Appello dal Mario Negri Sud: “Basta parole, ora i fatti per salvare il Consorzio”

“Come responsabili – a diverso titolo, ma con pari rappresentatività – delle Unità Operative di ricerca, di servizi, di gestione del CMNS abbiamo pensato fosse nostro diritto, ma anche un nostro dovere, riprendere la parola in nome di tutte le 200 e più persone con cui lavoriamo per chiedere di mettere fine allo stillicidio di dichiarazioni sull’importanza imprescindibile della presenza del Consorzio in Abruzzo, cui non seguono decisioni concrete e tempestive, ma rimandi, sospetti, richieste di sempre nuove verifiche, di cui è sempre più difficile capire il senso. E’ certo che si mette ogni giorno più a rischio la nostra esistenza e si violano i nostri diritti in quanto siamo costretti, ormai da più di un anno: a restrizioni pesanti delle nostre retribuzioni, largamente evitabili se contenuti e tempi degli impegni presi fossero stati mantenuti; alla perdita di opportunità di finanziamenti che si aggiungono alle già grandi difficoltà, fin troppo note, di questi tempi di crisi (è noto, ed è stato a tutti ripetuto, che la frubilità di fondi europei, e non, anche per bandi già vinti, dipende dalla disponibilità di un capitale di garanzia). Chiediamo ai rappresentanti politici, alla stampa, alla opinione pubblica, di tener conto seriamente dei fatti e dei dati che qui proponiamo, rispetto ai quali si continua a parlare e scrivere senza fornire riferimenti precisi e con una disinvoltura dis-informativa che offende la nostra dignità e non si preoccupa delle implicazioni”.

