Parolisi a giudizio il 27 febbraio

Sì al processo immediato per Salvatore Parolisi. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Teramo, Giovanni de Rensis, ha depositato stamane il provvedimento con cui accoglie la richiesta avanzata dalla procura, fissando il processo al 27 febbraio prossimo.

Il caporal maggiore, ex istruttore delle allieve del 235° Rav Piceno, per la procura di Teramo è  l’unico responsabile dell’omicidio della moglie, l’unica persona presente sulla scena del crimine, nel bosco di Ripe di Civitella, il 18 aprile dello scorso anno, quando Melania Rea venne uccisa con 35 coltellate. Le accuse contenute nelle pagine con le quali è stata avanzata la richiesta rito immediato sono due, con quattro aggravanti. Omicidio e vilipendio del cadavere, i reati: secondo i pm, dunque, nessun complice aiutò il caporalmaggiore nell’uccidere prima, e nello sfregiare il cadavere della moglie poi. L’aver tentato di depistare le indagini è un’aggravante. Conclusioni alle quali si è pervenuti anche sulla base degli esami di ben 241 reperti analizzati dal Ris di Roma. Particolare rilievo si dà al dna trovato su di un sacchetto di plastica, forse utilizzato per la spesa la mattina stessa del delitto, registrate dalle telecamere del centro commerciale dove la coppia si recò. Sono le ultime che ritraggono ancora in vita. I pm non si limitano ad accusare Parolisi di omicidio aggravato dalla crudeltà (35 coltellate), dal fatto di essere stato commesso sul coniuge (lasciata morire nel bosco mentre ancora respirava), e in condizioni di minorata difesa della vittima: questo perché Parolisi avrebbe ucciso Melania colpendola alle spalle mentre questa – per ragioni ancora non del tutto chiarite – si era abbassata pantaloni e slip – il che le ha reso impossibile portare a termine il tentativo di fuga appena abbozzato dopo il primo colpo.

La procura non contesta la premeditazione del delitto: anche se, a seguire il filo della vicenda secondo la ricostruzione offerta dall’accusa, è difficile capire il perché. Secondo i magistrati, infatti, Parolisi avrebbe ucciso Melania perché ormai stretto tra le richieste dell’amante – alla quale aveva promesso di lasciare la moglie – e la paura di comunicare alla moglie la volontà di separarsi, forse per evitare le conseguenze economiche ed affettive di questo gesto. Avrebbe portato la moglie sul luogo dove poi l’avrebbe uccisa, sapendo che pochi giorni dopo avrebbe dovuto raggiungere l’amante per essere presentato ufficialmente ai suoi genitori. Secondo i pm, qualcosa lì lo portò ad uccidere la donna: un gesto che, però, non sarebbe stato premeditato. Il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, ha espresso ‘soddisfazione’ per la decisione del gip di Teramo di accogliere la richiesta di giudizio immediato di Salvatore Parolisi. Secondo il legale entro quattro mesi si dovrebbe avere la sentenza.

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