere, con coraggio e competenza, il sistema elettorale proporzionale, il cui aspetto positivo, che salta subito all’occhio, è la possibilità di una rappresentanza parlamentare che rifletta in maniera meno distorta possibile la reale situazione politica di un paese, con una significativa tutela delle minoranze.

Vogliamo batterci per un sistema che consenta alla parte migliore della società di scegliere rappresentanti che vivano la politica non come potere – che’ quello non lo abbiamo proprio per i nostri numeri – ma come servizio. I “grilli parlanti” del PRI – così liquidati nella prima repubblica da chi non è mai riuscito a competere con il nostro impegno civile e disinteressato –  sono stati i protagonisti del cambiamento in tutte gli appuntamenti più importanti della storia dell’Italia repubblicana. Nel fulgido esempio di passione civile di Ugo la Malfa, non dimentichiamo il contributo decisivo di Oronzo Reale nel campo del diritto di famiglia e della sicurezza pubblica, la tenacia di Visentini nella prima grande riforma tributaria di impianto costituzionale, il coraggio di Bucalossi che introdusse misure severissime contro gli abusi edilizi,  e infine il grande sogno dell’Italia migliore rappresentato dal governo di Giovanni Spadolini.

Con questa eredità potremmo noi temere le soglie di sbarramento eventualmente apportate al sistema proporzionale, potremmo noi scioglierci in un abbraccio forse mortale solo per paura di sparire? Noi veniamo da lontano e vogliamo andare lontano. Ed è per questo che combatteremo per un riforma elettorale che restituisca la sovranità al popolo, come stabilisce l’articolo 1 della Costituzione.

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