Inizia così al lettera aperta che Anna Anconitano, Roberto Buccione, Massimo Campedelli, Antonio D’Ettorre, Carmine Di Filippo, Maria Di Girolamo, Claudio Di Menno Di Bucchianico, Virgilio Evangelista, Vito Lepore, Roberto Marchioli, Rosa Maria Marfisi, Maria Grazia Mencuccini, Carlo Menna, Antonio Moschetta, Stefania Murzilli, Antonio Nicolucci, Tommaso Pagliani, Fabio Pellegrini, Antonella Ragnini, Marilena Romero, Michele Sallese, Luciano Sasso, Maria Giuseppina Silletta, Cristiano Simone, Gianni Tognoni, Licia Totani, Miriam Valentini e Felice Vitullo, hanno resa pubblica oggi per richiamare, in maniera seria, le attenzioni sul Consorzio Mario Negri Sud per chiedere di non essere ‘fiore all’occhiello’ delle istituzioni pubbliche abruzzesi, ma parte a pieno titolo della ‘realtà culturale e produttiva dell’Abruzzo’. Una distinzione fondamentale e quantomai opportuna. “Dal punto di vista istituzionale – si legge nella nota -fin dal 3/11/2010 i tre soci del CMNS, nelle persone dei loro massimi rappresentanti (Regione Abruzzo, Provincia di Chieti e Istituto Mario Negri di Milano) hanno concordato in maniera unanime la possibilità di dare una risposta concreta alla situazione di criticità in cui il CMNS si era venuto a trovare, attraverso lo stanziamento di un milione di euro da parte della Regione, e soprattutto la “donazione modale” da parte della Provincia dell’edificio in cui il CMNS opera da ben 25 anni. Il dettaglio delle motivazioni e delle modalità operative di questa operazione è parte integrante della delibera di Giunta Provinciale del 28/04/2011. La trasformazione del CMNS in Fondazione contestualmente alla “donazione modale” è stata approvata Consorzio Mario Negri Sud all’unanimità dal CdA del CMNS riunitosi in data 25/10/2011. Tutto il personale è stato regolarmente informato di tutti questi passi, come di tutti i successivi, con dati e riferimenti precisi, nel corso di assemblee generali.  Nello stesso CdA del 25/10/2011 i tre Soci hanno approvato lo Statuto che deve reggere la Fondazione. Questa avrebbe una durata indefinita (rendendo inattuale il 2013, come scadenza “formale” citata nel rinnovo del Consorzio del 2003) e vedrebbe la partecipazione alla pari dei 3 Soci, ognuno con i suoi ruoli e garanzie (è stato da tempo chiarito che nessuna “situazione debitoria” del CMNS minaccia o intacca il patrimonio!). In particolare lo Statuto prevede già, formalmente, tutte le garanzie di controllo del “patrimonio” da parte della Provincia, così come la responsabilità del CdA della Fondazione rispetto alla eventuale inclusione di nuovi soci e di misure manageriali ad hoc. La verifica della sostenibilità istituzionale, economica, giuridica delle soluzioni proposte (donazione modale dello stabile e trasformazione del Consorzio in Fondazione) è stata fatta, lungo mesi di varie audizioni e riunioni tecniche con le Commissioni competenti e con i Collegi dei sindaci del CMNS e della Provincia (oltre che con una audizione della competente Commissione Regionale). Il “piano industriale” o “di sviluppo” della Fondazione, richiesto dalla Provincia è stato sottoposto in forma estremamente dettagliata (più di 20 pagine con: titoli di progetti, dati, numeri, stime economiche fino al 2013) fin dal 3/11/2011. Tale Piano è stato riformulato (nonostante la constatazione che, purtroppo, la prima versione non era stata nemmeno letta da tutti coloro che poi si sono sentiti “in dovere” di “dire qualcosa” “per aiutare il Consorzio”) secondo nuove modalità concordate con gli organi competenti, con una ancor maggiore definizione dei piani di lavoro, e della loro compatibilità con le condizioni di pareggio di bilancio. I suoi contenuti concreti, scientifici ed economici, sono evidentemente disponibili a “maggioranze”, “opposizioni”, parti sindacali: è chiaro che ogni ulteriore ritardo nelle decisioni di Provincia e Regione può rendere questa progettualità impraticabile. Vogliamo credere che non ci sia qualcuno che vede e pianifica ritardi e rimandi come il modo per chiudere la nostra vicenda. Se è così grazie per dirlo, assumendosene con lucidità, tutta la responsabilità. Non si invochi in questo senso una ipotetica volontà di ritiro del Mario Negri di Milano: anche, e soprattutto, negli ultimi critici 15 mesi, il prof. Garattini ha garantito sempre la sua presenza quando richiesta, assicurando altresì la più tempestiva approvazione delle decisioni prese a livello istituzionale ed ufficiale: sono queste quelle che esprimono e garantiscono concretamente, al di là delle dichiarazioni verbali, le risposte ai nostri diritti. Questa nota non può non chiudersi con una profonda amarezza, che è quella di chi sta lavorando duramente e con serietà, perché vuole, e sa di potere andare avanti. Siamo però stanchi delle parole: chiediamo i fatti, e lo chiediamo – a tutti gli interlocutori interessati a critiche concrete per il futuro, e non alla pseudo puntigliosità di osservazioni gratuite –, in nome di ciò che siamo: una collettività che sta (da tanto tempo!) aggiungendo, non minacciando valore, anche economico, ad un patrimonio della Provincia: e lo darà ancor di più, se nella Fondazione la Provincia svolgerà, con la Regione, un ruolo ancor più propositivo di quello che finora ha fatto, contribuendo a mobilizzare risorse reali; un organismo di persone che non riescono più a pensare che c’è tempo perché il tempo non c’è più: e non si può più lavorare né pensare al futuro facendo e pianificando progetti per il mondo scientifico e per la società, senza fondi e con sforzi e impegni personali che mettono a dura prova la nostra “sopravvivenza” economica e psicologica. Continuiamo a pensare di poter essere una realtà radicata nella Provincia di Chieti ed in Abruzzo, con riconoscimenti istituzionali e di opinione pubblica almeno pari a quelli che ci vengono da altre Regioni ed istituzioni, del Nord e del Sud Italia: con tutta l’apertura e disponibilità (anzi il benvenuto: come già stiamo facendo da sempre!) alla integrazione di tutti gli attori-interlocutori che vogliono contribuire e collaborare in modo concreto e documentabile”.

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