La Mobile di Pescara sgomina banda specializzata in immigrazione clandestina

Otto persone appartenenti a un’organizzazione che favoriva l’immigrazione clandestina, sopratutto dalla Georgia, attraverso la realizzazione di documenti falsi è stata smantellata dalla squadra mobile di Pescara. Gli arresti sono stati eseguiti su disposizione della magistratura; si tratta di tre misure cautelari in carcere e di cinque provvedimenti diverso genere. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Pescara Mirvana Di Serio, era stata avviata nel 2010 dopo un controllo alla polizia di frontiera dell’aeroporto di Fiumicino. In quella circostanza furono arrestai due georgiani clandestini e fermata, ma subito rilasciata, una loro connazionale, Ana Gurashvili, residente a Montesilvano. Dalle successive indagini si scoprì che la donna era in contatto con il pregiudicato Elio Imperatore, a capo di un’organizzazione, che favoriva l’immigrazione attraverso documenti di identità e contratti di lavoro falsi. Le otto persone nei cui confronti il Gip Gianluca Sarandrea ha emesso i provvedimenti sono accusate di associazione per delinquere, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Oltre a Imperatore e Ana Gurashvili sono stati arrestati: Gela Areshidze (Georgia) e Rinaldo Taborre, entrambi domiciliati a Montesilvano; Gianna Forchetti, residente a Fara Filiorum Petri; con la stessa ordinanza è stato disposto l’obbligo di presentazione all’autorità di polizia giudiziaria per Sergio Mancini, Roberto Febo e Rossano Morgiante, tutti di Pescara.

Secondo quanto appurato nel corso delle indagini l’organizzazione provvedeva anche al trasporto dei clandestini. Spesso i documenti erano false carte di identità riproducenti lo stemma della Repubblica Italiana e i timbri contraffatti del Comune. Inoltre, l’organizzazione si occupava anche della regolarizzazione di decine di stranieri, in prevalenza senegalesi o cinesi, già presenti in Italia come clandestini, ma interessati ad ottenere un contratto di lavoro sfruttando le procedure dell’emersione dal lavoro irregolare; vicenda che vedeva coinvolti diversi complici, fittizi datori di lavoro per aggirare, previo pagamento di somme oscillanti tra i 1.500 e i 3.000 euro, la normativa vigente.

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